L'angolo dedicato ai libri del blog "Dentro al Replay"

lunedì 5 maggio 2008

"Il marchio di Giuda" di James Rollins: impressioni a caldo

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James Rollins - IL MARCHIO DI GIUDA

Una giovane donna irrompe nella casa di Grayson Pierce, agente segreto della Sigma, e sviene tra le sue braccia. Sconcertato, lui la riconosce all'istante: è Seichan, membro di spicco di una potente organizzazione terroristica. La donna è gravemente ferita e ha con sé un oggetto piccolo ma prezioso: un obelisco di pietra su cui sono incisi simboli di una lingua antichissima, addirittura antecedente ai geroglifici. Cosa significano quei segni? E chi vuole uccidere Seichan? In un'isola sperduta dell'arcipelago indonesiano, si diffonde un'epidemia devastante, che costringe le autorità sanitarie a requisire una lussuosa nave da crociera, così da isolare gli uomini e le donne contagiati da un virus letale e sconosciuto. Tuttavia, soltanto poche ore dopo, alcuni pirati abbordano la nave e, ignorando il ricchissimo bottino, concentrano invece la loro attenzione sugli individui infetti e sugli scienziati che stanno investigando sull'accaduto, tra i quali ci sono Lisa Cummings e Monk Kokkalis, agenti della Sigma. Perché quell'epidemia è così importante? E in quale modo è legata all'enigmatico obelisco e al misterioso viaggio di ritorno di Marco Polo dalla Cina, mai raccontato nel "Milione"? Da Washington al Sud-est asiatico, dal Vaticano a Istanbul, gli agenti della Sigma sono gli unici a poter scongiurare una minaccia che la Storia sembrava aver cancellato per sempre. Ma non potranno fidarsi di nessuno, perché chiunque, amico o nemico, potrebbe avere il "marchio di Giuda".

Editrice Nord (Collana "Narrativa Nord")
2007 - 492 pagine, rilegato - € 18,60



James Rollins, al secolo James Czajkowski, svolgeva la professione di veterinario alla quale si dedica oggi solo saltuariamente essendo diventato
uno scrittore di successo.
Dopo il successo di critica e di pubblico degli altri romanzi della stessa serie Sigma Force pubblicati in Italia, "La mappa di pietra" (2005) e "L’ordine del sole nero" (2006), con questo nuovo romanzo ricco di colpi di scena, Rollins conferma il suo grande talento di narratore in grado di coniugare tecnica, scienza, storia e una trama fitta di personaggi appassionanti e di colpi di scena.

E' un libro che mi ha appassionato da subito, tenendomi letteralmente incollato alla storia dalla prima all'ultima pagina grazie alle avventure in luoghi esotici e misteriosi dei personaggi molto ben delineati, e anche per un sapiente mix di riferimenti storici e fantascienza.
La storia fa infatti riferimento ad un mistero legato a Marco Polo, sollevando interrogativi sulla scomparsa nel nulla della flotta navale che scortava l'esploratore veneziano nel viaggio di ritorno dalla corte del Kublai Khan e sulla sua presunta storia d'amore con la principessa Cocacin che lo stesso Polo doveva scortare fino in Persia dal suo pretendente sposo.
Rollins si sofferma molto sullo stato d'animo dei personaggi descrivendo in maniera dettagliata le varie situazioni con l'intento di trasmettere la rabbia, la paura e l'amore provato dai protagonisti nell'interminabile e avvicente gioco al gatto e la volpe.
I continui salti del racconto che intrecciano parallelamente tre situazione in posti diversi, accomunate da un unico filo logico che porterà poi alla conclusione del racconto, rendono il romanzo, a mio giudizio, perfetto come sceneggiatura per un film d'azione di successo, e chissà che qualche produttore di Hollywood non ci stia già pensando...

Un libro consigliatissimo, per gli amanti del genere ma non solo.
Io, intanto, inserisco James Rollins tra i miei autori preferiti...

Fonte foto: dalla rete



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venerdì 18 aprile 2008

"La voce dei Meil'ar" di Roberta Belli: impressioni a caldo

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Conobbi tempo fa Roberta Belli come (geniale) fotografa: mi capitava di incrociarla sul portale di fotografia Photo4u.org, dove si presentava con il nick "Robyna", in occasione dei contest a tema che il sito proponeva.
Ad ogni concorso le sue foto arrivavano puntualmente ai primi posti, grazie alla genialità (mi ripeto) interpretativa del tema assegnato unita all'abilità tecnica, fotograficamente parlando.
Della Roberta Belli fotografa ho trattato recentemente (se ti va, leggi qua l'intervista), ma oggi parlerò della Roberta Belli scrittrice.

