L'angolo dedicato ai libri del blog "Dentro al Replay"
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mercoledì 28 marzo 2012

news in libreria: "Adriatico. Gli occhi del Puma" di Luciana Quattrini

Vedere una propria foto sulla copertina di un libro è sempre una cosa piacevole.
Quando poi questo accade per la seconda volta, sempre grazie alla stessa autrice e con una storia ancora una volta ambientata nella propria città... :-)



Luciana Quattrini - ADRIATICO. GLI OCCHI DEL PUMA

È un'estate agli esordi. La città si risveglia. Il libeccio soffia bizzoso e caldo. Eccita gli umori, elettrizza le menti. Tra i calcinacci dell'ex cementificio un suicida: un uomo ha deciso di impiccarsi,legando il cappio sulla scala a pioli della ciminiera. Cosa l'ha spinto a scegliere quel luogo? Poi, a breve distanza di tempo, due delitti efferati sconvolgono la festa infinita che si prepara in riviera. L'immagine patinata di un'estate al mare simile a tante altre, vira improvvisamente verso l'omicidio. Due uomini vengono trovati sgozzati in spiaggia. Non ci sono indizi, solo sabbia e sassi. Il commissario Rodi, indaga con caparbietà, misurandosi anche con i propri fantasmi. Marinella, Ginetta, Viviana, Irina sono costrette a raccontare la loro storia. Hanno a che fare con le vittime? E' certo che hanno vissuto faticosamente, tra illusioni e cruda realtà. Esistenze spezzate dall'arroganza di uomini che le hanno usate senza scrupolo. Rodi dovrà raccogliere i pezzi delle loro vite, per completare tessera dopo tessera tutto il puzzle. Infine c'è Puma, suonato, schizzato, perso in un disagio mentale che lo fa camminare ossessivamente per le vie della città fino a consumarsi. Come detective non è credibile, ma i suoi incubi, le sue farneticazioni sono frutto solo della sua mente disturbata? Il commissario lo ascolta, con pazienza, ma non gli crede. Rodi testardamente cerca la verità frugando nelle debolezze degli uomini, nei vizi di una piccola città di provincia, dove sembra non accadere mai niente.

Casa Editrice Prospettivaeditrice (Collana Gialli 25)
ISBN: 978-88-7418-492-7
2012 - pp. 178 - € 14,00
immagine di copertina: "Amori sul velluto" di Libero Api

Luciana Quattrini vive e lavora a Senigallia. Dopo "La disciplina del mare" pubblicato nel 2010, torna con questo secondo giallo ambientato nella sua città. Un piacere da riassaporare per chi vive nei luoghi della vicenda, una scoperta per chi non li conosce ancora.


Il giallo "Adriatico. Gli occhi del Puma" verrà presentato sabato 31 marzo 2012, ore 18.00, alla Biblioteca Antonelliana di Senigallia; Luciana Quattrini sarà ospite anche al prossimo Salone del libro di Torino.



il libro in vetrina nelle librerie di Senigallia

venerdì 29 aprile 2011

"Il silenzio dei rapiti" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - IL SILENZIO DEI RAPITI

Kansas. Uno scuola-bus viene bloccato da tre evasi che non hanno più niente da perdere e otto bambine sordomute con le loro insegnanti vengono prese in ostaggio e trascinate in un vicino mattatoio. Il capo degli evasi, un sadico pluriomicida, minaccia di uccidere una persona ogni ora e l'agente mandato dall'FBI ha solo dodici ore per convincerlo a rilasciare gli ostaggi. Dodici ore per trovare la giusta linea di trattativa e imparare a ragionare con la testa dell'assassino.

Titolo originale: A Maiden's Grave (1995)
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Narrativa)
Trad. di Stefano Massaron
2000 - pp. 448 - € 7,00


"Il silenzio dei rapiti" è uno tra i migliori thriller che ho letto negli ultimi tempi; nonostante la storia si svolga in poche ore e prevalentemente nella stessa location, Jeffery Deaver riesce a creare una complicata trama basata su inganni, crudeltà, cinismo e speranze, tratteggiando magistralmente la psicologia dei vari personaggi.
La tensione si mantiene sempre alta, il classico colpo di scena finale alla Deaver, anche stavolta, non manca.
Un libro che potrà non piacere a tutti, ma che io ho trovato davvero molto ben scritto e pensato, uno dei migliori lavori dello scrittore americano.


