Comunicazione di servizio: il blog non è più attivo e aggiornato dal 28 marzo 2012

L'angolo dedicato ai libri del blog "Dentro al Replay"

venerdì 23 luglio 2010

"La dodicesima carta" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - LA DODICESIMA CARTA

Harlem, biblioteca del Museo afroamericano. La sedicenne Geneva Settle sta cercando notizie di un suo antenato vissuto nella metà dell'Ottocento che, ex schiavo, si era battuto per i diritti civili della gente di colore per poi finire misteriosamente in carcere. Mentre la ragazza è concentrata nella ricerca, un uomo si avventa alle sue spalle e tenta di violentarla. Nonostante sembri un tentativo di stupro, Lincoln Rhyme inizia a indagare con l'aiuto di Amelia Sachs. In effetti, l'uomo ha un obiettivo più impegnativo: uccidere la povera Geneve. E per far questo non esita a uccidere il bibliotecario che forse ha visto qualcosa. Il primo indizio che Rhyme ha a disposizione? La dodicesima carta dei tarocchi, l'Impiccato.

Titolo originale: "The Twelfth Card", 2005
Casa Editrice Rizzoli (BUR Best Seller)
Traduzione: Andrea Carlo Nappi
500 pagine - € 9,60


LA RECENSIONE DI Thrillercafe.it:
[...] “Il più grande scrittore di thriller dei nostri giorni”, così il New York Times definì Deaver qualche tempo fa: bene, qua al Thriller Cafè ci domandiamo se l’etichetta valga ancora dopo aver letto questo libro e ci rispondiamo che Deaver sarà pure un grandissimo, ma con questo romanzo non è che lo dimostri molto. La dodicesima carta è infatti una prova opaca, sottotono, solo parente alla lontana delle precedenti. Ci sono sì Rhyme e le sue indagini “da remoto” con la partecipazione di Amelia Sachs, ma da sole non reggono del tutto la scena: sono meno entusiasmanti del solito, vanno lente, come se corressero per raggiungere un autobus imbottigliato nel traffico. Quello che manca è il ritmo incalzante a cui Deaver ci ha abituato, quel susseguirsi incessante di colpi di scena che spiazza il lettore ogni volta che crede d’aver intravisto la soluzione all’enigma. In questo libro, i colpi di scena che compaiono verso la fine sembrano in verità forzati, quasi inseriti per allungare una storia che fino a quel momento ha detto poco e condurci verso un finale ancor meno soddisfacente. Mi rendo conto d’essere forse troppo critico con un romanzo comunque leggibile, ma Deaver ci ha abituato a opere ben migliori e del resto nessuno è infallibile: stavolta è stato meno bravo che in altre occasioni. Quando parleremo de “Il collezionista di ossa” o “Lo scheletro che balla”, anche quei pochi che non dovessero conoscerlo se ne renderanno conto… [...]


IL MIO GIUDIZIO:
Un libro sotto tono rispetto alle migliori opere di Jeffery Deaver, ma comunque leggibili e godibile.
Lo stile narrativo dello scrittore statunitense è inconfondibile, sa tenerti incollato alle pagine ed è sempre ricco di colpi di scena, ma con "la dodicesima carta" non ho provato quella scarica di adrenalina come in alcuni dei precedenti romanzi della serie "Rhyme-Sachs"; difficile volare sempre alla quota più alta...
Un giallo consigliato per una lettura estiva sotto l'ombrellone.


L'AUTORE:
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Sicuramente non uno dei migliori libri di Deaver della serie Rhyme-Sachs ma devo dire che si è ben ripreso dopo L'uomo Scomparso, un libro che secondo me... bè, non era cosi valido come lo si voleva far credere. Comunque, parliamo de "La dodicesima carta"... tantissimi colpi di scena come non li si leggeva più dai tempi di 'La sedia vuota' e soprattutto una narrazione degna del miglior Deaver, che per fortuna per noi, sembra con gli anni non perdere la sua capacità di tenerci incollati alle pagine del libro e di rievocare sensazioni e paure dei suoi personaggi. Interessante anche il concentrato di personaggi nascosti di cui non si conosce proprio l'esistenza se non fino a 20 pagine dalla fine, interessante la parte privata di Rhyme, che si dimostra finalmente coraggioso non solo dal punto di vista 'poliziesco' ma anche dal lato umano... interessanti anche i risvolti psicologici degli altri protagonisti ormai a noi, fan di Deaver, noti... come Sellitto, Cooper e Thom... che tra l'altro ha una pazienza assurda con Lincoln... ops, mai col nome di battesimo, porta sfortuna... ;-) Insomma, un libro decisamente grandioso... che sa catturare l'immaginazione... e che soprattutto, ancora una volta, ci fa innamorare dei personaggi creati dalla fantastica mente dell'ormai famosissimo giallista americano... insomma, grazie Jeffery per questa nuova perla da aggiungere alla mia collezione!!