Qualche mese fa venni a conoscenza sul suo blog "Miss Grumbler" che la giovane sociologa romana aveva scritto nientemeno che un romanzo fantasy, e che lo stesso era disponibile in libreria.
E così, spinto dalla curiosità, lo ordinai immediatamente, aspettai un paio di mesi prima di averlo in mano e pochi giorni fa ne terminai la lettura... e mi resi conto che ogni cosa che fa quella ragazza le riesce bene!


Roberta Belli - LA VOCE DEI MEIL'AR

"La voce dei Meil'ar" è il primo romanzo della trilogia intitolata "Le terre di Glorinant".
Nel mondo di Glorinant uomini e donne rivestono ruoli particolari: ai primi, almeno ai più talentuosi, spetta il compito di esercitare la magia, grazie al potere dei Meil'ar; alle seconde, o meglio a chi ha il coraggio di intraprendere la carriera di "tengal", quello di mettere la propria vita al servizio di un mago, per difenderlo dai mille pericoli che costellano la sua esistenza.
Ma un mago e il suo tengal sono molto più di un affidato e di una guardia del corpo: sono due anime affini, a volte due compagni di vita, due esseri intrecciati in modo indissolubile.
Tre ragazze calcano questa strada, ognuna con un intento diverso: Velka, che inconsapevolmente spera di lasciarsi alle spalle una squallida vita di espedienti; Rymm, a caccia di fama e avventura; Alberya, che cerca risposta a una triste verità.
Fortuite circostanze intrecciano i destini di queste giovani donne, così diverse tra loro, ma ugualmente pronte ad affrontare l’ignoto.

Titolo: La voce dei Meil'ar
Prezzo: € 18,00
anno 2007, 316 pagine
Editore:
Il Filo (collana Nuove voci).


Dico subito che è la prima volta che leggo un romanzo fantasy, non ho quindi un paragone concreto da fare con altri racconti del genere, e comunque non me la sentirei di scomodare il Signor Tolkien...
Ma questo libro mi è piaciuto molto, la storia mi ha coinvolto notevolmente, e lo capisco dal fatto che, pur a distanza di giorni dall'everlo terminato, mi ritornano spesso alla mente i nomi e le figure dei personaggi principali.
A questo proposito c'è da dire che nel libro non c'è un protagonista assoluto, ma la storia si sviluppa e coinvolge più figure sullo stesso piano; e sono tutte donne.
Oserei dire, a tal proposito, che la Belli ha scritto il primo fantasy femminista! ;-)

Pur con uno stile a tratti ancora acerbo (ma è la prima esperienza come autrice di romanzi, e si può perdonare), la scrittrice descrive minuziosamente gli ambienti e le atmosfere nelle quali si svolge la scena, riuscendo a caratterizzare e a rendere familiari i numerosi personaggi della storia in maniera graduale; è davvero facile fare confusione con tanti personaggi e con tutti quei nomi effettivamente parecchio complicati.
A questo proposito non sarebbe stato male riportare sul libro le informazioni che l'autrice pubblica sul blog ufficiale de "La voce dei Meil'ar": la mappa delle Terre di Glorinant e lo schema astrale della Notte dell'Yridianemon.
Sicuramente questa mancanza non dipende da lei, ma da scelte editoriali (leggi: costi).

La storia è comunque molto gradevole, pur iniziando lentamente con la narrazione delle vicende che portano le tre principali protagoniste a diventare lottatrici Tengal; ma il finale è decisamente coinvolgente, tra maghi potenti, guerriere indomite, intrighi e segreti, lasciando il lettore con il desiderio di sapere "come andrà a finire".

Insomma, un libro consigliatissimo, soprattutto agli appassionati del genere (ma non solo loro); e speriamo che Roberta abbia già a buon punto la stesura del secondo episodio di questa entusiasmante saga fantasy...

Concludo riportando due commenti al libro trovati in giro per il web:

Finalmente una autrice fantasy italiana a livello dei grandi nomi internazionali. La voce dei Meil'ar non assomiglia a niente di già letto, ha una sua anima, un suo filo logico ha la potenza di un coro di personaggi ben delineati, coerenti e articolati; la trama è avvincente al punto che vi posso dire con tutta sincerità che l'unica nota veramente negativa di questo romanzo è non avere già il seguito davanti. Spero che la casa editrice provveda presto! Voto: 5/5

Un libro coinvolgente e ben scritto, per niente scontato ed originale nei temi e negli espedienti. Dopo poche pagine,ci si ritrova ad affezionarsi ai personaggi, e a condividerne emozioni e paure. Lascia con il fiato sospeso per tutto il corso della trama. Spero davvero di poterne leggere al più presto il seguito! Voto: 5/5




