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L'angolo dedicato ai libri del blog "Dentro al Replay"

martedì 23 dicembre 2008

"Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO

Yucatan, 1957. Strisciò con cautela lungo il pavimento circolare su cui era intagliato un calendario maya: un'enorme ruota composta da anelli concentrici di glifi incisi nella roccia. Di fronte a lui, al centro, c'era una grande statua a testa di serpente, incorniciata da piume di pietra, con le fauci aperte, irte di zanne, pronte a ingoiare gli incauti. La bocca era ampia abbastanza da permettere, a un uomo di strisciarvi dentro. Ma dentro, cosa c'era? Doveva saperlo. Se solo fosse riuscito a raggiungerla. Cercò di muoversi più veloce, ma il soffitto gli premeva sulla schiena" non poteva neppure sollevarsi su un gomito. La stanza era costruita in modo che il supplice si muovesse sul pavimento strisciando come un serpente, forse a immagine del dio maya Quetzalcoatl, il serpente piumato. L'attuale adoratore tuttavia non indossava piume, solo un paio di vecchi pantaloni kaki, una giacca di pelle sdrucita e un malconcio cappello di feltro marrone. "Indiana!" L'urlo era arrivato dalle scale alle sue spalle...

Chi può raccontare le avventure di Indiana Jones se non uno scrittore dallo stile unico e adrenalinico come James Rollins? È ciò che hanno pensato George Lucas e Steven Spielberg, i quali, per la prima volta, hanno deciso di affidare a un grande autore di bestseller internazionali l'incarico di scrivere un romanzo all'altezza del leggendario protagonista. E Rollins ovviamente fa centro, creando personaggi, vicende e situazioni inediti, ma soprattutto attingendo al suo formidabile talento per far rivivere sulla pagina scritta le imprese di un personaggio entrato nell'immaginario collettivo. Il risultato è un romanzo più avvincente di un film...

Editrice Nord (collana "Narrativa Nord")
Trad. di V. Ballardini e M. Bongiovanni
2008 - pp. 335 - € 18,60 - rilegato

Quando, qualche tempo fa, vidi sullo scaffale della libreria la familiare figura di Indiana Jones con sotto il nome del mio autore preferito ci rimasi di stucco e pensai: "...ma dài, James Rollins ha scritto il soggetto dell'ultimo film di avventure dell'archeologo più famoso della storia del cinema???"
No, niente di tutto questo...
E' invece successo che quei due marpioni di Spielberg e Lucas hanno deciso che, per garantire il giusto successo anche alla versione "cartacea" dell'ultima avventura di Indy, bisognava affidarsi ad uno dei più quotati autori del momento di libri d'azione, uno scrittore capace di tenere i lettori incollati al romanzo dalla prima all'ultima pagina e... la scelta è caduta su James Rollins.
Ma sono riusciti nell'intento?

Nè si, né no... nel senso che, a mio parere, il libro non è "irresistibile", ma daltronde non lo è neanche il film, che non avevo visto prima di comprare il romanzo e che ho guardato in dvd in parallelo con la lettura del racconto, in una sorta di confronto "in diretta".
Il racconto non mi ha "preso" come in altre occasioni, lo stile adrenalinico tipico di Rollins si è spesso perso per strada, forse anche per colpa della traduzione o del dover necessariamente seguire la trama del film, a parte piccole variazioni, spiegazioni o descrizioni degli stati d'animo dei soggetti; soprattutto nelle fasi più movimentate, poi, ci si sperde a volte nelle varie scene senza raccapezzarsi.

Insomma, non so se per Rollins questa sia stata una mossa azzeccata (per il suo conto in banca sicuramente sì); attenderò l'uscita in libreria del suo ultimo libro "The Last Oracle", da poco distribuito sui mercati anglosassoni, per tornare a gustare "il vero stile" dell'autore californiano e, soprattutto, le avvincenti avventure della "Sigma Force".

Leggi qua le mie altre "impressioni a caldo" sui romanzi di James Rollins.


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mercoledì 17 dicembre 2008

"La città sepolta" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - LA CITTA' SEPOLTA

L'esplosione che ha distrutto la Galleria Kensington del British Museum sembra non avere spiegazioni. Le ultime immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano una sfera di luce che, entrando in contatto con un antico manufatto, innesta una reazione devastante. Nessuno riesce a capire cosa abbia scatenato quel bizzarro fenomeno naturale, eppure Safia al-Maaz, la brillante curatrice della collezione araba, scopre tra le macerie un oggetto sorprendente, rimasto nascosto per millenni, un cuore di ferro con inciso un nome leggendario: Ubar, la città perduta della regina di Saba... Anche Painter Crowe, agente segreto della Sigma, partecipa alle indagini per individuare l'origine dell'esplosione. Ma quella che sembra un'affascinante sfida scientifica diventa improvvisamente una missione mortale quando una misteriosa organizzazione tenta d'impadronirsi del cuore di ferro: perché quell'oggetto è il primo indizio che conduce a un'immensa fonte d'energia, forse proprio la causa della scomparsa di Ubar, l'Atlantide del deserto, che secondo le leggende è stata sepolta da un'imponente tempesta di sabbia... Da Londra al golfo Persico, da Washington al deserto arabo, Painter e Safia dovranno affrontare non solo gli enigmi e i misteri del passato, ma anche un nemico implacabile, in una corsa contro il tempo per scongiurare una catastrofe senza precedenti.

Editrice Nord (collana "Narrativa Nord")
Trad. di M. Zonetti
2008 - pp. 532 - € 18,60


"La città sepolta" (Sandstorm) è un romanzo di James Rollins che uscì sul mercato editoriale d'oltre oceano nell'anno 2004, ma solo dallo scorso settembre è uscito nelle librerie italiane, visti i riscontri più che positivi dei precedenti romanzi dell'autore californiano, che si è conquistato un solido numero di appassionati del thriller avventuroso, me incluso.

In attesa della traduzione del suo ultimo, "The Last Oracle", da poco distribuito sui mercati anglosassoni, l'Editrice Nord accontenta i fans di Rollins pubblicando questo racconto, dove torna in azione la Sigma Force, una struttura occulta della Difesa americana, ideata dall'autore e puntuale protagonista di svariati suoi romanzi.
Pur essendo un "vecchio" romanzo, non è cambiata la sostanza: una volta iniziato a leggere un suo racconto si è proiettati sulle montagne russe, non c'è un attimo di tregua, i colpi di scena si susseguono a ritmo incalzante, gli argomenti sono sempre intriganti, il mix tra scienza, tecnologia, archeologia, storia e ambientazioni esotiche è assicurato... insomma, un libro di Rollins non delude mai!
Pur non essendo il suo migliore racconto in assoluto, vale davvero la pena di leggerlo.


Leggi qua le mie altre "impressioni a caldo" sui romanzi di James Rollins.


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giovedì 20 novembre 2008

"Odissea" di Clive Cussler: impressioni a caldo

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Clive Cussler - "ODISSEA"

1200 circa a.C. Le città greche sfidano la potenza di Troia per l’egemonia del Mediterraneo: comincia la più devastante guerra dell’antichità, destinata a durare dieci anni. Ottocento anni dopo, Omero canterà quelle imprese; ma Troia non si affacciava sul Mediterraneo, e Odisseo non era greco… Oggi. Una serie di inondazioni, catastrofi naturali e disastri generati in mare diffondono il terrore e l’idea che gli oceani stiano per «ribellarsi». Ma alla NUMA, l’agenzia per le operazioni di controspionaggio in mare, Dirk Pitt preferisce sempre restare aderente ai fatti e, anche con l’aiuto di due giovani e inaspettati collaboratori, comincia a indagare. E presto scopre una traccia che lo porterà lontano, molto lontano, tra basi segrete sotterranee, incursioni subacquee, una misteriosa setta femminile e uno sconcertante enigma archeologico, verso un’autentica odissea...

prima ediz. 2006, 500 p., € 8,90
Traduzione di M. Beretta
Editore TEA (collana Teadue)

Ed ecco che mi ritrovo un'altra volta, sempre per la rubrica "impressioni a caldo", a parlare di un libro di uno dei miei autori preferiti: Clive Cussler.
Come in tutti gli altri romanzi di questo autore, anche in "Odissea" Cussler riesce a mescolare elementi legati al mare, all'archeologia, alla scienza, all'ambiente ed alla tecnologia in maniera a volte sorprendente ma... stavolta non mi ha entusiasmato.
Sarà forse perché riponevo in questo libro grandi aspettative, dopo aver divorato altri romanzi di questo scrittore ed essermi appassionato ed affezionato alla figura di Dirk Pitt, sarà forse anche perché avevo letto che "Odissea" era uno dei suoi migliori racconti... bah!
Non si può dire che questo non sia un buon romanzo, tutt'altro... è scritto egregiamente e fa rimanere incollati alle pagine grazie ad una trama ben congeniata, pur se incredibile o assurda in alcune occasioni; traspare però, talvolta, un senso di "stanchezza" dello scrittore, sembra di recepire la volontà di "staccare la spina", a cominciare dal personaggio Dirk Pitt che l'autore manda "in pensione" (e non solo) a fine romanzo, con un finale "sdolcinato" che non anticipo.

