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martedì 5 gennaio 2010

le recensioni di ThrillerCafé.it: "Il suggeritore" di Donato Carrisi

Fonte: ThrillerCafé del 23/02/2009


Il suggeritore di Donato Carrisi è probabilmente il caso del momento tra i libri thriller di recente pubblicazione. Con la recensione di oggi qui su ThrillerCafe.it, potrete scoprire se è vero quanto si legge sul sito dedicato al romanzo, che riporta così: “Ancor prima dell’uscita in libreria questo romanzo ha provocato un vortice di ammirazione e di attesa, tanto da essere già in via di pubblicazione nei maggiori paesi europei”.

Titolo: Il suggeritore
Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi
Anno di pubblicazione: 2009
Pagine: 468
Prezzo: € 18,60

Trama in sintesi de Il suggeritore:
Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che il mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida.
Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila.
Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo…


Il suggeritore va a inserirsi in un genere complicato: il serial thriller. E dico “complicato” non a caso. Da Drago Rosso in poi, la “scuola Harris” ha visto accrescere nel tempo le proprie fila e di libri con protagonisti serial killer ne sono usciti talmente tanti che è diventato veramente difficile dire qualcosa di nuovo. Quasi tutti gli autori di spicco ci si sono cimentati. Ne sono venuti fuori titoli stranoti, come Il collezionista di ossa, o altri meno conosciuti ma forse anche migliori (per esempio, il Facile da uccidere di Katzenbach). Fatto sta che quasi sempre si è trattato di autori statunitensi, o comunque di lingua anglosassone. Quando ci hanno provato gli italiani i risultati sono stati non troppo esaltanti (a scanso equivoci, anche Io uccido per me rientra tra i flop sotto questo punto di vista). Perché? Perché il serial killer, nonostante l’Italia sia tra i paesi che ne hanno di più, sa tanto di americano. C’è chi ambienta in Italia la sua storia, ma non funziona allo stesso modo. C’è chi la ambienta in America, ma non conosce i posti, le procedure, tutti quei piccoli dettagli che fanno la verisimiglianza. Carrisi il suo thriller lo ambienta in un posto imprecisato che pare trovarsi oltreoceano: direi che un po’ se ne lava le mani, ma è la scelta migliore.
La trama che imbastisce mette in scena un vasto campionario di perversioni ispirate dalla cronaca reale. A farle scoprire è il Suggeritore, l’oscuro personaggio che con gli investigatori sembra ingaggiare una sfida in astuzia. E’ sempre un passo avanti a chi lo cerca, come nella migliore tradizione del genere, ma non è un serial killer tipico. Carrisi sceglie un “serial killer per induzione“, una persona – come spiega Ruben De Luca – che esercita un grado di influenza su altri individui talmente forte da indurli a commettere omicidi al posto suo. Qualcuno che “suggerisce” delitti ai suoi discepoli, come il Daniel Pell de La bambola che dorme di Deaver, ma che qui allo stesso tempo usa i cadaveri delle bambine per indicare alla polizia i colpevoli di altri crimini odiosi: pedofili, assassini, stupratori. Siamo di fronte a una continua discesa nel Male, che intride i personaggi negativi e soprattutto non risparmia quelli positivi. Dal criminologo all’esperta di sparizioni, i protagonisti di questo libro thriller non sono nuovi in sé, ma le loro peculiarità risiedono più che nel ruolo, nel “dentro”, in quelle macchie scure che poco alla volta trapelano dalle loro anime.
Suspense, con un ignoto detenuto che segna già l’incipit, e colpi di scena che si susseguono con ritmo mai declinante, segnano lo scorrere delle pagine, e questo nonostante qualche intrusione di Carrisi che cerca di dare informazioni criminologiche ai meno esperti di assassini seriali e volte confeziona dialoghi un filo didattici.
Una medium che dà una grossa mano all’intreccio svelando con mezzi poco normali ciò che altrimenti sarebbe stato quantomeno difficile chiarire, è invece uno stratagemma che forse in un serial thriller il lettore smaliziato non si aspetta di trovare, ma è dettaglio secondario che viene spazzato via dal senso di attesa che si accresce addentrandosi nella storia, nel lato buio dell’essere uomini, e non mostri come la società per tranquillizzarsi vorrebbe.
E quando il finale arriva e ci saluta con un colpo di coda inquietante, che lascia aperte le porte a un sequel o forse a un prequel, la sensazione che là fuori ci sia da avere paura è ancora al nostro fianco, a testimoniare che un’opera di fiction è intrattenimento, ma quando fatta bene è pure finestra aperta sul mondo.
Il suggeritore di Carrisi è, concludendo, un libro che tra le icone del genere non sfigura, e se e quando dovesse uscire in America, sono pronto a scommettere riscuoterà lo stesso successo che sta avendo – giustamente – in Italia.

(Giuseppe Pastore)

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