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lunedì 25 febbraio 2008

"Lo scrigno del male" di Martin Langfield: impressioni a caldo

Ho da poco finito di leggere "Lo scrigno del male" di Martin Langfield che, sinceramente, non saprei se definire un thriller, un romanzo di fantascienza, un giallo o un fantasy a sfondo esoterico.
Confesso che mi avevano molto incuriosito, nell'acquisto, il titolo e la copertina, nonché le note che seguono:

Martin Langfield - LO SCRIGNO DEL MALE

La vita di Robert Reckliss, direttore della sede newyorchese di un'agenzia di stampa, sta andando in frantumi: in seguito al suicidio di un industriale intervistato dalla sua redazione, è stato sospeso dal lavoro, e il suo matrimonio sta attraversando una grave crisi, iniziata dopo che la moglie ha perso il figlio tanto atteso. Come se non bastasse, una mattina Robert riceve un pacco speditogli da Adam, un amico di cui ha perso le tracce dopo l'università. L'involucro contiene una piccola scatola di metallo e un biglietto scritto a mano, che recita semplicemente: "Ti prego, aiutami. Non c'è tempo". La scatola contiene poi due chiavi e una parola: "Vitriol". All'inizio, Robert pensa sia solo l'ennesimo rompicapo escogitato da Adam, grande appassionato di enigmi. Ben presto, però, si trova invischiato in una serrata caccia al tesoro, condotta sopra e sotto le strade di Manhattan, che ha ben poco del gioco e della finzione: l'obiettivo è disinnescare un arcano ordigno, che di lì a una settimana distruggerà New York e, probabilmente, l'intero Occidente. Soltanto rintracciando sette chiavi e superando sette prove fisiche e spirituali, Robert potrà trovare e disinnescare l'arma più potente che l'uomo abbia mai conosciuto.

"Lo scrigno del male" di Martin Langfield (The Malice Box, 2007), traduzione di Laura Prandino, Editrice Nord, collana Narrativa 302, pag. 474, euro 18,60.

L’autore è nato nel 1962 a Peterborough, in Inghilterra. Per vent’anni ha lavorato alla Reuters come corrispondente e questo lo ha portato a vivere in numerosi paesi del centro e del sud America e anche a Cuba, in Spagna e negli Stati Uniti, paese dove si è stabilito dal 1999.


Diciamolo pure: un po' me l'aspettavo che non fosse un romanzo "imperdibile" e quindi non posso lamentarmi più di tanto della parziale delusione.
La storia è molto particolare, una sorta di (improbabile) caccia al tesoro via GPS per le strade di Manhattan con l'obiettivo finale di salvare il mondo da una minaccia spaventosa: una bomba psichica di immenso potere distruttivo, lo "Scrigno del Male" appunto, ovvero il Ma'rifat'!
L'ordigno,
per la cui costruzione vengono tirati in ballo gli appunti alchemici dell'ultimo dei maghi, Isaac Newton, che avrebbe segretamente trovato la formula della Pietra Filosofale, è pronto ad esplodere per ripulire il simbolo dell'Occidente dai suoi peccati, e potrà venire disinnescato solo da chi saprà portare a termine una "Via" composta da sette prove spirituali e purificatrici, ispirate alla sequenza dei chakra e alla spiritualità indù: terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente e spirito.
Il tutto è amalgamato da una storia d'amore trainante, da rapporti d'amicizia e legami di sangue che vengono svelati con frequentissimi
salti temporali (che a dire il vero, a volte, più che illuminare fanno confondere le idee al lettore).

Insomma, una trama perfetta per un film d'azione di serie B, ma un po' troppo ripetitiva e assurda da leggere in un libro.
Di buono c'è che
Martin Langfield ci fa conoscere in maniera molto ben dettagliata parecchi lati nascosti della Grande Mela, e anche la paura, l'angoscia e il timore di un nuovo 11 settembre provato dal popolo americano; l'autore ha infatti dichiarato di aver tratto ispirazione per il racconto proprio dall'attentato alle torri gemelle del 2001.

Conclusioni: consigliare o sconsigliare la lettura di questo libro?
Non saprei... a me non è piaciuto moltissimo, ho un po' faticato a giungere alla fine della storia, ma sotto certi aspetti qualche nuova conoscenza me l'ha lasciata; insomma, dipende dai vostri gusti.
Magari, però, prima di acquistarlo, andate a cercarvi qualche recensione su internet.
Io ne ho trovate pochine, le riporto a titolo di curiosità:


Assurdo. Nella fase di scelta di questo libro mi sono fatto attrarre della trama che, parlando di una caccia al tesoro con enigmi da risolvere, sembrava intrigante, ma alla fine mi sono trovato ad affrontare poteri della mente e forze spirituali. Più che un thriller mi è sembrato un trattato di esoterismo, sull'onda della New Age. Io non sono riuscito ad andare oltre la pagina numero 100, pertanto lo sconsiglio vivamente ai non amanti del genere. Attenzione ai libri della Nord, perchè alcuni vanno davvero al di là della semplice comprensione.