Devo però ammettere che a Cussler la fantasia non manca, basti pensare quale minaccia stavolta debbano sventare gli scienziati della NUMA: il cattivo di turno (un omuncolo del quale non si sa il vero nome ma che viene denominato "Lo Spettro") ha addirittura segretamente scavato un mega-tunnel nel sottosuolo del Nicaragua al fine di collegare l'Oceano Pacifico con l'Oceano Atlantico e di pompare acqua dal primo verso il secondo in modo da raffreddare la corrente del golfo ed azzerare così il benefico influsso sulle coste europee che subirebbero un brusco calo delle temperature invernali e cataslismi naturali di vario genere.
E poi, tra miti celtici e violenti uragani, Cussler rilancia un'ipotesi che può avere conseguenze anche nel presente: è certo che Troia si affacciasse sul Mediterraneo? E se Odisseo non fosse stato greco?

Un buon libro, non il migliore di Cussler, ma buono.
Cosa ne pensano gli altri lettori? Ecco qualche commento trovato in rete relativo a questo racconto, buona lettura!

Ho letto il libro TUTTO d'un fiato. è MAGNIFICO. Nel libro c'è tutto quello che un buon libro richiede: buona suspence, una buona dose di "trattenute" di fiato e... un buon, anzi buonissimo finale a sorpresa che lascia e lascerà il segno nei libri futuri. Dirk Pitt senyor capirà che non può sempre correre incontro alla morte e sembrerà che si ritiri. Ma la storia ha tutto un altro finale. Voto: 5/5

Ho finito di leggere il libro da poco: c'ho messo 2 giorni... E' magnifico. Non riesco proprio a pensare ad un finale più bello. Lo consiglio a tutti gli appassionati di Cussler, il re dei mari insieme a Dirk Pitt. Voto: 5/5

Bellissimo!! Nulla da dire, per me é il più bel libro di Cussler... Prima di leggere Odissea credevo che il nostro Clive avesse un poco smarrito la vena e che libri del calibro di Sahara o L'Oro degli Inca rimanessero ineguagliati, invece mi sono dovuto ricredere... Da quello che ho capito questa probabilmente è stata l'ultima avventura di Pitt nei suoi soliti panni e cosa dire... il finale non poteva essere più azzeccato per fare uscire di scena il nostro eroe... Anche se spero proprio che qualche salvataggio-limite ai figli ce lo proponga ancora :-) Complimenti Clive, nel tuo genere resti sempre il migliore!!! Voto: 5/5

Tra il 3 il 4. Cussler si è ormai trasformato in una macchina per soldi, come Tom Clancy, sfornando serie parallele firmate da lui (?) e da un fantasma. Ques'ultima opera è leggermente migliore degli ultimi "sforzi" pubblicati in Italia, ma non è assolutamente all'altezza del genio creativo delle prime opere. Anche lo schema agenti superspeciali contro cattivo e multinazionale di turno (stile Spectre) ha fatto il suo tempo. Di classico c'è il ricorso agli effetti distruttivi della natura (anche se la scena iniziale della tempesta con rimorchio dell'albergo/nave in difficoltà è stata resa in maniera molto più realistica da Wilbur Smith - altro grande "smarrito" - in Come il mare). Infine, l'idea di assecondare il passare degli anni, creando i nuovi personaggi dei figli di Pitt, leva credibilità a tutta la storia: pensate a 007 un po' imbolsito che guida una familiare... Nel caso Giordino e Pitt non dovrebbero più avere il fisico per certe scene, senza contare che ormai l'Ammiraglio dovrebbe essere stato abbondantemente pensionato. Voto: 3/5

Mi spiace, il peggiore che abbia letto di Cussler. Scritto con troppa fretta e senza impegno secondo me. Poco curato e con idee assurde. Come rimpiango i tempi di SAHARA e L´ORO DELL´INCA. Voto: 1/5

Orrendo. Una noia mortale. Ridicolo. C'è questo superman che è così stupido da far piangere. Troppo esagerato. Soldi buttati. Voto: 1/5

Al di là del tempo e dello spazio, il mito di Ulisse continua. Questa volta a rigenerarlo è Clive Cussler, il grande Maestro dell’avventura, in un eccezionale confronto a distanza con Dirk Pitt, il più grande eroe della suspense avventurosa. ODISSEA è un romanzo speciale, un’avventura nell’avventura, nel quale Dirk Pitt senior saluta i suoi lettori. Impietoso il tempo batte per tutti la stessa campana di resa e, ad arrendersi all’età, ci sono, come è giusto, anche gli eroi della fiction romanzesca. Adesso che Dirk Pitt ha finito di scorazzare sopra e sotto gli oceani, e aver accondisceso ad una vita più tranquilla e domestica, mi piace guardare alle sue tante impetuose storie, come a capitoli di una moderna odissea. Non valuterei perciò il singolo libro della “collezione” Cussler, ma l’insieme della sua fantastica produzione: ventitre best seller che hanno fatto divertire ed evadere, centinaia di milioni di lettori come me. Ed è significativo che sia proprio il mito di Ulisse a qualificare quest’ultima sfida. In ODISSEA, Cussler ripropone il suo fortunato ed originale schema di narrazione, che prevede due scene del crimine nelle profondità del mare, una remota intrisa di mistero e una recente di faccendieri senza scrupoli, con Dirk Pitt nei panni di investigatore, risolutore di enigmi e difensore della vita. Ma al di là dell’ambientazione affascinante, dell’azione al cardiopalmo, delle meraviglie tecnologiche, nei suoi romanzi ci sono tre messaggi significativi che ne caratterizzano il suo spirito: 1) il mare come contenitore di segreti inimmaginabili. Non solo tesori e relitti preziosi, ma anche testimonianze di civiltà antiche ed equivoci storici; 2) il mare come sede illegale per operazioni di sfruttamento energetico, di manipolazioni del suo habitat, di traffici illeciti, che fanno solo presagire scenari olocaustici; 3) il mare come dono più prezioso della vita e che va, per questo, difeso e tutelato “dai pirati”, che lo vorrebbero, viceversa, impoverirlo a loro esclusivo uso e consumo. Voto: 5/5

Forse un po' semplicistico nelle soluzioni (avevano sofferto ben di peggio in avventure precedenti), comunque il solito Cussler. Tanto di cappello per il fatto di eesere riuscito nell'impresa di fare invecchiare e di portare il personaggio ad uno status che si meritava. Voglio proprio vedere nella prossima avventura il ruolo di Dirk e Giordino. Forse è arrivato il momento di un'avventura comune con Austin e Zavala "visto il finale del libro". Chi da "1" ad un libro del genere forse non ha mai capito lo stile dello scrittore e la filosofia dei personaggi e di chi in genere ama leggere questi libri o vedere film di James Bond. (Senza voler offendere nessuno. E' una mia constatazione) Voto: 5/5

Avendo letto tutti i libri di Clive, sapere che Dirk e Al non faranno piu missioni insieme(questo lo deduco dal fatto che sono diventati troppo vecchi) mi mette una tristezza infinita... fatto sta' che il libro e' molto bello,anche se meno dei precedenti capitoli... un bel 4/5 non lo leva nessuno.



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martedì 11 novembre 2008

"Cyclops" di Clive Cussler: impressioni a caldo

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Clive Cussler - "CYCLOPS"

Nemmeno un cacciatore di avventure come Dirk Pitt può sospettare quale incredibile catena di eventi si nasconda dietro la fine del vecchio dirigibile Prosperteer e del suo equipaggio: un ricatto al presidente degli Stati Uniti, un finanziere americano ossessionato dal desiderio di impadronirsi di un favoloso tesoro, una misteriosa base sotterranea russa in un’insospettabile isoletta tropicale, un progetto che apre al mondo intero la concreta possibilità di una vita nello spazio...
Da una camera di tortura alle profondità dell’oceano, dalla scoperta del relitto della carboniera Cyclops al tentativo di evitare che l’intera città dell’Avana venga distrutta, Pitt non avrà un istante di tregua e sarà persino costretto a spingersi oltre i confini del pianeta, sventando una disastrosa guerra stellare tra Stati Uniti e Russia...

prima ediz. 1998, 540 p., € 8,60
Traduzione di G. Settanni
Editore
TEA (collana Teadue)


Per la rubrica "impressioni a caldo" tratto oggi un altro libro dell'autore che sto seguendo in questo periodo: Clive Cussler.
Ho trovato "Cyclops" straordinariamente ideato; d'accordo, la trama è surreale, Dirk Pitt fa praticamente di tutto tranne che volare o sparare raggi laser dagli occhi, è un'americanata di prima categoria, ma l'intreccio tra argomenti così disomogenei è straordinariamente riuscito.

Basti pensare che in questo romanzo si parla di:
- un mistero legato ad un naufragio di una nave carboniera che trasportava un tesoro recuperato in Amazzonia (trattasi nientemeno della "Dorada", mitica statua proveniente dall'Eldorado)...
- una base lunare realizzata ed abitata da un gruppo di scienziati americani ufficialmente morti il cui progetto è rimasto per anni un segreto per Nasa, Cia e servizi segreti russi...
- uno scontro a fuoco sempre sulla Luna tra americani e russi per il predominio della base e dell'intero satellite celeste...
- una sconosciuta base sotterranea dei servizi segreti russi al largo della costa cubana dove si sta preparando un attentato a Fidel Castro che rischia di distruggere l'intera città dell'Avana...
- il recupero della "Dorada" da parte di Dirk Pitt, la mitica statua di cui sopra...

