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martedì 23 dicembre 2008

"Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - INDIANA JONES E IL REGNO DEL TESCHIO DI CRISTALLO

Yucatan, 1957. Strisciò con cautela lungo il pavimento circolare su cui era intagliato un calendario maya: un'enorme ruota composta da anelli concentrici di glifi incisi nella roccia. Di fronte a lui, al centro, c'era una grande statua a testa di serpente, incorniciata da piume di pietra, con le fauci aperte, irte di zanne, pronte a ingoiare gli incauti. La bocca era ampia abbastanza da permettere, a un uomo di strisciarvi dentro. Ma dentro, cosa c'era? Doveva saperlo. Se solo fosse riuscito a raggiungerla. Cercò di muoversi più veloce, ma il soffitto gli premeva sulla schiena" non poteva neppure sollevarsi su un gomito. La stanza era costruita in modo che il supplice si muovesse sul pavimento strisciando come un serpente, forse a immagine del dio maya Quetzalcoatl, il serpente piumato. L'attuale adoratore tuttavia non indossava piume, solo un paio di vecchi pantaloni kaki, una giacca di pelle sdrucita e un malconcio cappello di feltro marrone. "Indiana!" L'urlo era arrivato dalle scale alle sue spalle...

Chi può raccontare le avventure di Indiana Jones se non uno scrittore dallo stile unico e adrenalinico come James Rollins? È ciò che hanno pensato George Lucas e Steven Spielberg, i quali, per la prima volta, hanno deciso di affidare a un grande autore di bestseller internazionali l'incarico di scrivere un romanzo all'altezza del leggendario protagonista. E Rollins ovviamente fa centro, creando personaggi, vicende e situazioni inediti, ma soprattutto attingendo al suo formidabile talento per far rivivere sulla pagina scritta le imprese di un personaggio entrato nell'immaginario collettivo. Il risultato è un romanzo più avvincente di un film...

Editrice Nord (collana "Narrativa Nord")
Trad. di V. Ballardini e M. Bongiovanni
2008 - pp. 335 - € 18,60 - rilegato

Quando, qualche tempo fa, vidi sullo scaffale della libreria la familiare figura di Indiana Jones con sotto il nome del mio autore preferito ci rimasi di stucco e pensai: "...ma dài, James Rollins ha scritto il soggetto dell'ultimo film di avventure dell'archeologo più famoso della storia del cinema???"
No, niente di tutto questo...
E' invece successo che quei due marpioni di Spielberg e Lucas hanno deciso che, per garantire il giusto successo anche alla versione "cartacea" dell'ultima avventura di Indy, bisognava affidarsi ad uno dei più quotati autori del momento di libri d'azione, uno scrittore capace di tenere i lettori incollati al romanzo dalla prima all'ultima pagina e... la scelta è caduta su James Rollins.
Ma sono riusciti nell'intento?

Nè si, né no... nel senso che, a mio parere, il libro non è "irresistibile", ma daltronde non lo è neanche il film, che non avevo visto prima di comprare il romanzo e che ho guardato in dvd in parallelo con la lettura del racconto, in una sorta di confronto "in diretta".
Il racconto non mi ha "preso" come in altre occasioni, lo stile adrenalinico tipico di Rollins si è spesso perso per strada, forse anche per colpa della traduzione o del dover necessariamente seguire la trama del film, a parte piccole variazioni, spiegazioni o descrizioni degli stati d'animo dei soggetti; soprattutto nelle fasi più movimentate, poi, ci si sperde a volte nelle varie scene senza raccapezzarsi.

Insomma, non so se per Rollins questa sia stata una mossa azzeccata (per il suo conto in banca sicuramente sì); attenderò l'uscita in libreria del suo ultimo libro "The Last Oracle", da poco distribuito sui mercati anglosassoni, per tornare a gustare "il vero stile" dell'autore californiano e, soprattutto, le avvincenti avventure della "Sigma Force".

Leggi qua le mie altre "impressioni a caldo" sui romanzi di James Rollins.


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