Forse appartengo ad una generazione che non sa apprezzare romanzi fortemente onirici, fatto sta che ho sinceramente faticato a seguire la trama di questo libro trovandolo, a dire il vero, piuttosto noioso.

La trama è scontata, già nel prologo si capisce come andrà tutto il libro e vengono ripetute mille volte le stesse cose: una noia mortale!
L'unica cosa positiva è che il libro fa conoscere i lati nascosti di Manhattan e fa venire voglia di visitarla.

giovedì 24 gennaio 2008

"La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones: impressioni a caldo

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Ho terminato di leggere, due giorni fa, un bel romanzo; anzi, direi che sono giunto alla fine (a malincuore) di un romanzo che mi ha parecchio appassionato: "La Cattedrale del Mare", il libro di Ildefonso Falcones.

Di Barcellona, dove esercita la professione di avvocato specializzato in diritto civile, alla sua prima esperienza con un romanzo storico e fino ad oggi a me sconosciuto come autore: il lavoro di Falcones ha attirato l'attenzione del mio sguardo sullo scaffale della libreria grazie all'elegante copertina, ha stuzzicato la curiosità di leggerlo grazie al titolo che ha richiamato in me atmosfere "già sentite", ha acceso il desiderio di acquistarlo grazie alle note della critica riportate sul retro.

Lo scrittore spagnolo ha veramente fatto un ottimo lavoro, non c'è che dire...
Da appassionato dell'opera di Ken Follett, è stato inevitabile paragonare e valutare il romanzo di Falcones prendendo come peso e misura il lavoro cult dello scrittore gallese, "I pilastri della terra": i punti in comune tra le due opere saltano presto all’occhio, a cominciare dall’evolvere della trama intorno a una cattedrale gotica nel medio evo alla costruzione della quale il protagonista è interessato in prima persona.

Ne "La Cattedrale del Mare" il protagonista disegna una parabola umana che lo porterà (a dire il vero, in maniera non molto credibile per l'epoca) agli antipodi delle proprie umili origini, in un imprevedibile e avvincente crescendo di eventi che tocca l’apice nelle liberatorie pagine finali, passando attraverso amori avversati, amicizie leali, guerre, vendette personali, pestilenze fino allo scontro con la terribile Inquisizione.
Arnau Estanyol, figlio di Bernat contadino e servo della gleba, scampato alla morte cui era stato destinato, ancora in fasce, dalla crudeltà del locale signorotto feudale, già reo di averne stuprata la madre durante le nozze di questa e di averla poi strappata a lui ed a suo padre, è salvato rocambolescamente da quest’ultimo; il ragazzino cresce poi nella città comitale di Barcellona, dove la sorridente effige della Madonna del Mare, nell’erigendo duomo ad essa consacrata, lo avvince col suo aspetto materno, ottenendone spassionata e sempiterna devozione.
Il resto... è scritto nel romanzo, non voglio anticipare ulteriormente le vicende del protagonista.

Ildefonso Falcones ha riscritto questo libro una decina di volte prima di trovare qualcuno che lo pubblicasse, e dobbiamo essergli grati per questa sua perseveranza: le 640 pagine del libro si leggono bene senza tentennamenti, senza annoiare il lettore che anzi, grazie allo stile descrittivo dello scrittore spagnolo, si sente accompagnato per mano nelle strade assolate della Barcellona del quattordicesimo secolo, ode le voci e il frastuono dei mercati, sente l'odore salmastro della spiaggia... e "vive" in prima persona i sentimenti, le passioni e le paure dei protagonisti.
La ricostruzione dell'ambientazione storica è minuziosa, approfondita fino a renderla quasi "enciclopedica", capace di immergerci in un'epoca lontana in senso temporale ma non così lontana dalle nostre origini; inoltre il libro ci consegna una quadro in movimento di un'età in cui potere e religione si sfidavano continuamente, specie in Spagna dove il Re era anche il difensore della chiesa.

Un libro consigliatissimo, che non deluderà neanche chi non ama particolarmente i romanzi storici.