Insomma, un "polpettone" ben riuscito con tanta azione, tanto mistero, tanta suspance... ma anche tanta esaltazione della superiorità americana sui cattivi russi. Vabbé, è un romanzo americano, cosa vi aspettavate?
Si legge comunque molto bene, avvince dalla prima all'ultima pagina grazie al ritmo incalzante, è un romanzo da divorare.
Altamente consigliato a chi cerca una lettura che lo faccia star sveglio fino a notte fonda! ;-)

Queste sono le mie impressioni, ma cosa ne pensano gli altri lettori?
Ecco qualche commento trovato in rete relativo a questo racconto, buona lettura.

In tipico stile CUSSLER, il libro si lascia leggere in maniera veloce, interessante e scorrevole, ed ogni evento non solo incuriosisce, ma getta curiosità e aspettative anche per il prosieguo. La trama è abbastanza piacevole ma, ancora una volta, eventi e azioni, seppur ben congeniati, risultano troppo al di fuori della realtà. Che Pitt sia un super eroe alla stregua di Superman, Batman o l'Uomo Ragno, ormai è assodato; ma però cerchiamo di farlo passare ancora come un semplice umano, che non si nutre di sola kriptonite e/o filtri vari. La lettura è consigliata a chi non ha troppi scrupoli nel non rimanere con i piedi per terra. Il romanzo contiene anche una insolita barzelletta: Fidel Castro che nomina ad eroe della rivoluzione un avventuriero capitalista americano, che rappresenta lo stereotipo della potenza, dell'intelligenza e dell'arroganza degli USA.

Il libro peggiore che ho letto di Cussler, basato solamente sull'esaltazione del popolo americano e la ridicolizzazione di tutti gli altri. Anche se la trama potrebbe essere interessante viene comunque offuscata dalle americanate presenti in ogni pagina. Un pessimo libro filo-politico.

Questo libro riprende il mito della guerra fredda, è intrigante e coinvolgente. Peccato che nessun regista abbia ancora girato un film su questo libro e sugli altri nei quali Dirk Pitt è protagonista.

Deve piacere "l'esagerato", e se piace, come nei film di avventura, il libro ti tiene incollato. Molto bello davvero.

Ho letto quasi tutti i libri di Cussler e devo ammettere che questo è stato il più avvincente in assoluto. Si è vero, a volte le avventure di Dirk sono scontate, ma questa è FaVoLoSa.

Molto avvincente la trama ad incastro a la battaglia terra-mare e... spazio! Peccato che qualche volta sfiori il surreale!

Ho letto 6/7 libri di Cussler e li trovo tutti molto avvincenti... quest'ultimo non fa eccezione. Lo consiglio a chi ama le americanate esagerate.

Un libro a dir poco bellissimo. Ma se proprio devo dare una critica direi questo... è un vero peccato che questo grande scrittore non abbia mai provato a cambiare i protagonisti (soprattutto IL PROTAGONISTA). E' solo un mio pensiero OK, ma dopo un po' la solita minestra... stanca.

Questo è il secondo libro di Cussler che leggo, dopo aver letto "Atlantide" pensavo che l'Autore fosse stato fortunato ad esprimere un'opera così avvincente, originale, fantastica e anche così realistica; invece anche su "Cyclops" ho trovato le stesse emozioni. Penso che sia un Autore unico nel suo genere. Non importa COSA leggete, ma LEGGETE qualsiasi cosa!!!

Ognuno dei 4 libri di Clive Cussler che ho letto, fra cui questo, è molto avvincente. Se si sta al gioco, alle spacconate e si accetta a volte la scarsa verosimiglianza, ci si diverte molto, per la suspence e l'azione.


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giovedì 30 ottobre 2008

"La cucina di Don Camillo", il nuovo libro di Luisa Vassallo

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"LA CUCINA DI DON CAMILLO"
di Luisa Vassallo

Sottotitolo: Ricette menu e vini dal mondo di Guareschi
Editore: Àncora
Collana: A tavola con...
208 pagine - € 16,00


A Tavola con... Don Camillo e Peppone.

Si sono seduti tutti su comode poltrone l’autrice, Giovannino, Don Camillo e... Peppone. Hanno gustato strozzapreti e spongata di Brescello e poi stracotti, stufatini... non è mancato il culatello. Fra i ricordi della Bassa e di Lambrusco un bicchierino hanno scritto un ricettario che è proprio un gioiellino.

E per voi, lettori buongustai, qualcosa in più: abbinamenti con vini, ristoranti scelti e ottimi menu.



E' uscito il 15 ottobre 2008 in libreria l'ultima fatica dell'amica fotografa/scrittrice/cuoca, nonché mamma felice, Luisa Vassallo dal titolo: "La cucina di Don Camillo".
Dopo aver pubblicato diversi libri a tema culinario con l'intenzione di unire il sapore dei piatti al gusto della letteratura, dopo averci fatto conoscere la cucina del mondo fantasy degli Hobbit e di Narnia, e poi quella del mondo magico di Harry Potter, ora Luisa posa la sua attenzione sul mondo del cinema, cominciando dall'opera del Guareschi e dalle gustose vicende di Don Camillo e Peppone.

Così ne parla Carlo De blasi su Riviera24.it:

All'interno delle celebrazioni per il centenario della nascita dello scrittore Giovannino Guareschi, da oggi, nelle librerie, è possibile trovare un
gustosissimo ricettario dal titolo: "La cucina di don Camillo" di Luisa Vassallo (edizioni Ancora - Milano).
Guareschi, a cento anni dalla sua nascita e a quaranta dalla morte è più vivo e presente che mai nel cuore di milioni di lettori e spettatori.
Con una periodicità pressoché stagionale, le televisioni pubbliche e private ripropongono da anni i film ispirati ai racconti di Giovannino Guareschi. Il favore presso il pubblico, o -se si preferisce- l'audience, è sempre di grado elevato, e ciò ha consentito da una parte il perpetuarsi della popolarità delle "maschere" di Don Camillo e Peppone a più generazioni, ma non sempre ha reso pienamente merito al loro creatore, allo scrittore Guareschi, autore italiano tra i più letti e conosciuti anche fuori dal nostro Paese.
Con "La cucina di don Camillo" l’imperiese Luisa Vassallo ha ritratto un “profilo gastronomico” dell’opera di Guareschi riscoprendo il "gusto" che egli eveva per le cose semplici e piccole, e facendo emergere tutta la grandezza di questo autore, ricordato spesso semplicemente come un umorista, e che è stato invece un grande scrittore, nella cui opere si dipanano due grandi saghe del novecento italiano: quella di don Camillo e Peppone, ovvero quella realtà, quel microcosmo di Mondo Piccolo, in cui si riflettono i profondi drammi civili e politici del secolo.
Il libro, intervallato da alcuni passaggi introduttivi, è diviso in due grandi sezioni: "la cucina di Giovannino Guareschi" e "la cucina di don Camillo e Peppone" e raccoglie in più di 200 pagine le gustosissime ricette citate dallo scrittore nel corso dei suoi racconti.
Frizzantino come una bottiglia di Lambrusco, appetitoso come un bel piatto di culatello, questo ricettario svela i segreti della buona cucina ma, soprattutto, ricorda che ... la vita è "buona" e val la pena gustarla!


Luisa Vassallo è nata nel 1965 ad Imperia dove vive e lavora; poetessa e scrittrice, collabora con alcuni giornali locali e quotidiani.
Ha diverse pubblicazioni al suo attivo: Grani d'alghe (1987, poesie con G.B. Gandolfo e C. Lantieri); Maria nella poesia italiana del 900 (1987, antologia di poesie in coll. con G.B. Gandolfo), Nostalgia di cielo (1990, poesie); Lo sport nei documenti pontifici (1994, raccolta di discorsi pontifici sullo sport in collaborazione con G.B. Gandolfo), Natale dei poeti (2001, antologia di poesie in coll. con G.B. Gandolfo), Il canto del cielo (2002, antologia di poesie in coll. con G.B. Gandolfo), Pasqua dei poeti (2003, antologia di poesie in coll. con G.B. Gandolfo), A tavola con gli hobbit (2003, ricette e menù della Terra di Mezzo di Tolkien, vincitore del premio internazionale "Gourmand Award 2003", in coll. con C. Gregorutti), L'ombra della luce (2003, poesie in coll. con G.B. Gandolfo), Donna di terra e di luce (2004, antologia di poesie in coll. con G.B. Gandolfo), L’erbario di Tolkien (2004, ricette e rimedi naturali, in coll. con C. Gregorutti, vincitore del premio internazionale “Gourmand Award 2004”), Icona dell’Invisibile (2005, antologia di poesie in coll. con G.B. Gandolfo), Giochi da hobbit (2005, feste e divertimenti della Terra di Mezzo, in coll. con P. Gulisano), Ucai: quando l'arte si incontra con la fede (2006, cronistoria in coll. con G.B. Gandolfo), La cucina di Narnia (2006, ricettario in coll. con P. Gulisano), A tavola con Harry Potter (2007, ricettario in coll. con B. Paoletti), La falena e la candela (2007, fiaba illustrata), Hogwarts, un mondo realmente fantastico (2007, manuale di giochi e curiosità sul mondo di Harry Potter), Al mattino ti cerco (2008, poesie), ABC Donna (2008, antologia di brani dedicati alla donna), George MacDonald, il maestro della fantasia (2008, biografia in coll. con P. Gulisano).