Un giallo nel quale l'immagine del protagonista, il detective Lincoln Rhyme, non mette in ombra le altre persone della storia, ma ogni personaggio ha una sua funzione nel quadro generale, come un tassello di un puzzle. L'abilità di Deaver, è di far "parlare" le persone anche attraverso i loro pensieri (in corsivo). Il libro sembra non trovare mai la soluzione definitiva, tra continui colpi di scena e falsi finali (si ha sempre l'impressione di essere arrivati alla fine, quando all'improvviso il libro cambia le carte in tavola) e false piste che il vero assassino ha costruito per sviare le indagini. Ambientato tra le strade di New York del 1865 e le strade della New York di oggi, è un giallo ben curato, avvincente: le 500 pagine scorrono senza pesare.

Ho smesso da pochi giorni la lettura, e già sento la mancanza di Rhyme. Proprio oggi ho pensato che sarebbe fantastico combattere il terrorismo, il nemico, solo come Deaver riesce a fare attraverso quel genio di Rhyme. Mi sento già in astinenza, ma meglio aspettare per un nuovo romanzo, noi fan di Deaver siamo molto critici. In questo ultimo libro mi è piaciuto scoprire il lato umano di Rhyme, sempre celato, anche se a tratti, in precedenza, ci veniva "descritto". Avvincente come sempre, il mistero dei genitori della ragazza, lo zio, un sospetto che si rivela un protettore della giovane. Grazie ancora per le emozioni e per la suspence che hai saputo regalarmi. Appena esce un nuovo romanzo di una cosa sono certa: mi aspettano notti insonni.

Sicuramente un grandissimo libro. Anche con quest'ultimo suo lavoro Deaver si dimostra forse il miglior scrittore thriller che il mercato contemporaneo internazionale possa offrire. Oltre alla trama decisamente avvincente farcita da risvolti storici narrati superbamente, ciò che colpisce è l'analisi attenta dei comportamenti umani dei protagonisti, perchè oltre al celeberrimo Rhyme e alla sua amata Amelia, spiccano anche in modo marcato le personalità dei suoi fidi collaboratori come Thom, Bell, Sellitto (insolitamente nervoso), traspaiono le loro paure, i loro timori, i loro piccoli difetti e le loro virtù narrati con una maestosità tale da allibire anche il lettore più esigente. La "sedia vuota" secondo me è stato il più grande capolavoro di Deaver per cui le 5 stelle sono esclusivamente appannaggio di tale opera, ma quest'ultima fatica merita sicuramente una grande attenzione anche a dimostrazione del fatto che potranno pure passare gli anni, è fisiologico, ma questo autore continua ad incollare milioni di lettori alle pagine dei suoi libri regalando ad ogni attimo emozioni, suspence e ripetuti colpi di scena tali da far perdere il sonno. Avvincente, coinvolgente ed assolutamente da comprare!

In questo libro scoprire il lato tenero di Rhyme è stato bello, ora il personaggio mi piace di più. Lo consiglio a tutti.

Non è sicuramente, a mio avviso, il libro migliore di Deaver. E neanche la storia migliore di L.Rhyme. Però si lascia leggere (classica lettura estiva da sotto l'ombrellone!) In verità mi aspettavo di più da Deaver. E visto che finalmente è ritornato ad utilizzare il suo personaggio "di punta": L. Rhyme, ci si aspettava qualcosa di più. Sinceramente, a questo suo ultimo lavoro, ho apprezzato molto di più il "Giardino delle belve" che non è il massimo del repertorio di Deaver. Anch'io ho apprezzato il "cameo" di Parker Kincaid. Speriamo sia il preludio ad un ritorno di questo personaggio molto apprezzato dal sottoscritto, ma evidentemente un po' meno dal suo creatore.

Bellissimo, lascia in suspence fino all'ultima pagina. L'ho letto molto volentieri e tutto d'un fiato.

Fidatevi... leggete Agatha Christie, che è molto meglio...

Decisamente mi aspettavo molto di più da Deaver! Mi ha deluso e non poco... Poca suspence anche se molto ben scritto. La storia ti fa intravedere un movente costruito fin nei minimi particolari... ma alla fine si traduce in un flop. Poco "corposo". Meglio sicuramente "L'uomo scomparso". Anche se Deaver rimane un grande scrittore questa volta l'entusiasmo è sparito dopo qualche capitolo...

Sicuramente ne ha scritti di migliori, ma è comunque un libro che si legge bene e pieno di sorprese.

Devo ammettere che non conoscevo questo autore. Ho comprato questo libro e... ho fatto bene, le mie sensazioni sono sempre ben risultanti... ho scoperto un autore che non ti permette di allontanarti dalle pagine che stai leggendo. Avvincente, sorprendente e non banale, nulla è scontato nell'esposizione dei personaggi. Non puoi dire che tutto sia scontato, nulla lo è con questo autore. I personaggi che credi di aver designato in un modo alla fine scopri che sono l'opposto della designazione fatta. Mi ha preso, lo consiglio.

Deaver ha scritto di romanzi molto migliori come La lacrima del diavolo, Il collezionista di ossa e Profondo blu ma questo è carino, pieno di colpi di scena, avvincente.