Fonte foto: dalla rete



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venerdì 4 gennaio 2008

"Il vecchio e il mare" letto ai bambini

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Oggi è una giornata dedicata ai libri: dopo aver parlato di Harry Potter, porto l'attenzione su un autore classico, nella fattispecie Ernest Hemingway.
Alzi la mano chi non ha ancora letto "Il vecchio e il mare"!

Ok, potete abbassarle, vedo che non siete in molti... ;-)
Ora, la domanda è: secondo voi "Il vecchio e il mare" è un romanzo adatto anche ad essere letto ai bambini?
La mia risposta è si.

Mio figlio ha sei anni, e più o meno da tre anni a questa parte l'ho abituato ad addormentarsi con la lettura (da parte mia) di una storia; ora sta iniziando a leggere da solo, ma voglio continuare ancora un po' con questa abitudine, dopotutto leggere per lui mi ha fatto riscoprire la bellezza di un bel libro prima di addormentarsi, un piacere che ho ritrovato dopo parecchi anni.
Prima di iniziare a leggere direttamente dai libri, gli raccontavo delle favole "a memoria", e a volte mi inventavo anche delle storie al momento (sono nati così i miei racconti brevi "il tonno con il buco nella pancia" e "lo gnomo del divano").

Una sera, non sapendo che storia inventare, mi ritornarono in mente le avventure di un vecchio pescatore che avevo parcheggiato da qualche parte nella memoria parecchi anni prima.
Iniziai così a narrare le vicende di un anziano signore di nome Santiago che viveva in un paesino sull'oceano dell'isola di Cuba, e che usciva in mare con la sua barchetta con la speranza di catturare un pesce enorme, un Marlin.
E dopo tante sofferenze ci riusciva! Il pesce più grosso che avesse mai visto nella sua lunga esistenza, ma che il mare si riprendeva subito, facendolo divorare dagli squali.
Ma il vecchio, nonostante la "sconfitta", ne usciva vincitore una volta ritornato al porto pur trascinando con sé, come unico trofeo della sua pesca, lo scheletro del Marlin, suscitando l'ammirazione e il rispetto di tutti i pescatori del paese.

Per alcune sere mio figlio volle che gli raccontassi le avventure del vecchio pescatore; la storia gli era talmente piaciuta che se, nel raccontarla, cambiavo qualche parola o qualche passaggio, mi correggeva immediatamente.
E così, lo scorso anno, all'età di cinque anni, gli lessi il romanzo: poche pagine per sera, e lui lo seguì appassionatamente.
E appena troverò una serata adatta, conto di vedere insieme a lui anche il film tratto dal romanzo
con Spencer Tracy, quello del 1958 in bianco e nero.

I bei romanzi non hanno età.


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"Harry Potter e i doni della morte": appuntamento a mezzanotte?

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L'appuntamento per i fans di Harry Potter è per questa sera, venerdì 4 gennaio 2008, a mezzanotte in punto nelle librerie di tutta Italia: il maghetto più famoso del mondo sarà lì ad attenderli, con il settimo (e ultimo?) volume delle sue avventure, che si preannuncia come la più avvincente tra tutte le puntate pubblicate.

Il titolo del volume è "Harry Potter e i doni della morte", edito da Salani Editore.
Già da parecchio tempo il testo con la traduzione non ufficiale del libro circolava per il web, tant'è che dalla scorsa estate ne ho una copia in pdf parcheggiata sul mio desktop, pur non avendola mai letta.
Non credo che farò la fila questa sera, al freddo, fuori dalla libreria...
Mi piacciono molto le avventure del personaggio di J.K. Rowling, in questi giorni sto leggendo a mio figlio il terzo volume della saga ed abbiamo già parcheggiato sul comodino il quarto; ci sarà quindi tempo e comodo per acquistare i restanti tre volumi...

Voglio però anticipare le prime righe del volume in uscita questa sera; non è uno scoop, ma vediamo quanto la traduzione ufficiale si discosterà da quella "abusiva"...

I due uomini apparvero dal nulla, a pochi metri l'uno dall'altro nella stretta strada illuminata dalla luna. Per un istante rimasero fermi, le bacchette dirette l'una al petto dell'altro; poi, riconosciutisi, riposero le bacchette nei rispettivi mantelli e iniziarono a camminare velocemente nella stessa direzione.
"Novità?" chiese il più alto dei due. "Le migliori" rispose Severus Piton.

Non mi resta che augurare buon divertimento e buona lettura a chi parteciperà alla "notte magica" in compagnia del maghetto di Hogwarts.


Fonte immagini: dalla rete.


