Comunicazione di servizio: il blog non è più attivo e aggiornato dal 28 marzo 2012

L'angolo dedicato ai libri del blog "Dentro al Replay"

lunedì 23 agosto 2010

"La luna fredda" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - LA LUNA FREDDA

In una gelida notte di dicembre, con una luna piena che si staglia nel cielo nero di New York e la paura diffusa tra la gente di un nuovo 11 settembre, un killer spietato colpisce due volte a poche ore di distanza. Sulle scene dei delitti lascia il suo "biglietto da visita", un costoso orologio con le fasi lunari sul quadrante e un messaggio firmato "L'orologiaio". Tutto lascia supporre che i due omicidi non siano destinati a rimanere gli unici. Il criminalista Lincoln Rhyme e i suoi collaboratori hanno a disposizione solo poche ore per fermare quel killer geniale e meticoloso ossessionato dal tempo, che pianifica i suoi delitti con precisione cronometrica. E Amelia Sachs fatica a conciliare la caccia all'Orologiaio con la sua prima indagine autonoma, il caso di un apparente suicidio che la porterà a scoprire inquietanti rivelazioni sul proprio passato che potrebbero minare alle basi il particolarissimo rapporto con Lincoln. Fortunatamente compare sulla scena dell'inchiesta un'inattesa quanto provvidenziale alleata per Rhyme: l'agente speciale del Bureau of Investigation della California Kathryn Dance, esperta nella lettura del linguaggio non verbale negli interrogatori. Nonostante Rhyme si mostri scettico sull'attendibilità delle testimonianze e Kathryn nutra poca fiducia sulle prove fornite dai rilievi effettuati, la loro bizzarra collaborazione riesce a smontare quello che via via si configura come un meccanismo a scatole cinesi fatto di inganni e doppi giochi.

Titolo originale: "The Cold Moon", 2006
Casa Editrice Rizzoli (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli)
Traduzione: Andrea Carlo Nappi
465 pagine - € 7,35


LA RECENSIONE DI unoenessuno:
[...] Dopo "La dodicesima carta", avevo il timore che sarei rimasto deluso da tutti libri successivi. Dopo tutta quella azione, colpi di scena... poteva il genio di Deaver superarsi? La risposta è si. Parte come la storia della caccia ad un serial killer, l'Orologiaio, che uccide le sue vittime e lascia loro accanto un orologio (con l'indicatore delle fasi lunari): quasi a sottolineare la lentezza dell'agonia cui sono state sottoposte le vittime. Qual è il piano dell'orologiaio, perchè uccide?
"Sai, stiamo sulla terra per un tempo limitato. Giorni, mesi ... Noi speriamo che siano parecchi anni"
"Giusto"
"E' come se Dio, o qualsiasi altra entità in cui credi, avesse una grande lista di tutte le persone che esistono al mondo. Quando le lancette del suo orologio raggiungono una data ora, è finita. Quelle persone non ci sono più. Bè, io ho la mia lista".
"Dieci persone"
"Dieci persone. La differenza è che Dio non ha una buona ragione per ucciderle. Io sì".