L'AUTORE
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Un altro Deaver e un altro gran bel libro. Mi piace il suo ritmo, come delinea i personaggi, le realtà che esplora e che mi permettono di entrare in altri mondi. In questo caso si parla di ostaggi, di sordomuti, di uomini in grado di compiere solo il male e... ci vorrebbe tutto il tempo del mondo per leggerlo d'un fiato, ma ne è valsa comunque la pena.

Trovo strano che questo romanzo sia stato così ignorato e criticato dalla massa di lettori di genere. Personalmente l'ho adorato. Il romanzo racconta la storia di un gruppo di ragazzine sordomute che viene preso in ostaggio in un mattatoio da un branco di maniaci delinquenti assassini. In questo libro Deaver dimostra una conoscenza davvero profonda delle tecniche di liberazione degli ostaggi e una capacità fuori dal comune nel tenere desta l'attenzione del lettore. Provate a scrivere un romanzo ambientato per 400 pagine in uno stesso posto dove i protagonisti principali non possono parlare né sentire. Poi sappiatemi dire che riuscite a fare... grande Deaver.

Jeffery è sempre il migliore: tensione alle stelle anche in questo thriller che si svolge nell'arco di poche ore e in un ambiente limitato. I personaggi principali sono tre: Melanie, una delle ragazze sordomute rapite, attraverso la quale si vivono le emozioni e l'angoscia degli ostaggi; il negoziatore di ostaggi dell'FBI Arthur Potter - e qui Deaver dimostra la sua conoscenza dell'argomento; infine il sadico e amorale Lou Handy, il rapitore. Cattivo, fin nel profondo, ma una parte di me non dico che ha parteggiato per lui, ma sicuramente ne è rimasta affascinata. Avrei evitato di inserire l'accenno alla love story tra Melanie e Arthur, un po' forzata.

Questo è il primo e il migliore romanzo di Deaver che io abbia letto. Dico "migliore" non tanto perché abbia qualche particolare merito, quanto perché, almeno, il "cattivo" non è un pazzo che fa tutto quello che gli salta in mente, a seconda di come gli girano le difettose rotelline che ha nel cervello. No, questo qui, benché amorale e squinternato, ha uno scopo preciso e razionale. E lo persegue con una certa logica. Un po’ contorta, magari, ma pur sempre logica rimane. Quel che invece fa sganasciare dalle risate è l’innamoramento a distanza tra il negoziatore cinquantenne e l’insegnante sordomuta di trent’anni più giovane. Vabbè, vah, la speranza è l’ultima a morire, si dice. Prima o poi imparerò anch’io ad evitare di acquistare questi libercoli.

Parto prevenuta, in quanto leggo Deaver quasi esclusivamente per Linc e Amelia, quindi la loro assenza per me è già un deficit non indifferente. Ma la trama, pur essendo ben costruita, non riesce a trascinarmi dentro al romanzo e a coinvolgermi sufficientemente. I personaggi stessi risultano essere talvolta odiosi, fastidiosi e poco credibili.

Secondo libro di Deaver che leggo dopo Il giardino delle belve. La trama è decisamente interessante: un gruppo di bambine sordomute vengono tenute in ostaggio da un terzetto di detenuti evasi. Questo è anche lo spunto per raccontare quale sia il lavoro del negoziatore, quali rischi e quali responsabilità si debba assumere, cosa possa promettere e quali illusioni debba nutrire, il tutto a rischio di vite altrui. Ma è anche lo spunto per parlare della comunità dei sordomuti, del rifiuto dell'oralismo, del loro orgoglio, della lotta per ottenere negli anni i loro diritti e dell'emarginazione patita da chi, da quel mondo di silenzio, voglia uscire. In alcuni punti tuttavia l'ho trovato un po' confuso, colpa forse dei troppi personaggi e di tutti gli interessi in gioco. Di certo non sarà l'ultimo Deaver che leggo.