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sabato 8 dicembre 2007

"La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones

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Stamattina, mentre ero in un centro commerciale, ho fatto un giro nel reparto riservato ai libri, e i miei occhi sono stati attirati, tra tante immagini, da una copertina in particolare.
Sarà stato forse quel rosone di chiesa gotica che subito mi ha richiamato alla memoria la copertina e le atmosfere de "I pilastri della terra" di Ken Follett, chissà...
Fatto sta che ho preso il libro in mano e ho letto il nome dell'autore: "La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones.

Barcellona, XIV secolo.
Nel cuore dell'umile quartiere della Ribera gli occhi curiosi del piccolo Arnau sono catturati dalle maestose mura di una grande chiesa in costruzione.
Un incontro decisivo, poiché la storia di Santa Maria del Mar sarà il cardine delle tormentate vicende della sua esistenza.

Figlio di un servo fuggiasco, nella capitale catalana Arnau trova rifugio e quella sospirata libertà che a tutt'oggi incarna lo spirito di Barcellona, all'epoca in pieno fermento: i vecchi istituti feudali sono al tramonto e mercanti e banchieri in ascesa, sempre più influenti nel determinare le sorti della città, impegnata in aspre battaglie per il controllo dei mari.
Intanto l'azione dell'Inquisizione minaccia la già non facile convivenza fra cristiani, musulmani ed ebrei...

Personaggio di inusuale tempra e umanità, Arnau non esita a dedicarsi con entusiasmo al grande progetto della "cattedrale del popolo".
All'ombra di quelle torri gotiche dovrà lottare contro fame, ingiustizie e tradimenti, ataviche barriere religiose, guerre, peste, commerci ignobili e indomabili passioni, ma soprattutto per un amore che i pregiudizi del tempo vorrebbero condannare alle brume del sogno...

Non avevo sentito nominare né il titolo né l'autore, ma la lettura delle note all'interno della copertina mi sono bastate per far sì che ora quel libro sia parcheggiato sul mio comodino.
Più tardi, a casa, ho scoperto cose molto interessanti relative a questa pubblicazione... vedremo se la lettura confermerà i molteplici giudizi positivi che ho letto in rete.

Fonte foto e testo: dalla rete


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venerdì 7 dicembre 2007

"Mondo senza fine" di Ken Follett: impressioni a caldo

"Mondo senza fine", il nuovo romanzo di Ken Follett, è uscito in Italia, in prima mondiale assoluta, lo scorso 18 settembre 2007.
Quello stesso giorno io ero in libreria, puntuale, per comprarlo (ed ho portato anche le prove dell'acquisto in questo post!).
Due giorni fa, quindi dopo due mesi e mezzo dall'acquisto, ho portato a termine la lettura delle 1.370 pagine che lo compongono, e provo ora a scrivere un giudizio quanto più obiettivo e, spero, non influenzato dalla lettura delle numerose recensioni presenti in rete.

Intanto un battuta sul titolo "Mondo senza fine": forse sarebbe stato più azzeccato chiamarlo "libro senza fine" perchè il romanzo, pur molto interessante e godibile, a un certo punto dà l'impressione che si stia seguendo una telenovela, una sorta di "Beautiful" follettiana dove intrecci tra parentele, gelosie, amori eterni, corna, figli nati da tradimenti coniugali, suore e frati dalle "tonache bollenti", stupri, omicidi, misteri, ecc. ecc... la fanno da padrona.
Insomma, la fine del romanzo sembra non arrivare mai, e si tira un respiro di sollievo quando (finalmente) si arriva all'ultima pagina, scoprendo il lieto fine auspicato nelle 1.300 pagine precedenti.
Non che sia un brutto romanzo, tutt'altro, ma è inevitabile fare il paragone con quel capolavoro che fu I pilastri della terra”, romanzo che narra le vicende ambientate nella stesso villaggio di Kingsbridge, ma due secoli prima, al tempo della costruzione della cattedrale gotica.
I due racconti, seppur definibili uno il clone dell'altro, sembrano quasi narrati da due scrittori diversi: "I pilastri della terra" risulta molto più intrigante e coinvolgente, mentre "Mondo senza fine" è un po' più scontato nelle vicende, facendo spesso ricorso a scene di sesso quasi a far pensare che questo rappresenti un'esca da parte dell'autore per mantenere vivo l'interesse del lettore.

C'è poi una cosa che mi ha fatto riflette sullo stile del romanzo: alcuni passaggi sono ripetitivi e spesso risultano un po' fastidiosi (ma dopotutto, vista la mole del romanzo, alcune volte ci sta di fare un riassunto per ravvivare nella memoria del lettore fatti avvenuti parecchie pagine indietro); in altri brani, poi, il modo di illustrare la scena ha uno stile non proprio tipico di Follett, e mi viene in mente la descrizione dello scenario di guerra in Francia come esempio.
Insomma, viene da pensare che lo scrittore gallese si sia fatto dare un "aiutino" da qualche altro scrittore per alcune parti del romanzo, quasi che abbia dato in "appalto" in più stralci la stesura del romanzo dopo aver stabilito il percorso guida.