E il caso dell'Orologiaio impegna seriamente Lincoln e la sua squadra: capisce che questo assassino è molto esperto nel non lasciare tracce. Per la prima volta, poi, Amelia, la sua compagna, sta seguendo un altro caso (un finto suicidio di un uomo d'affari): quello che inizialmente è solo "l'altro caso" (rispetto a quello del serial killer), si rivela molto più complesso, per Amelia, che arriva a scoprire un grosso giro di poliziotti corrotti del 118 distretto. Un giro che coinvolge anche qualche pezzo grosso della città. Ma soprattuto che la porta a scoprire una verità imbarazzante sul padre e sul suo passato.
Tra i nuovi personaggi della storia, Deaver ha inserito l'esperta di cinesica Kathryn Dance, che aiuterà negli interrogatori dei sospettati Amelia e Lincoln: è un'esperta nell'osservare il comportamento, le espressioni delle persone interrogate, alla caccia del particolare che ne tradisce lo stato emotivo. Sarà un bello scontro tra lei, cui interessa l'aspetto umano del crimine e Lincoln, inizialmente scettico sulla sua presenza, cui interessano solo l'aspetto scientifico, le prove.
Ma nella seconda parte del libro, quando forse iniziavate ad essere un po' delusi dal solito clichè del serial killer ecco che la storia cambia di colpo. E perderete tutti i punti di riferimento conquistati prima. Deaver è stato geniale nell'architettare una storia complicata e perfetta (perfetta come un orologio, se mi è concessa una battuta): un meccanismo pieno di colpi di scena, dove dietro un mistero se ne nasconde un altro. Nulla è come appare inizialmente, e le difficoltà degli investigatori diventano le difficoltà del lettore a capire dove la storia vuole arrivare.
Un serial killer che non è più un serial killer... anzi no, lo è: è un assassino spietato cui piacciono le sfide impossibili. Capace di prendersi gioco anche di Lincoln stesso. Leggerete e rileggereta le pagine della prima parte del libro, per vedere se la storia raccontata sta ancora in piedi alla luce delle rivelazioni cui si arriva. Come un assassino, costretto a tornare sul luogo del delitto.
E i due casi che arrivano a confluire in un unico caso...
Ma il libro è da apprezzare anche per gli altri spunti che lo arricchiscono: il tema del prima e del dopo. Della città di New York, prima e dopo l'attentato dell'11 settembre che ne ha cambiato per sempre la fisionomia ma anche le abitudini dei newyorkesi. Ne ha accresciuto le paure, cosa succederà la prossima volta?
Ma anche per Lincoln c'è un prima ed un dopo: prima e dopo l'incidente che lo ha trasformato in un tetraplegico di tipo 4. Se il carattere è rimasto quello, la sua vita no. Quella si è dovuta adattare alla nuova esistenza. Un'esistenza a fianco di Amelia, che forse anche questa avrà un dopo diverso dal prima.
Deaver affronta anche la questione dei gruppi estremisti di destra, spesso sottovalutati dalle agenzie investigative, e anche il tema della guerra in Iraq: la paura che rimane addosso ai soldati che tornano a casa, ma anche il senso del dovere per il delicato compito che devono svolgere in quei territori.
Dopo aver tenuto incollato il lettore per tutta la seconda parte, si arriva forse un po' stanchi al finale: troppe emozioni, troppi personaggi e troppi collegamenti tra questi. Forse è questo l'unico difetto del libro. [...]


IL MIO GIUDIZIO:
Deaver non si smentisce mai: ogni libro è un caleidoscopio di emozionanti colpi di scena, niente è veramente come appare, ogni certezza acquisita è destinata ad essere smentita nella pagina successiva... e le trame sono sempre ricche di intrecci al limite dell'equilibrismo letterario.
Nella bibliografia dello scrittore americano troviamo romanzi bellissimi e ed altri semplicemente "belli"; La luna fredda appartiene forse alla seconda categoria, ma ogni libro di Deaver vale comunque la pena di essere letto.
Provare per credere! ;-)


L'AUTORE:
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Sicuramente non uno dei libri migliori di Deaver. L'idea è che sia stato scritto per cavalcare il successo dell'autore e non sia stato ben studiato. Pur essendo scorrevole, il libro non ti prende, poichè tutto scorre velocemente e senza quelle trovate geniali che sorprendono il lettore. Il finale poi l'ho trovato francamente scialbo.