Quando tutto sembra finito, quando l'incubo sembra essere giunto al capolinea... ecco che ricomincia tutto da capo in un rivoltamento assurdo delle cose. Peccato per il finale che sa di forzato...

Una serie di personaggi interessantisimi dalla psicologia complessa e profonda; questo è vero scrivere! Melanie è un'eroina di cui ci si può tranquillamente innamorare già dalle prime cinque righe. Il fascino del criminale Lou Handy è reso perfettamente, con coerenza e sufficiente spazio all'immaginazione di un passato turbolento e una vita tormentata così misteriosa che Handy diventa quasi simpatico nelle sue debolezze. Stupendo, come sempre del resto, Arthur Potter (Potter il pentolaio, ahah). Inaspettato il passaggio appena precedente al finale, un colpo di scena particolare e devo dire ottimo il coinvolgimento di Melanie nella risoluzione della vicenda.

Il tempo gli ha veramente nuociuto: è lo stesso autore che ha scritto 10 anni (circa) dopo, "Come una tempesta", la "ciofeca". Questo è davvero un libro, certo di genere, ben concepito e ben articolato.

Peccato per il finale che mi ha decisamente deluso e che sembra scritto in fretta e furia.

430 pagine di nulla, più di una volta sono stata tentata di abbandonarlo... gli ho concesso il beneficio del dubbio fino alla fine ma con poca soddisfazione.

Estremamente psicologico, ti tiene incollato alle pagine perchè vuoi sapere quanti ostaggi all'ultimo si salveranno. Ostaggi con un handicap particolare: sono tutte ragazze e bambine sordo mute, e questi rende ancora più particolare la vicenda. E' un thriller diverso dalle vicende che Deaver fa vivere a Rhyme e Amelia Sachs, personaggi che ormai mi sono entrati nel cuore, però questo suo modo di entrare nella mente dei carnefici è davvero inquietante.

Non avevo mai letto nulla del prolifico scrittore americano, e grazie al prestito di un amico, ho colmato questa lacuna. La trama è avvincente quanto basta, cruda quel tanto che serve e dal ritmo ben sostenuto dall'inizio alla fine. Ma è forse questo il difetto del romanzo: un eccesso di equilibrio. Tutta la narrazione sembra pesata accuratamente con un bilancino di precisione, con il risultato di ottenere sì un prodotto ben fatto, godibile e degnamente scritto, ma di scarsa originalità complessiva. E dire che gli elementi messi in campo dall'autore - che chiaramente è uno scrittore di mestiere - erano di prim'ordine: la vicenda ruota, infatti, attorno ad un sequestro di un intero scuolabus di ragazze sordomute, da parte di un terzetto di pericolosi evasi. Ma, nonostante il marcato taglio psicologico impresso da Deaver alla narrazione, il romanzo non si stacca dai cliché classici di un certo tipo di thriller statunitense. Intendiamoci, è una lettura piacevole, di quelle che incalzano a divorare la pagine, ma che, chiusa l'ultima di copertina, lasciano davvero poco.

venerdì 1 aprile 2011

"La strada delle croci" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - LA STRADA DELLE CROCI

Sul ciglio della Highway 1, in California, viene scoperta una croce di legno con incisa sopra la data del giorno dopo. Proprio in quel punto, entro le successive ventiquattro ore, viene ritrovata una ragazza in fin di vita. Quando altre croci appaiono lungo la strada, annunciando morti non ancora avvenute, diventa chiaro che qualcuno sta giocando a scrivere il futuro. Per Kathryn Dance, agente del California Bureau of Investigation ed esperta nello studio dei linguaggi del corpo, inizia una caccia al serial killer che la conduce nel mondo ingannevole dei giochi di ruolo online. I sospetti ricadono sul diciassettenne Travis Brigham che, tra blog e social network, ha imparato a vivere esistenze diverse, trasformandosi di volta in volta in vittima o carnefice, martire o vendicatore. Dopo La bambola che dorme torna la smaliziata e irresistibile Kathryn Dance, in un thriller ricco di false piste, un perfetto gioco di specchi che riflette tutte le versioni possibili della verità.