Quanto, poi, alle critiche lanciate dalla Chiesa in riferimento alle vicende contenute nel romanzo che incolpano il clero di non essersi adoperato a prestare aiuto alla povera gente al tempo dell'infuriare della peste, ma anzi di essere scappato in cerca di scampo... beh, che devo dire... è un romanzo, non è un trattato di storia medievale: cerchiamo di valutare con un po' di buonsenso.

In conclusione: "Mondo senza fine" è un ottimo romanzo, sarebbe stato forse un eccellente romanzo se non avesse dovuto "combattere" la fama del suo predecessore.
Lascia però sempre il dubbio che dietro la scrittura di questo romanzo da parte del bravo Ken Follett ci sia, più che l'auspicio di dare un seguito alle vicende che tanto appassionarono i lettori dei "pilastri" in tutto il mondo, il desiderio di rimpinguare (e di parecchio) il proprio conto in banca.
Desiderio ampiamente esaudito, immagino...

Fonte foto: dalla rete

martedì 20 novembre 2007

A tavola con Harry Potter

Avevo già parlato di lei in questo post: la mia amica fotografa/scrittrice/cuoca Luisa Vassallo mi ha fatto ieri una bella sorpresa, facendomi recapitare a domicilio dalla sua Casa Editrice (Edizioni Ancora) il suo ultimo libro: "A tavola con Harry Potter".

Canon EOS400D - Tamron 17-50 F/2.8 XR Di II
1/100 - F2.8 - ISO200 @ 36 mm.

Canon EOS400D - Tamron 17-50 F/2.8 XR Di II
1/100 - F2.8 - ISO200 @ 19 mm.

Una volta pensavo che per diventare un bravo cuoco mi ci sarebbe voluto una magia... che fosse la volta buona?? :-)

Ciao Luisa, e grazie!

venerdì 9 novembre 2007

Luisa Vassallo: fotografa, scrittrice e... cuoca

Conobbi Luisa Vassallo diversi anni or sono, quando entrambi frequentavamo assiduamente Usefilm, una comunità virtuale di fotoamatori molto frequentata a livello internazionale.
Pur non avendola mai incontrata personalmente, ho sempre nutrito nei suoi confronti una particolare stima e ammirazione, per la sua innata sensibilità come fotografa e la particolare atmosfera "magica" che riesce a catturare in ogni sua foto.

L'ho conosciuta come fotografa, ma l'ho vista evolversi come scrittrice.

Luisa vive e lavora ad Imperia.
Lettrice da sempre di letteratura fantasy, ma in particolare delle opere Tolkeniane, ha saputo coniugare felicemente nei libri che ha curato, dedicati alla Terra di Mezzo, anche la sua passione di cuoca.

E sì, perchè Luisa, con l'amica Cinzia Gregorutti, ha iniziato per gioco organizzando cene Hobbit con gli amici, raccogliendo poi le ricette nel loro primo libro per "golosy del fantasy": era il 2003 e il libro si intitolava "A tavola con gli Hobbit".

La sfida delle autrici era quella di realizzare un vero libro di cucina a partire dalle ricette e dai riferimenti culinari citati nell'opera di Tolkien. Ne è venuto fuori un libro unico nel suo genere: godibilissimo nella lettura, filologicamente perfetto nelle citazioni e nel contempo pienamente usabile come un normale libro di ricette. Un regalo originale e pratico per gli appassionati di cucina e di Tolkien... che spesso vanno a braccetto. Il libro è organizzato seguendo l'ordine alfabetico delle cibarie tolkieniane oltre ad avere un pratico indice per genere e per menù (dalla prima colazione alla cena). Per chiunque voglia cimentarsi in un pranzo in stile "fantasy" o stupire con qualche piatto rigorosamente letterario. Provare per credere!

Un anno dopo, nel 2004, sempre insieme a Cinzia Gregorutti, fu la volta de "L'erbario di Tolkien. Ricette e rimedi naturali nella Terra di Mezzo".

Le opere del professore di Oxford sono un mare immenso e le autrici di "A tavola con gli Hobbit" questa volta vi si immergono alla ricerca di erbe mediche e ricette per tisane e manicaretti medicali. Dopo una introduzione a opera dell'esperto tolkieniano (e medico) Paolo Gulisano, il volume inizia con la descrizione delle piante e delle erbe (fantastiche e non) presenti nei vari testi della saga del "Signore degli Anelli", per giungere ai vari usi nella "medicina naturale". Per finire una sezione dedicata allo... spirito: grappe e liquori aromatizzati. Tutti gli ingredienti sono di origine tolkeniana controllata e garantita, come dimostra l'indice delle citazioni in fondo al testo.