Deaver è decisamente un grande e non solo per le ottime storie che ci propone a ritmo (troppo?) serrato e per l’intuizione che lo ha portato a disegnare personaggi straordinari e originali quali Rhyme e Amelia. Ma Deaver è grande soprattutto perché riesce a scrivere thriller appassionanti anche quando la creatività è in riserva e le evoluzioni della trama sembrano sempre in lotta con l’equilibrio e la credibilità. E’ il caso de "La luna fredda" dove a due terzi del libro, Deaver si scoccia di fare il solito Deaver e si inventa un doppio salto mortale – ravvicinatissimo - nella trama che avrebbe fatto tremare le vene nei polsi al più esperto degli equilibristi (queste evoluzioni sono pericolosissime nel mondo del thriller, come ben sappiamo avendo assistito ai recenti "schianti" di scrittori affermati come Patricia Cornwell, ad esempio...). L’esercizio fa venire i brividi anche a noi lettori, ma la cura dei dettagli è totale – come sempre - l’uscita è elegante, lo stile impeccabile, come se nulla fosse: applausi per il coraggio e per il mestiere dimostrato. La classe non è acqua, decisamente....

E' il secondo libro di Deaver che ho il piacere di leggere e l'ho trovato ottimo. Bella trama che lo scrittore ad un certo punto del racconto arricchisce aggiungendo una deviazione che rende il tutto più emozionante, buona suspense con colpi di scena ben definiti ed integrati nella storia.

Mi mantengo dalla parte di chi come me, è rimasto deluso dall'incredibile svolta imposta dall'autore per generare una sorpresa, ma che a mio modo di vedere, genera una sorpresa negativa perchè la storia muta completamente e diventa piatta, e noiosa oltre che incredibilmente assurda. (Ditemi voi come una persona possa mettere in atto un piano così perfettamente studiato, senza il minimo imprevisto...) Della bravura di Deaver è inutile stare a parlare, rimane uno dei migliori scrittori in circolazione, ed il suo personaggi (L.Rhyme) è uno dei più belli mai letti. Nonostante tutto questa volta speravo un po' meglio.

Lincoln Rhime, il protagonista, risulta così acuto che viene il sospetto che abbia già letto il romanzo e sappia come vada a finire la storia. In realtà "La luna fredda" doveva finire cento pagine prima, restando coerente con la trama iniziale. Alla fine la sfida tra l'investigatore ed il serial killer risulta forzata ed inverosimile. Va detto, invece, che l'Orologiaio e l'esperta in "Cinesica", sono bei personaggi e mi auguro di ritrovarli in un prossimo romanzo con il ritmo e la tensione del "Collezionista di ossa".

Deaver.. bravo.. bravissimo.. e' riuscito a sorprendere con un finale tesissimo e pieno di colpi di scena... il libro fino 2/3 era piatto.. ben descritto ma senza verve, dopo invece diventa entusiasmante, da leggere tutto d'un fiato... si e' vero la trama in alcuni punti e' un po inverosimile.. ma alla fine il risultato e' un libro bello ed interessante... vale sempre la pena di leggere un buon libro di questo autore, non sbaglia un colpo...

Forse il più bel libro di Deaver (dopo l'inarrivabile Lacrima del diavolo), un vero piacere! Strepitoso! La nuova detective è un personaggio simpaticssimo che aggiunge molto.

Ho un debole per Deaver, conosco bene il suo modo di aggirare le aspettative del lettore, ma è così bravo che riesce sempre a farmi fesso, non capirò mai un suo colpo di scena! E' un bel libro, la Luna fredda, basta dire che quando lo leggi non riesci a pensare ad altro e tutti i problemi cadono nel dimenticatoio. Jeff, sei bravissimo!

Deaver non delude mai... un susseguirsi incessante di colpi di scena.

Troppo complicato. Colpi di scena esagerati. Ho finito il libro per rispetto dell'autore... tutto troppo.