Non conoscevo Deaver ed i suoi romanzi; ho, casualmente, letto le recensioni del libro "La dodicesima carta" ed, incuriosita, ho deciso di comperarlo: devo ammettere che sono stata molto contenta di averlo fatto. Ho letto "La dodicesima carta" in tre giorni in ogni momento libero: la curiosità di sapere come finiva era troppo forte! Lo stile con cui Deaver scrive, infatti, è appassionante e coinvolgente! Sicuramente leggerò anche gli altri libri della serie che vede come protagonista Lincoln Rhyme.

Ho letto altri libri dello stesso autore, ma il suo tenere il fiato sospeso non tramonta mai: anche se non è il primo, è capace di intrattenere il lettore fino all'ultima pagina con suspanse e colpi di scena.

Deaver è un grande... ti lascia incollato alle sue pagine dalla prima all'ultima... fantastica la sua maniera di raccontare... Non ho optato per le 5 stelline solo perché ho preferito il finale di altri suoi libri... Ma merita molto nel suo insieme anche questo...

Una vera rivelazione, è il primo libro che leggo di Deaver ma l'ho trovato davvero avvincente. Un personaggio molto particolare questo Rhyme che coinvolge ed incuriosisce. Da leggere.

Non fosse per il finale assurdo creato per assecondare le intuizioni di Rhyme meriterebbe un punteggio più alto. Apprezzabili i colpi di scena.

Era il primo libro di Deaver che leggevo... Nulla da dire, sicuramente è un grande scrittore di thriller e questo lo si capisce già dalle prime pagine, dai poliedrici punti di vista con cui descrive le primissime scene... Ma oltre che alla forma(indiscutibile), occorre anche sostanza, ed in questo libro ce n'è davvero molto poca: tematica e trama brutte e noiose, sicuramente non interessanti e accattivanti per chi vive lontano dai ghetti americani. Per non parlare della "dodicesima carta", di cui si parla praticamente solo nella copertina e nel suo risvolto!!! uno specchietto per le allodole, insomma! Decisamente brutto. Da dimenticare.

Rispetto a libri come 'Lo scheletro che balla' o 'La sedia vuota' gli manca qualcosa, anzi molto. E' come se l'autore avesse voluto concentrarsi di più sulla psicologia, sulla storia (intesa come materia scolastica, come storia di eventi passati) e su un'analisi forse un po' approssimativa del mondo giovanile che sulla trama gialla e/o sul suspence. Il colpo di scena magari c'è anche ma dà la sensazione che sia un po' una scappatoia dell'ultimo momento tanto per trovare qualcosa che possa stupire. Se vi piace lo scrittore val la pena di leggerlo, altrimenti vi consiglio i primi due che ho citato e lasciate stare questo.

Volevo controbattere a chi sa considerare la questione solo in bianco o in nero. è vero, Deaver in questo romanzo ha deluso alcune delle aspettative che i suoi lettori avevano (i lettori che lui dice di rispettare molto), ma non credo che nessuno finora abbia considerato un discorso a tutto tondo. Ed è quello che intendo fare io, con la seguente analisi. Pregi: In questo romanzo Deaver ha decisamente approfondito la componente psicologica dei due protagonisti, Rhyme e Sachs, "avvicinando" in questo i lettori a sé, sebbene il detective quadriplegico appaia piuttosto piagnucoloso. Inoltre mi è piaciuto che finalmente Deaver abbia fatto emergere personaggi che nei precedenti romanzi non erano stati sufficientemente approfonditi. Mi riferisco a Lon Sellitto e alla sua crisi psicologica nella prima tranche del romanzo, il che mi ha veramente sorpreso. Infine, lo stile nel periodare di Deaver non è calato di qualità e non annoia mai. Difetti: prima di tutto, la traduzione non fa molto onore al testo. Ho letto "il collezionista di ossa", con un altro traduttore, e confesso che mi è piaciuto molto di più. Inoltre, la recensione sul risvolto del libro è trita e non invoglia molto il lettore: la mia curiosità, lo confesso, è aumentata solo quando ho letto di più su internet. E passiamo alla storia. Un po' lunghina, anche se non come "L'uomo scomparso", che mi ha interessato per l'argomento trattato, ma ha accumulato, secondo me, troppi finali: bisogna sempre capire quando smetterla; del resto la vicenda va bene, anche se vi sono decisamente meno colpi di scena e meno suspance degli altri romanzi di Deaver. E' come se non l'avesse scritto lui: somiglia decisamente al classico thriller-poliziesco formato statunitense, e la mano di Deaver si avverte molto meno che in altre opere. Il titolo, inoltre, sebbene stuzzicante, non è mai stato un pregio dello scrittore: quasi sempre include dettagli nei titoli, che poi appaiono sconclusionati. In conclusione, quest'opera è inferiore, per qualità, al collezionista di ossa. Ho finito. Alla faccia di chi usa solo bianco e nero.

Nessun commento:

Posta un commento