Nel 2005, a chiudere la trilogia dedicata agli Hobbit, Luisa Vassallo pubblica insieme a Paolo Gulisano "Giochi da Hobbit. Feste e divertimenti dalla Terra di Mezzo"

Questo libro chiude la trilogia dedicata all'arte del "buon vivere" nella Terra di Mezzo. Dopo la cucina e la cura di sé, è il momento di una dimensione fondamentale della vita degli Hobbit: il "playing", ovvero la dimensione "ludica" del vivere, così cara a JRR Tolkien. Si tratta di un vero e proprio "ricettario" di quest'arte dello stare insieme, che si ispira direttamente alla saga del "Signore degli Anelli" e da essa trae i molti riferimenti a giochi, feste, scherzi con indicazioni pratiche di come eseguirli.

A questo punto la curiosità e il divertimento erano tali che inevitabilmente Luisa continua a percorrere queste strade del “gusto fantasy”.
Grazie al lavoro di ricerca svolto successivamente con Paolo Gulisano intorno a "Le Cronache di Narnia", Luisa ha avuto modo di approfondire la figura del suo autore, C.S. Lewis, attraverso le sue scelte culinarie che risultano spesso più esotiche, varie e sofisticate rispetto a quelle dell'amico Tolkien.
E' il 2006, e i due autori pubblicano "La cucina di Narnia. Ricette e menu dal mondo di Aslan"

Cosa ci fanno Paolo Gulisano e Luisa Vassallo nelle cucine di Narnia? Curiosi e divertiti si aggirano tra pentoloni che bollono emanando effluvi di soffritto, balsamici vapori di salsine, essenze di primizie e gustose fragranze di carni arrosto. Tra i due c’è chi osserva con l’occhio clinico del medico, constata e prende appunti. Da appassionato di letteratura sa che dietro tutto quel daffare c’è qualcuno che veglia e dirige i cuochi e gli apprendisti - che nutrono nascostamente e umilmente eroi, cavalieri ed esseri fatati - un personaggio eclettico e singolare che ha tessuto le trame di grandi e belle storie: C.S. Lewis.
L’altra firma del libro, poetessa ma famigliare a mestoli e palette, sollevando il lembo di un telo che ricopre una pagnotta messa a lievitare. “Non potremmo capire l’esistenza delle fate se non avessimo conosciuto col palato ma anche col cuore, il sapore del pane o il gusto del latte appena munto. Non potremmo penetrare lo sguardo di un troll senza conoscere il sapore della rucola, e la profondità di un druido senza aver assaggiato i frutti di bosco o aver contemplato il colore del miele d’acacia alla luce della luna…

La pubblicazione più recente di Luisa è dedicata, questa volta, al maghetto più famoso del mondo: Harry Potter.

J.K. Rowling l'ha guidata, insieme a Barbara Paoletti, nelle cucine del suo mondo magico mostrandole quanto uso si può fare di un ingrediente che sta alla base sia della cucina tradizionale che della narrativa: la fantasia.
Nella saga di Harry Potter molte portate non esistono nei ricettari babbani (burrobirra, gelatine tutti gusti + 1, bacchette magiche alla liquirizia, ecc.) e hanno costretto Luisa e Barbara a mettere a dura prova la loro capacità di elaborare ricette completamente nuove sulla base d'indizi legati semplicemente al colore e al gusto che l'autrice ha fornito.
Una sfida che ha dato molte soddisfazioni alle due scrittrici e che, sicuramente, ingolosiranno cuochi e lettori.


Sullo stile dei volumi precedenti che intendono unire il sapore dei piatti al gusto della letteratura, "A tavola con Harry Potter" (in libreria dal 24 ottobre 2007) prevede una prima parte descrittiva e una seconda parte divisa in due ricettari: l’uno babbano e l’altro magico. Entrambi i ricettari sono divisi in voci (primi, secondi, verdure, pesci, dolci) e anche l’ordine interno delle ricette, voce per voce, è alfabetico.
Oltre 200 le ricette presentate, tutte realizzabili, e una sezione dedicata ai più piccoli, per divertirsi e imparare la magia della cucina.



Per chi fosse curioso di sapere qualche altra cosetta riguardo a Luisa Vassallo, lascio i links di due interviste fatte alla scrittrice/fotografa/cuoca da Marina Lenti e da Luca Balduzzi, buona lettura!