Non avevo letto ancora nulla di Deaver e devo ammettere che mi ha stupito. Il libro è bello. Bello. Bello. Il personaggio di Kathryn è a mio avviso il migliore anche s'è all"esordio" nella saga di Rhyme; nei momenti in cui è protagonista, complice l'effervescenza della sua "dote lavorativa", non avresti mai il coraggio di chiudere il libro x fare altro ecc.. Gli altri personaggi sono ben curati ma, a volte, coloro i quali non conoscevano Rhyme e Amelia, come il sottoscritto, ne pagano lo scotto, sentendosi quasi in obbligo di apprezzare e rispettare qualità psicologiche e sfumature caratteriali solo perchè ce lo dice l'autore. La storia è degna dell'appellativo di "geniale". Inutile stare a pensare se alcuni passaggi ci appaiono visibilmente forzati, l'arte è un bene superiore, e può cucirsi di surrealismo se questo aiuta chi la fa a suggellarla di perfezione. Detto questo, posto come ormai indiscusso il talento di Deaver di "Sorprendere", e di far sorridere il lettore del suo straordinario ingegno, non posso non scrivere un istante della "fondamentale" delle tante svolte del libro: quella che riguarda l'orologiaio, che da pazzo in cerca di una improbabile vendetta, si trasforma in genio dei killer alla Bruce Willis in The Jackal.. quella è una svolta ben riuscita, ma, a meno che non mi sia macroscopicamente sfuggito qualcosa, il tradimento dell'orologiaio, nell'ambito dell'indagine al distretto.. mi appare un po' troppo assurdo! perchè??? perchè avrebbe dovuto farlo? il suo operato, a posteri, in tutta quella fase è così straordinario e "legale" che meriterebbe una medaglia al valore e tutto il rispetto di Amelia Sachs. L'unica note amara dunque è proprio nello svilupparsi del movente, degli intenti, del killer. In conclusione, credo che, La Luna Fredda sia un lavoro ben fatto, che sa, con ripetuti colpi di scena, mantenere alta la tensione, e vigile l'attenzione del lettore, ma che d'un tratto pare un elogio dell'autore stesso alla sua sapienza d'intreccio. Con uno o due passaggi in meno sarebbe stato un libro davvero perfetto.

Dopo IL COLLEZIONISTA DI OSSA, questo è forse il romanzo di Jeaffrey Deaver che ho apprezzato di più. Di certo è molto più realistico rispetto ad altri, veramente esagerati qualche volta... E' avvincente dalla prima all'ultima pagina, con molti colpi di scena - anzi moltissimi. Non ho dato il massimo perchè preferisco indagini nelle quali l'attenzione si concentra sul serial killer: in questa avventura, l'Orologiaio è più un personaggio di contorno ad un altra vicenda, che parte in sordina e poi prende il sopravvento. Mi è piaciuto moltissimo il nuovo personaggio dell'esperta di cinesica agente Dance - che torna da protagonista in LA BAMBOLA CHE DORME. Non vedo l'ora di leggerlo! Deaver è sempre un grande.

La Luna Fredda è sicuramente un buon libro, appassionante e ricco straricco di colpi di scena. Anzi, tanto ricco che alla fine il lettore risulta confuso, quasi stordito dalle brusche e continue virate che l'autore regala alla trama, già di per sè piuttosto complessa. Deaver, infatti, è un costruttore di trame, uno che predilige gli avvenimenti, i fatti alle persone. Il che non è un male. Tuttavia, i protagonisti, buoni o cattivi, appaiono troppo perfetti, troppo diabolici o troppo intelligenti. Insomma, i personaggi di fatto risultano quasi irreali. Pertanto, ritengo che lo stile di Deaver (che, sia chiaro, resta un autore di altissimo livello) vada più che bene sotto l'ombrellone, ma certo non si può proprio attribuirgli il benchè minimo valore letterario.

Premetto che sono un amante del genere, ma è il primo che leggo di Deaver. Questo è sicuramente un buon libro con una buonissima trama e tanti colpi di scena. Il problema a mio modo di vedere è che da troopa forza ai "suoi detective", sono esageratamente intelligenti, quasi robot. E tutto ciò rende la storia meno credibile di quello che poteva essere.

Nessun commento:

Posta un commento