Leggi anche: Luisa Vassallo: fotografa, scrittrice e... cuoca
...e guarda le foto di Luisa su Usefilm



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martedì 21 ottobre 2008

"Handicappato e carogna": il libro di David Anzalone da oggi in libreria

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HANDICAPPATO E CAROGNA
di David Anzalone e Alessandro Castriota

Editore: Mondadori
Collana: Biblioteca umoristica Mondadori
105 pagine - € 13.00

Ha aperto una società con la quale affitta handicappati per parcheggiare nei posti riservati senza rischiare multe. Ce l'ha con quelli in carrozzina perché dice che hanno tutti i privilegi, sono i "borghesi dell'handicap". Confessa che quando va in giro con gli amici il fumo lo porta lui, che tanto non lo perquisiscono mai.
David Anzalone detto "Zanza" è il primo comico handicappato d'Italia. Una forza della natura, un talento travolgente che sta conquistando il pubblico teatrale (Ciak e Ambra Jovinelli compresi) e fa innamorare la critica. Perché riesce, come mai nessuno finora, a scherzare con spietata ironia sui luoghi comuni e gli stereotipi più pelosi che girano attorno al mondo della disabilità.



Esce oggi, martedì 21 ottobre 2008, in tutte le librerie d’Italia il libro "Handicappato e carogna" di David Anzalone, edito da Mondadori per la collezione Biblioteca Umoristica Mondadori e scritto a quattro mani con Alessandro Castriota. Irresistibile ironia e autoironia sull’handicap.

David Anzalone, il comico senigalliese che negli ultimi 2 anni ha rivoluzionato i luoghi comuni sull’handicap a teatro, in televisione e su internet, infila la sua autoironia e la sua vis comica anche tra le pagine di un libro irresistibile.
Nato nel 1976 a Senigallia dove risiede, David Anzalone in arte Zanza deve la sua formazione artistica a maestri del calibro di Naira Gonzales, Yvès Lebreton, Leo Bassi.
Spastico dalla nascita, con le gambe a ics e le braccia che salutano l’uomo invisibile, David "Zanza" Anzalone è il vero giullare contemporaneo, una marionetta anarchica che si è ribellata al suo burattinaio.
Non è normale, e non ci tiene a esserlo. E da questa sua inevitabile diversità sprigiona una forza umoristica travolgente.
Dopo diverse apparizioni nel piccolo schermo in particolare ospite di Enrico Bertolino su "Glob – l’osceno del villaggio", nel 2007 ha sorpreso l’Italia con uno spettacolo teatrale dal titolo "Targato H" da lui interpretato e scritto con Alessandro Castriota che ne ha curato la regia, richiestissimo anche come recital in forma di monologo.
Un lavoro divertente e ironico di chi l’handicap ce l’ha e lo vive prendendosene gioco. Ribaltando continuamente il punto di vista, riportando l’handicap per ciò che è, senza giri di parole e pregiudizi.
Entrare a teatro se sul palco c’è Zanza è uscire dai luoghi comuni sull’handicap. Con quel lavoro ha conquistato il pubblico del Ciak di Milano e aperto la Stagione 2007-08 del Piccolo Jovinelli di Roma diretto da Serena Dandini, risvegliando rapidamente l’interesse di pubblico, critica e stampa nazionale.
Da lì, il passo nell’editoria è stato breve e ora Zanza firma a quattro mani con il suo regista Castriota anche uno spassoso libro per la collezione Biblioteca Umoristica Mondadori, da leggere tutto d’un fiato. Perché "dopo tanti comici handicappati, finalmente un handicappato che fa il comico!" esulta Zanza.

"Ci chiamano diversamente abili! Che tu stai tutta la vita a guardarti e a chiederti: 'Ma a che cazzo sarò abile io?'".
Un viaggio alla scoperta delle peripezie di un handicappato a scuola, al cinema, all’oratorio della parrocchia o al bar con l’immancabile cannuccia. E poi ci sono la maestra, la fisioterapista, le suore, Moana Pozzi...
Insomma ci sono le donne, che per Zanza "sono come le olimpiadi: ce n’è una ogni quattro anni!".
Per fortuna, ci sono i cellulari! Anche se "solo per mandare un semplice: 'Buonanotte' mi toccava cominciare a scrivere all’alba".
Oltre 100 pagine di battute e aneddoti, racconti biografici e acuta ironia su cosa e chi sia normale oggi.

Il libro "Handicappato e carogna" (così come lo spettacolo "Targato H") sono un progetto CAPA produzioni a cura di Alessandro Castriota e Alessandro Piccinini.




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venerdì 17 ottobre 2008

"Atlantide" di Clive Cussler: impressioni a caldo

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Clive Cussler - "ATLANTIDE"

Antartide, settembre 1858: l’equipaggio di una baleniera scopre un veliero racchiuso da più di un secolo in uno scrigno di ghiaccio. A bordo del relitto si trova un misterioso carico di strani manufatti, tra cui uno splendido teschio di ossidiana.
Colorado, marzo 2001: l’intraprendente Luis Marquez, in cerca di cristalli di ossidiana nella miniera Paradise, si ritrova in una camera dalle pareti ricoperte di segni arcani. Al centro della stanza, su un piedistallo, vi è un teschio nero.
Antartide, aprile 2001: una nave della NUMA, a bordo della quale si trova Dirk Pitt, viene pesantemente attaccata da un U-Boot nazista, un sottomarino dato per scomparso cinquantasei anni prima.
Un filo sottile lega questi tre avvenimenti, e non sarà facile nemmeno per Dirk Pitt trovarne la lontanissima origine, oscura e sfuggente come il mistero della leggendaria civiltà perduta.

«Mi sono sempre divertito moltissimo con Dirk Pitt», ha dichiarato Cussler parlando di questo romanzo, «ma nulla mi ha dato più piacere della possibilità di mandarlo alla ricerca del più fascinoso dei continenti perduti, Atlantide, e dell'opportunità di ricostruire virtualmente alcuni aspetti della sua civiltà. Mi auguro che vi divertirete a leggere questo romanzo quanto io mi sono divertito a scriverlo.»

prima ediz. 2002, 566 p., € 8,50
Traduzione di Lidia Perria
Editore TEA



Credo che quei pochi cybernauti che si sono fermati a leggere le passate pseudo-recensioni dei libri letti dal sottoscritto apparse su questo blog, si siano fatti un'idea di quale sia il mio genere preferito: avventura e azione mescolata a fantascienza, thriller, storia, archeologia, medicina, mistero...
E così, dopo aver letto diversi romanzi di Ken Follett e tutta la bibliografia di James Rollins, con una leggera puntata verso Frederick Forsyth, sono ora approdato ai racconti di Clive Cussler, da molti riconosciuto come uno dei principali scrittori del genere avventuroso.

Clive Cussler: ma chi è? Leggete questa scheda per conoscerlo...

Clive Cussler è nato nel 1931 ad Alhambra, in California, da madre americana e padre tedesco. Interrotti gli studi al Pasadena City College, si è arruolato nell’Aviazione, partecipando alla guerra di Corea. Negli anni ‘60 ha lavorato nella pubblicità, dapprima come copywriter e in seguito come direttore creativo di una delle più importanti agenzie degli Stati Uniti. Ha esordito nella narrativa nel 1973 con "Enigma", che racconta la prima straordinaria avventura di Dirk Pitt, l’eroe che ha conquistato i lettori d’avventura di tutto il mondo.
Nel 1978 ha fondato la National Underwater & Marine Agency (NUMA), un’associazione non-profit specializzata nella localizzazione, identificazione e recupero di relitti marini di importanza storica. In vent’anni di attività, che lo stesso Cussler ha raccontato in "Cacciatori del mare", la sua squadra di ingegneri e sommozzatori ha portato a termine con successo oltre sessanta operazioni (la più famosa delle quali è il recupero del sottomarino confederato «Hunley»). La sua seconda passione, dopo l’avventura, sono le automobili d’epoca, di cui possiede una vasta e assai famosa collezione, comprendente oltre ottanta pezzi.
Recentemente ha avviato una nuova serie di romanzi, i «NUMA Files», scritti in collaborazione con Paul Kemprecos, il primo dei quali è "Il serpente dei Maya".
Sposato con Barbara Knight per 48 anni, Clive Cussler ha tre figli e due nipoti e divide il suo tempo tra le montagne del Colorado e i deserti dell’Arizona.
(nella foto è insieme al figlio Dirk)


Confesso che dopo aver iniziato a leggere le prime pagine di "Atlantide" ero rimasto un po' deluso da Cussler: forse, pensai, tutti gli ottimi giudizi positivi letti sulle recensioni in internet riguardo questo autore mi avevano tratto in inganno e i suoi romanzi non erano poi così avvincenti...
Ma pagina dopo pagina il suo eroe, Dirk Pitt, ha saputo conquistarmi.
E' un personaggio molto "americano", diciamolo: alto, prestante, affascinante, riesce in tutto ed in qualsiasi situazione, salva perfino l'intera popolazione del pianeta Terra da una probabilissima estinzione di massa (ebbene sì), però... c'è poco da fare, si fa voler bene!

E così il romanzo, tra numerosi colpi di scena, un ritmo incalzante e una storia mozzafiato (a volte al limite del surreale) che mescola nazisti visionari, comete in rotta di collisione con la Terra, una antica ma avanzatissima civiltà scomparsa, tiene il lettore incollato alle sue pagine fino alla scontata conclusione che vede i buoni vincenti e i cattivi castigati...

Comunque da divorare: consigliato! ;-)


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mercoledì 8 ottobre 2008

"La mia vita intera": il nuovo libro su Mario Giacomelli

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Mario Giacomelli
"LA MIA VITA INTERA"


a cura di Simona Guerra

Editore: Bruno Mondadori (collana Testi e Pretesti)
2008, 224 p., ill., brossura, € 15,00

«Io sono nato piccolo e rimango piccolo, con idee piccole; non c’è bisogno di essere grandi.» Inaspettatamente, la meravigliosa novità dello sguardo di questo grande fotografo proviene da un uomo "arcaico", che diceva di fotografare i suoi pensieri e di usare la macchina fotografica come si usa il cucchiaio per raccogliere dal piatto la minestra. Un uomo che visse sempre a Senigallia e usò una sola fotocamera (in verità, ne acquistò un’altra ma la tenne nell’armadio, perché non voleva che la prima «se ne accorgesse»).
A settantacinque anni, nel corso di una lunga conversazione, ricapitolò la sua vita e la sua esperienza di fotografo. Mario Giacomelli: questo libro ci dà l’emozione d’incontrarlo.


Si è svolta domenica 5 ottobre a Roma, durante la IV edizione di "FotoLeggendo 2008", la presentazione del libro dedicato al fotografo Mario Giacomelli, edito da Bruno Mondadori.
Il volume, di recente pubblicazione, è a cura di Simona Guerra e raccoglie una lunga chiacchierata (registrata nel settembre del 2000 e trascritta nella forma del monologo), avvenuta nell’arco di alcune giornate tra l’autrice e il fotografo.

Questo è ciò che il libro racchiude: l’ultimo lungo racconto che di sé stesso e della sua opera Giacomelli ha lasciato.
Dalle prime immagini scattate al mare alle ultime serie fotografiche composte poco prima della sua scomparsa, Giacomelli racconta la sua storia, quella di uomo speciale, ma di un uomo, prima che di celebre fotografo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Un uomo con le stesse paure di milioni di altri uomini, con le stesse domande senza risposte; una persona che nella vita ha affrontato nascite e morti, e che ha avuto gli stessi problemi di tutti i giorni di chiunque altro.
Un'esistenza sensibile, che ha scelto la strada della fotografia e della poesia, con le quali egli ha condiviso la sua vita in modo semplice -non facile - puntando al cuore delle cose, alla sostanza; un uomo che ha evitato il superfluo, che è uscito dalla "folla" con le sue immagini apprezzate in tutto il mondo, che ha sempre preferito, alle pubbliche relazioni e alla vita dei grandi centri d'arte del mondo, la pace della sua piccola città e il profilo dolce delle sue colline, che non ha mai smesso, fino alla fine, di fotografare.

Il lavoro di Simona Guerra, presente in sala, è stato introdotto dallo storico della fotografia Diego Mormorio che ha a lungo parlato, ad una platea numerosa e attenta, della figura del grande fotografo senigalliese.
Durante l’incontro, ha voluto dare un suo contributo e un ricordo di un’amicizia "durata mezzo secolo", come lui stesso l’ha definita, il fotografo fiorentino Piergiorgio Branzi, ricordando i tempi della gloriosa associazione fotografica de "La Bussola" e degli autori, come Giuseppe Cavalli, Ferruccio Ferroni e lo stesso Mario, che hanno animato la scena della fotografia italiana del ‘900.

Dopo il dibattito, è stato proiettato un breve filmato (a cura di Simona Guerra e con la collaborazione tecnica di Matteo Civardi) che accosta le immagini del fotografo alla registrazione della sua voce, dal quale ha avuto origine il lavoro.
Presentazione e video saranno riproposti nell’incontro che si terrà a Senigallia, sabato 11 ottobre alle ore 17:00, presso la Sala del Trono del Palazzo del Duca.


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"L'Afghano" di Frederick Forsyth: impressioni a caldo

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Frederick Forsyth - "L'AFGANO"

Peshawar, Pakistan. Dal computer di un sospetto terrorista i servizi segreti inglesi e americani vengono a sapere che Al-Qaeda sta progettando un piano destinato a superare, per effetti distruttivi, gli attacchi dell'11 settembre 2001. Nessun'altra informazione è accessibile. Per pianificare una strategia di intervento occorre infiltrare un uomo nelle file dell'organizzazione di Osama bin Laden e l'unico in grado di farlo è l'ex colonnello delle forze speciali britanniche Mike Martin, un veterano di vari fronti nato e cresciuto in Iraq. Divenuto l'Afghano, Martin si infiltra in Al-Qaeda. Riuscirà a scoprire la verità? E, soprattutto, a sventare lo spaventoso attentato destinato a sconvolgere per sempre gli equilibri tra Occidente e mondo islamico?

2008, 294 p., brossura, € 9,00
Traduttore Giuliana Picco
Editore Mondadori (collana Oscar Bestsellers)



E' ormai da diverso tempo che ho terminato di leggere questo romanzo di Frederick Forsyth; di questo autore avevo letto solamente "Dossier Odessa" (per due volte e parecchi anni fa) e mi ha molto ben impressionato per lo stile molto curato nel descrivere situazioni e personaggi.

Il romanzo parte in maniera non troppo veloce, anche per la non facile descrizione delle vicende a monte della storia e i frequenti flash-back per scoprire, poco alla volta, le vicissitudini e la vita passata dei protagonisti.
Ma superata la prima fase documentaristica (le descrizioni della storia dell'Afghanistan e di Al-Queda che, pur strumentali al romanzo, sembrano più un saggio di storia che narrativa) la trama diventa avvincente e il lettore resta incollato al libro fino al finale in verità un po' deludente o, meglio, non come ci si aspetterebbe abituati forse alle "americanate" dei film d'azione.

Una spy-story ben scritta e piuttosto verosimile, un libro gradevole, anche se non al livello dei migliori del genere.
Comunque da leggere, giudizio positivo.



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venerdì 1 agosto 2008

"Artico" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - ARTICO

Poco prima della seconda guerra mondiale, alcuni tra i più brillanti scienziati dell'Unione Sovietica furono trasferiti in una base segreta, costruita sotto la calotta polare, per lavorare a un progetto rivoluzionario che avrebbe cambiato il corso della Storia. Poi, improvvisamente, gli esperimenti vennero sospesi e la base abbandonata: quel luogo doveva essere dimenticato da tutti, sepolto per sempre nei ghiacci dell'Artico... Sessantacinque anni dopo, un sottomarino americano si avvicina casualmente a un'enorme isola di ghiaccio, che si estende sin nelle profondità dell'Oceano Artico. I ricercatori a bordo scoprono che al suo interno è incastonata una struttura artificiale e, mentre stanno scandagliando l'isola col sonar, registrano un fugace movimento... Là sotto c'è qualcuno o qualcosa che non sarebbe mai dovuto sopravvivere, un mistero intorno al quale sta per scatenarsi l'inferno.

Editrice Tea (collana "Teadue")
Trad. di D. Leccacorvi, R.C. Stoppani
2007 - pp. 466 - € 8,60



...e con questo ho completato la lettura della bibliografia di James Rollins.
"Artico" è un romanzo che ricalca più o meno il copione del precedente "Amazzonia": dalla calda foresta pluviale ci si trasferisce però nella gelida Alaska.
Vengono confermati gli stessi elementi che hanno fatto di "Amazzonia" un successo: la lotta tra due fazioni opposte per dare la caccia ad una cura miracolosa (addirittura l’immortalità), la presenza di spie e traditori, la minaccia di strane creature (i mitici Grendel) dalle quali difendersi, l’immancabile storia d’amore tra i due protagonisti che, come sempre, si conclude bene.
Il ritmo adrenalinico, la trama accattivante e la spettacolarità delle scene portano ben presto il lettore alla fine del romanzo, dove un ultimo, decisamente riuscito, colpo di scena conclude ottimamente la lettura.

Sicuramente una trama perfetta per un avvincente film d'azione; uno dei migliori romanzi di James Rollins, consigliatissima la lettura sotto l'ombrellone in questi caldi giorni d'estate.

Leggi le altre mie recensione dei libri di James Rollins:


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venerdì 18 luglio 2008

"Amazzonia" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - AMAZZONIA

È uno spettacolo orribile quello che si presenta a padre Garcia, il sacerdote della missione di Wauwai, in Amazzonia: un uomo emaciato e coperto di piaghe esce dalla giungla e si accascia ai suoi piedi, esalando poco dopo l'ultimo respiro. Padre Garcia non sa che, quattro anni prima, quell'uomo faceva parte di una spedizione scientifica poi svanita nel nulla. La CIA, invece, lo identifica come Gerald Clark, un ex agente delle Forze Speciali, la cui carriera era stata stroncata dalla perdita di un braccio durante una missione in Iraq. Adesso, però, Clark ha entrambe le braccia.
Per trovare una spiegazione a un evento così sconvolgente, il governo incarica Nathan Rand di organizzare una nuova missione per seguire l'itinerario della prima spedizione che sembra condurre al villaggio di una leggendaria tribù. Ma il cuore della giungla nasconde un segreto inviolabile, un segreto che genera paura, follia e morte.

Editrice Nord (collana "Narrativa Nord")
Trad. di A. Molinari
2004 - pp. 486 - € 8,90


Sto completando la lettura della bibliografia di James Rollins; mi è rimasto ora sul comodino solamente "Artico" (che da quanto ho fino ad oggi letto, si preannuncia molto interessante), ma posso dire che "Amazzonia" è, a mio parere, uno dei racconti migliori dell'ex veterinario americano, ora scrittore di successo.
Un libro da leggere tutto d'un fiato, un mix di avventura, fantascienza e passioni, con qualche escursione dell'assurdo, ma sempre sostenuto da basi scientifiche solide (e questa è una caratteristica dell'autore).

La trama è scorrevole e da subito cattura il lettore trasportandolo in un mondo quasi inesplorato come la foresta amazzonica, un mondo così tanto lontano e misterioso, ma che Rollins ha saputo avvicinare a noi, ribadendo ancora una volta, se ce n'era bisogno, che la natura domina la Terra e l'Uomo e non viceversa.
Un viaggio tra fantasia e realtà nella "Cattedrale Verde" che l'autore dipinge intorno a noi, e senza che neanche ce ne accorgiamo, ci ritroviamo laggiù, completamente avvolti da suoni di animali mai visti prima, da piante sconosciute, lontano, molto lontano dalla realtà.

Insomma... è sottinteso: consigliatissimo!


Leggi le altre mie recensione dei libri di James Rollins:
- L'Ordine del Sole Nero
- La mappa di pietra
- Il marchio di Giuda



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mercoledì 2 luglio 2008

"L'ordine del Sole Nero" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - L'ORDINE DEL SOLE NERO

Un monastero in Nepal. Lisa Cummings, una giovane dottoressa americana, assiste impotente a un'improvvisa, violentissima ondata di follia che si scatena tra i monaci. E scopre di essere diventata l'obiettivo primario di uno spietato killer, deciso a non far trapelare all'esterno la notizia di quegli avvenimenti sconcertanti. L'unico alleato di Lisa è un singolare pellegrino, Painter Crowe, direttore della Sigma Force, un gruppo altamente selezionato di scienziati e militari cui vengono affidate imprese "impossibili". Ma la pazzia sta ormai per impadronirsi anche della mente di Crowe... Una libreria di Copenhagen. Che cosa c'è dietro l'incendio che ha mandato in fumo centinaia di volumi, causando anche una vittima? C'è anzitutto un altro libro, la Bibbia appartenuta a Charles Darwin, il padre dell'evoluzionismo. Ma c'è anche un segreto - un segreto orribile - che affonda le sue radici nella Germania nazista. E per Grayson Pearce, membro di punta della Sigma Force, c'è una sfida tanto affascinante quanto letale... Vertici di un triangolo di complotti e misteri, Grayson, Painter e Lisa sono gli unici in grado di far luce su una minaccia che coinvolge il mondo intero. E che bisogna fermare a ogni costo.

Editrice Nord (Collana "Narrativa Nord")
2007 - 484 pagine, rilegato - € 18,60


Che mi piaccia lo stile di James Rollins è ormai risaputo; è un autore molto bravo a mischiare vari generi che spaziano dall'avventura pura alla fanta-genetica.
Ne "l'Ordine del Sole Nero" Scienza e Storia vengono miscelate in modo impeccabile, rimanendo sulla stessa onda (e secondo me è un'ottima onda) dei romanzi "La mappa di pietra" e "Il marchio di Giuda" (che sono tutti della stessa serie Sigma Force).
Come in questi ultimi racconti, l'autore riesce a coniugare suspence, azione a tutta velocità e trame che si intrecciano e puntualmente convergono verso il finale.
I personaggi sono credibili nella loro supereroicità e gli argomenti scientifici sono molto curati, senza grossolane stupidaggini.

Insomma, "L'Ordine del Sole Nero" è un romanzo avvincente dalla prima all'ultima pagina; i riferimenti storici alle vicende scientifiche delle SS mirate alla creazione di uomini "perfetti" di razza ariana, gli enigmi legati all'esotericità delle rune celtiche, il pathos e il ritmo sono assolutamente coinvolgenti e ad ogni pagina letta diventa sempre più difficile staccarsi dal libro.

Consigliatissimo! (non potrebbe essere altrimenti...)

Prossimamente, sempre su queste pagine: "Amazzonia"... naturalmente di James Rollins.



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giovedì 5 giugno 2008

"La mappa di pietra" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - LA MAPPA DI PIETRA


Un gruppo di individui, vestiti da monaci, irrompe nella cattedrale di Colonia durante la celebrazione di una messa solenne, uccide tutti i presenti e s’impadronisce delle preziosissime reliquie custodite sotto l’altare: le ossa dei re Magi. Per il Vaticano non ci sono dubbi: quella strage è un attacco al cuore stesso della Cristianità e i suoi responsabili vanno fermati prima che altri sacrilegi siano compiuti. La Santa Sede incarica delle indagini monsignor Veroni, agente del servizio segreto vaticano, e sua nipote Sara, tenente dei carabinieri esperta nei furti di oggetti sacri, ai quali si affianca la squadra di Grayson Pierce, membro della SIGMA, una sezione occulta del dipartimento della Difesa americano. Ben presto, Sara e Grayson si convincono che, per risolvere il mistero, devono ricostruire la vera storia delle reliquie dei Magi e si mettono sulle tracce di un’antica confraternita di alchimisti eretici, le cui scoperte sono forse la chiave dell’enigma. Tuttavia a ogni tappa della loro ricerca dovranno confrontarsi con nemici spietati e senza scrupoli, perché il segreto legato al furto delle ossa sacre nasconde interessi e obiettivi che sono all’origine del millenario scontro tra Bene e Male...

Editrice Nord
(Collana "Narrativa Nord")
2006 - 496 pagine, rilegato - € 18,60


Che mi piacciano i romanzi di James Rollins è ormai risaputo; avevo già espresso pareri positivissimi sul suo personale stile letterario dopo aver letto "Il marchio di Giuda", confermo quanto detto anche a seguito de "La mappa di pietra".
Oddio, non si può certo dire che la storia non contenga assurdità, ma queste sono ben amalgamate al mix di storia, religione e fantascienza, dove il mistero legato alle sacre reliquie dei Re Magi si unisce con la ricerca della tomba di Alessandro Magno, così come i misteri della Chiesa gnostica con il fantomatico tesoro dei Templari, il tutto collegato agli strani effetti di superconduttività degli elementi monoatomici, con un ritmo, suspence e continui cambi di scena che tengono letteralmente incollato il lettore alle pagine.
Solo il finale è un po' al di sotto delle aspettative, e ad un livello più assurdo rispetto a tutto il resto del libro, ma questo non influisce sul giudizio (personale) altamente positivo.

E ora mi aspetta un altro racconto dell'ex veterinario diventato scrittore di successo: "L'Ordine del Sole Nero".
E poi "Amazzonia", quindi "Artico"... sono già tutti sul mio comodino!

Consiglio, per concludere, un'interessante intervista a James Rollins: buona lettura!




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lunedì 5 maggio 2008

"Il marchio di Giuda" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - IL MARCHIO DI GIUDA

Una giovane donna irrompe nella casa di Grayson Pierce, agente segreto della Sigma, e sviene tra le sue braccia. Sconcertato, lui la riconosce all'istante: è Seichan, membro di spicco di una potente organizzazione terroristica. La donna è gravemente ferita e ha con sé un oggetto piccolo ma prezioso: un obelisco di pietra su cui sono incisi simboli di una lingua antichissima, addirittura antecedente ai geroglifici. Cosa significano quei segni? E chi vuole uccidere Seichan? In un'isola sperduta dell'arcipelago indonesiano, si diffonde un'epidemia devastante, che costringe le autorità sanitarie a requisire una lussuosa nave da crociera, così da isolare gli uomini e le donne contagiati da un virus letale e sconosciuto. Tuttavia, soltanto poche ore dopo, alcuni pirati abbordano la nave e, ignorando il ricchissimo bottino, concentrano invece la loro attenzione sugli individui infetti e sugli scienziati che stanno investigando sull'accaduto, tra i quali ci sono Lisa Cummings e Monk Kokkalis, agenti della Sigma. Perché quell'epidemia è così importante? E in quale modo è legata all'enigmatico obelisco e al misterioso viaggio di ritorno di Marco Polo dalla Cina, mai raccontato nel "Milione"? Da Washington al Sud-est asiatico, dal Vaticano a Istanbul, gli agenti della Sigma sono gli unici a poter scongiurare una minaccia che la Storia sembrava aver cancellato per sempre. Ma non potranno fidarsi di nessuno, perché chiunque, amico o nemico, potrebbe avere il "marchio di Giuda".

Editrice Nord (Collana "Narrativa Nord")
2007 - 492 pagine, rilegato - € 18,60



James Rollins, al secolo James Czajkowski, svolgeva la professione di veterinario alla quale si dedica oggi solo saltuariamente essendo diventato
uno scrittore di successo.
Dopo il successo di critica e di pubblico degli altri romanzi della stessa serie Sigma Force pubblicati in Italia, "La mappa di pietra" (2005) e "L’ordine del sole nero" (2006), con questo nuovo romanzo ricco di colpi di scena, Rollins conferma il suo grande talento di narratore in grado di coniugare tecnica, scienza, storia e una trama fitta di personaggi appassionanti e di colpi di scena.

E' un libro che mi ha appassionato da subito, tenendomi letteralmente incollato alla storia dalla prima all'ultima pagina grazie alle avventure in luoghi esotici e misteriosi dei personaggi molto ben delineati, e anche per un sapiente mix di riferimenti storici e fantascienza.
La storia fa infatti riferimento ad un mistero legato a Marco Polo, sollevando interrogativi sulla scomparsa nel nulla della flotta navale che scortava l'esploratore veneziano nel viaggio di ritorno dalla corte del Kublai Khan e sulla sua presunta storia d'amore con la principessa Cocacin che lo stesso Polo doveva scortare fino in Persia dal suo pretendente sposo.
Rollins si sofferma molto sullo stato d'animo dei personaggi descrivendo in maniera dettagliata le varie situazioni con l'intento di trasmettere la rabbia, la paura e l'amore provato dai protagonisti nell'interminabile e avvicente gioco al gatto e la volpe.
I continui salti del racconto che intrecciano parallelamente tre situazione in posti diversi, accomunate da un unico filo logico che porterà poi alla conclusione del racconto, rendono il romanzo, a mio giudizio, perfetto come sceneggiatura per un film d'azione di successo, e chissà che qualche produttore di Hollywood non ci stia già pensando...

Un libro consigliatissimo, per gli amanti del genere ma non solo.
Io, intanto, inserisco James Rollins tra i miei autori preferiti...

Fonte foto: dalla rete



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venerdì 18 aprile 2008

"La voce dei Meil'ar" di Roberta Belli: impressioni a caldo

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Conobbi tempo fa Roberta Belli come (geniale) fotografa: mi capitava di incrociarla sul portale di fotografia Photo4u.org, dove si presentava con il nick "Robyna", in occasione dei contest a tema che il sito proponeva.
Ad ogni concorso le sue foto arrivavano puntualmente ai primi posti, grazie alla genialità (mi ripeto) interpretativa del tema assegnato unita all'abilità tecnica, fotograficamente parlando.
Della Roberta Belli fotografa ho trattato recentemente (se ti va, leggi qua l'intervista), ma oggi parlerò della Roberta Belli scrittrice.

Qualche mese fa venni a conoscenza sul suo blog "Miss Grumbler" che la giovane sociologa romana aveva scritto nientemeno che un romanzo fantasy, e che lo stesso era disponibile in libreria.
E così, spinto dalla curiosità, lo ordinai immediatamente, aspettai un paio di mesi prima di averlo in mano e pochi giorni fa ne terminai la lettura... e mi resi conto che ogni cosa che fa quella ragazza le riesce bene!


Roberta Belli - LA VOCE DEI MEIL'AR

"La voce dei Meil'ar" è il primo romanzo della trilogia intitolata "Le terre di Glorinant".
Nel mondo di Glorinant uomini e donne rivestono ruoli particolari: ai primi, almeno ai più talentuosi, spetta il compito di esercitare la magia, grazie al potere dei Meil'ar; alle seconde, o meglio a chi ha il coraggio di intraprendere la carriera di "tengal", quello di mettere la propria vita al servizio di un mago, per difenderlo dai mille pericoli che costellano la sua esistenza.
Ma un mago e il suo tengal sono molto più di un affidato e di una guardia del corpo: sono due anime affini, a volte due compagni di vita, due esseri intrecciati in modo indissolubile.
Tre ragazze calcano questa strada, ognuna con un intento diverso: Velka, che inconsapevolmente spera di lasciarsi alle spalle una squallida vita di espedienti; Rymm, a caccia di fama e avventura; Alberya, che cerca risposta a una triste verità.
Fortuite circostanze intrecciano i destini di queste giovani donne, così diverse tra loro, ma ugualmente pronte ad affrontare l’ignoto.

Titolo: La voce dei Meil'ar
Prezzo: € 18,00
anno 2007, 316 pagine
Editore:
Il Filo (collana Nuove voci).


Dico subito che è la prima volta che leggo un romanzo fantasy, non ho quindi un paragone concreto da fare con altri racconti del genere, e comunque non me la sentirei di scomodare il Signor Tolkien...
Ma questo libro mi è piaciuto molto, la storia mi ha coinvolto notevolmente, e lo capisco dal fatto che, pur a distanza di giorni dall'everlo terminato, mi ritornano spesso alla mente i nomi e le figure dei personaggi principali.
A questo proposito c'è da dire che nel libro non c'è un protagonista assoluto, ma la storia si sviluppa e coinvolge più figure sullo stesso piano; e sono tutte donne.
Oserei dire, a tal proposito, che la Belli ha scritto il primo fantasy femminista! ;-)

Pur con uno stile a tratti ancora acerbo (ma è la prima esperienza come autrice di romanzi, e si può perdonare), la scrittrice descrive minuziosamente gli ambienti e le atmosfere nelle quali si svolge la scena, riuscendo a caratterizzare e a rendere familiari i numerosi personaggi della storia in maniera graduale; è davvero facile fare confusione con tanti personaggi e con tutti quei nomi effettivamente parecchio complicati.
A questo proposito non sarebbe stato male riportare sul libro le informazioni che l'autrice pubblica sul blog ufficiale de "La voce dei Meil'ar": la mappa delle Terre di Glorinant e lo schema astrale della Notte dell'Yridianemon.
Sicuramente questa mancanza non dipende da lei, ma da scelte editoriali (leggi: costi).

La storia è comunque molto gradevole, pur iniziando lentamente con la narrazione delle vicende che portano le tre principali protagoniste a diventare lottatrici Tengal; ma il finale è decisamente coinvolgente, tra maghi potenti, guerriere indomite, intrighi e segreti, lasciando il lettore con il desiderio di sapere "come andrà a finire".

Insomma, un libro consigliatissimo, soprattutto agli appassionati del genere (ma non solo loro); e speriamo che Roberta abbia già a buon punto la stesura del secondo episodio di questa entusiasmante saga fantasy...

Concludo riportando due commenti al libro trovati in giro per il web:

Finalmente una autrice fantasy italiana a livello dei grandi nomi internazionali. La voce dei Meil'ar non assomiglia a niente di già letto, ha una sua anima, un suo filo logico ha la potenza di un coro di personaggi ben delineati, coerenti e articolati; la trama è avvincente al punto che vi posso dire con tutta sincerità che l'unica nota veramente negativa di questo romanzo è non avere già il seguito davanti. Spero che la casa editrice provveda presto! Voto: 5/5

Un libro coinvolgente e ben scritto, per niente scontato ed originale nei temi e negli espedienti. Dopo poche pagine,ci si ritrova ad affezionarsi ai personaggi, e a condividerne emozioni e paure. Lascia con il fiato sospeso per tutto il corso della trama. Spero davvero di poterne leggere al più presto il seguito! Voto: 5/5




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lunedì 25 febbraio 2008

"Lo scrigno del male" di Martin Langfield: impressioni a caldo

Ho da poco finito di leggere "Lo scrigno del male" di Martin Langfield che, sinceramente, non saprei se definire un thriller, un romanzo di fantascienza, un giallo o un fantasy a sfondo esoterico.
Confesso che mi avevano molto incuriosito, nell'acquisto, il titolo e la copertina, nonché le note che seguono:

Martin Langfield - LO SCRIGNO DEL MALE

La vita di Robert Reckliss, direttore della sede newyorchese di un'agenzia di stampa, sta andando in frantumi: in seguito al suicidio di un industriale intervistato dalla sua redazione, è stato sospeso dal lavoro, e il suo matrimonio sta attraversando una grave crisi, iniziata dopo che la moglie ha perso il figlio tanto atteso. Come se non bastasse, una mattina Robert riceve un pacco speditogli da Adam, un amico di cui ha perso le tracce dopo l'università. L'involucro contiene una piccola scatola di metallo e un biglietto scritto a mano, che recita semplicemente: "Ti prego, aiutami. Non c'è tempo". La scatola contiene poi due chiavi e una parola: "Vitriol". All'inizio, Robert pensa sia solo l'ennesimo rompicapo escogitato da Adam, grande appassionato di enigmi. Ben presto, però, si trova invischiato in una serrata caccia al tesoro, condotta sopra e sotto le strade di Manhattan, che ha ben poco del gioco e della finzione: l'obiettivo è disinnescare un arcano ordigno, che di lì a una settimana distruggerà New York e, probabilmente, l'intero Occidente. Soltanto rintracciando sette chiavi e superando sette prove fisiche e spirituali, Robert potrà trovare e disinnescare l'arma più potente che l'uomo abbia mai conosciuto.

"Lo scrigno del male" di Martin Langfield (The Malice Box, 2007), traduzione di Laura Prandino, Editrice Nord, collana Narrativa 302, pag. 474, euro 18,60.

L’autore è nato nel 1962 a Peterborough, in Inghilterra. Per vent’anni ha lavorato alla Reuters come corrispondente e questo lo ha portato a vivere in numerosi paesi del centro e del sud America e anche a Cuba, in Spagna e negli Stati Uniti, paese dove si è stabilito dal 1999.


Diciamolo pure: un po' me l'aspettavo che non fosse un romanzo "imperdibile" e quindi non posso lamentarmi più di tanto della parziale delusione.
La storia è molto particolare, una sorta di (improbabile) caccia al tesoro via GPS per le strade di Manhattan con l'obiettivo finale di salvare il mondo da una minaccia spaventosa: una bomba psichica di immenso potere distruttivo, lo "Scrigno del Male" appunto, ovvero il Ma'rifat'!
L'ordigno,
per la cui costruzione vengono tirati in ballo gli appunti alchemici dell'ultimo dei maghi, Isaac Newton, che avrebbe segretamente trovato la formula della Pietra Filosofale, è pronto ad esplodere per ripulire il simbolo dell'Occidente dai suoi peccati, e potrà venire disinnescato solo da chi saprà portare a termine una "Via" composta da sette prove spirituali e purificatrici, ispirate alla sequenza dei chakra e alla spiritualità indù: terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente e spirito.
Il tutto è amalgamato da una storia d'amore trainante, da rapporti d'amicizia e legami di sangue che vengono svelati con frequentissimi
salti temporali (che a dire il vero, a volte, più che illuminare fanno confondere le idee al lettore).

Insomma, una trama perfetta per un film d'azione di serie B, ma un po' troppo ripetitiva e assurda da leggere in un libro.
Di buono c'è che
Martin Langfield ci fa conoscere in maniera molto ben dettagliata parecchi lati nascosti della Grande Mela, e anche la paura, l'angoscia e il timore di un nuovo 11 settembre provato dal popolo americano; l'autore ha infatti dichiarato di aver tratto ispirazione per il racconto proprio dall'attentato alle torri gemelle del 2001.

Conclusioni: consigliare o sconsigliare la lettura di questo libro?
Non saprei... a me non è piaciuto moltissimo, ho un po' faticato a giungere alla fine della storia, ma sotto certi aspetti qualche nuova conoscenza me l'ha lasciata; insomma, dipende dai vostri gusti.
Magari, però, prima di acquistarlo, andate a cercarvi qualche recensione su internet.
Io ne ho trovate pochine, le riporto a titolo di curiosità:


Assurdo. Nella fase di scelta di questo libro mi sono fatto attrarre della trama che, parlando di una caccia al tesoro con enigmi da risolvere, sembrava intrigante, ma alla fine mi sono trovato ad affrontare poteri della mente e forze spirituali. Più che un thriller mi è sembrato un trattato di esoterismo, sull'onda della New Age. Io non sono riuscito ad andare oltre la pagina numero 100, pertanto lo sconsiglio vivamente ai non amanti del genere. Attenzione ai libri della Nord, perchè alcuni vanno davvero al di là della semplice comprensione.

Forse appartengo ad una generazione che non sa apprezzare romanzi fortemente onirici, fatto sta che ho sinceramente faticato a seguire la trama di questo libro trovandolo, a dire il vero, piuttosto noioso.

La trama è scontata, già nel prologo si capisce come andrà tutto il libro e vengono ripetute mille volte le stesse cose: una noia mortale!
L'unica cosa positiva è che il libro fa conoscere i lati nascosti di Manhattan e fa venire voglia di visitarla.

giovedì 24 gennaio 2008

"La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones: impressioni a caldo

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Ho terminato di leggere, due giorni fa, un bel romanzo; anzi, direi che sono giunto alla fine (a malincuore) di un romanzo che mi ha parecchio appassionato: "La Cattedrale del Mare", il libro di Ildefonso Falcones.

Di Barcellona, dove esercita la professione di avvocato specializzato in diritto civile, alla sua prima esperienza con un romanzo storico e fino ad oggi a me sconosciuto come autore: il lavoro di Falcones ha attirato l'attenzione del mio sguardo sullo scaffale della libreria grazie all'elegante copertina, ha stuzzicato la curiosità di leggerlo grazie al titolo che ha richiamato in me atmosfere "già sentite", ha acceso il desiderio di acquistarlo grazie alle note della critica riportate sul retro.

Lo scrittore spagnolo ha veramente fatto un ottimo lavoro, non c'è che dire...
Da appassionato dell'opera di Ken Follett, è stato inevitabile paragonare e valutare il romanzo di Falcones prendendo come peso e misura il lavoro cult dello scrittore gallese, "I pilastri della terra": i punti in comune tra le due opere saltano presto all’occhio, a cominciare dall’evolvere della trama intorno a una cattedrale gotica nel medio evo alla costruzione della quale il protagonista è interessato in prima persona.

Ne "La Cattedrale del Mare" il protagonista disegna una parabola umana che lo porterà (a dire il vero, in maniera non molto credibile per l'epoca) agli antipodi delle proprie umili origini, in un imprevedibile e avvincente crescendo di eventi che tocca l’apice nelle liberatorie pagine finali, passando attraverso amori avversati, amicizie leali, guerre, vendette personali, pestilenze fino allo scontro con la terribile Inquisizione.
Arnau Estanyol, figlio di Bernat contadino e servo della gleba, scampato alla morte cui era stato destinato, ancora in fasce, dalla crudeltà del locale signorotto feudale, già reo di averne stuprata la madre durante le nozze di questa e di averla poi strappata a lui ed a suo padre, è salvato rocambolescamente da quest’ultimo; il ragazzino cresce poi nella città comitale di Barcellona, dove la sorridente effige della Madonna del Mare, nell’erigendo duomo ad essa consacrata, lo avvince col suo aspetto materno, ottenendone spassionata e sempiterna devozione.
Il resto... è scritto nel romanzo, non voglio anticipare ulteriormente le vicende del protagonista.

Ildefonso Falcones ha riscritto questo libro una decina di volte prima di trovare qualcuno che lo pubblicasse, e dobbiamo essergli grati per questa sua perseveranza: le 640 pagine del libro si leggono bene senza tentennamenti, senza annoiare il lettore che anzi, grazie allo stile descrittivo dello scrittore spagnolo, si sente accompagnato per mano nelle strade assolate della Barcellona del quattordicesimo secolo, ode le voci e il frastuono dei mercati, sente l'odore salmastro della spiaggia... e "vive" in prima persona i sentimenti, le passioni e le paure dei protagonisti.
La ricostruzione dell'ambientazione storica è minuziosa, approfondita fino a renderla quasi "enciclopedica", capace di immergerci in un'epoca lontana in senso temporale ma non così lontana dalle nostre origini; inoltre il libro ci consegna una quadro in movimento di un'età in cui potere e religione si sfidavano continuamente, specie in Spagna dove il Re era anche il difensore della chiesa.

Un libro consigliatissimo, che non deluderà neanche chi non ama particolarmente i romanzi storici.

Fonte foto: dalla rete



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venerdì 4 gennaio 2008

"Il vecchio e il mare" letto ai bambini

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Oggi è una giornata dedicata ai libri: dopo aver parlato di Harry Potter, porto l'attenzione su un autore classico, nella fattispecie Ernest Hemingway.
Alzi la mano chi non ha ancora letto "Il vecchio e il mare"!

Ok, potete abbassarle, vedo che non siete in molti... ;-)
Ora, la domanda è: secondo voi "Il vecchio e il mare" è un romanzo adatto anche ad essere letto ai bambini?
La mia risposta è si.

Mio figlio ha sei anni, e più o meno da tre anni a questa parte l'ho abituato ad addormentarsi con la lettura (da parte mia) di una storia; ora sta iniziando a leggere da solo, ma voglio continuare ancora un po' con questa abitudine, dopotutto leggere per lui mi ha fatto riscoprire la bellezza di un bel libro prima di addormentarsi, un piacere che ho ritrovato dopo parecchi anni.
Prima di iniziare a leggere direttamente dai libri, gli raccontavo delle favole "a memoria", e a volte mi inventavo anche delle storie al momento (sono nati così i miei racconti brevi "il tonno con il buco nella pancia" e "lo gnomo del divano").

Una sera, non sapendo che storia inventare, mi ritornarono in mente le avventure di un vecchio pescatore che avevo parcheggiato da qualche parte nella memoria parecchi anni prima.
Iniziai così a narrare le vicende di un anziano signore di nome Santiago che viveva in un paesino sull'oceano dell'isola di Cuba, e che usciva in mare con la sua barchetta con la speranza di catturare un pesce enorme, un Marlin.
E dopo tante sofferenze ci riusciva! Il pesce più grosso che avesse mai visto nella sua lunga esistenza, ma che il mare si riprendeva subito, facendolo divorare dagli squali.
Ma il vecchio, nonostante la "sconfitta", ne usciva vincitore una volta ritornato al porto pur trascinando con sé, come unico trofeo della sua pesca, lo scheletro del Marlin, suscitando l'ammirazione e il rispetto di tutti i pescatori del paese.

Per alcune sere mio figlio volle che gli raccontassi le avventure del vecchio pescatore; la storia gli era talmente piaciuta che se, nel raccontarla, cambiavo qualche parola o qualche passaggio, mi correggeva immediatamente.
E così, lo scorso anno, all'età di cinque anni, gli lessi il romanzo: poche pagine per sera, e lui lo seguì appassionatamente.
E appena troverò una serata adatta, conto di vedere insieme a lui anche il film tratto dal romanzo
con Spencer Tracy, quello del 1958 in bianco e nero.

I bei romanzi non hanno età.


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