Titolo originale: Roadside crosses (2009)
Casa Editrice Rizzoli (Collana BUR Bestseller)
Trad. di Viola Alberti
2009 - pp. 498 - € 21,50


Da grandissimo estimatore di Jeffery Deaver, dopo aver letto tutti gli episodi con protagonisti la coppia Rhyme-Sachs e nonostante le recensioni più negative che positive trovate in rete, ho deciso di "provare" a leggere un racconto di Kathryn Dance per "vedere l'effetto che fa".
E l'effetto non è stato negativo, anzi...
D'accordo, "La strada delle croci" non rientra tra i migliori romanzi di Deaver, ma è pur sempre un thriller di quelli buoni, si legge bene (pur se in alcuni passaggi è fin troppo prolisso di spiegazioni legati ai vari aspetti della vita virtuale) e, nonostante parecchi chilometri di slancio, prende progressivamente velocità fino al classico finale a sorpresa dove tutte le teorie elaborate dal lettore durante le precedenti 450 pagine vengono smontate rivelando l'assassino che non ti aspetti; dopotutto, per Deaver, il maggiordomo è sempre innocente! :-)
Un libro che consiglio agli appassionati del genere; però, se non avete mai letto un romanzo di Jeffery Deaver e volete dedicarvici ora, forse è meglio iniziare da qualcos'altro...


L'AUTORE
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


LA RECENSIONE DI IBS.it
Kathryn Dance, sulla trentina, snella e slanciata, aveva i capelli biondo scuri raccolti in una treccia tenuta da un nastrino azzurro, scelto e annodato dalla figlia prima di uscire. Indossava un tailleur nero, con gonna lunga a pieghe, camicia bianca e un paio di stivaletti tacco cinque alti alla caviglia di cui si era innamorata a prima vista. Sulla scena di questo nuovo elettrizzante thriller di Jeffery Deaver ricompare l'eroina già protagonista della Bambola che dorme: Kathryn Dance, detective infallibile quanto Lincoln Rhyme e affascinante quanto Amelia Sachs. L'agente del California Bureau of Investigation è chiamata a risolvere un caso che si impone all'attenzione del lettore per gli imprevedibili colpi di scena e le molte false piste. Un gioco di specchi perfetto, in cui è difficile distinguere la verità anche quando mancano poche pagine al termine del libro. Tutto ruota intorno al disegno di una mente criminale. Uno spietato serial killer semina i bordi della Highway 1 di croci di legno; su ognuna incide la data del giorno seguente preannunciando la morte violenta della sua prossima vittima. La prima ad essere ritrovata in fin di vita per annegamento, è una ragazza, Tammy Foster. Analizzando il suo computer, Kathryn Dance e il suo collega Michael O'Neil scoprono che Tammy, assidua frequentatrice della Rete, pochi giorni prima aveva espresso su un blog il suo terrore di morire annegata. Il post era comparso su "The Chilton Report", questo il nome del blog, che si ripromette di essere "la voce morale della nazione. Riflessioni sul lato più sinistro dell'America... ma anche sui suoi lati positivi". Tra i personaggi che vi sono nominati, al centro di accese discussioni da parte dei frequentatori del blog, si segnalano il reverendo Fisk, leader del movimento Life First, in prima linea, senza sdegnare il fanatismo, contro l'aborto e l'eutanasia; e un diciassettenne, Travis Bingham, su cui si addensano ben presto i maggiori sospetti. Travis incarna il tipico adolescente problematico: emarginato e deriso dai compagni di scuola, dall'aspetto poco gradevole, sta sempre solo ed è un patito di Internet e videogiochi. La sua famiglia non è benestante e suo fratello è affetto da un grave handicap. Per di più, il suo passato è macchiato da un episodio dai contorni oscuri: due ragazze persero la vita su un'auto da lui guidata e molti lo ritengono responsabile dell'incidente anche se è stato formalmente scagionato dall'accusa. Insomma Travis è il sospetto ideale: un personaggio dalle mille vite, vittima o carnefice, martire o vendicatore? Kathryn Dance non è un'investigatrice che si lasci abbagliare dalle apparenze e scaverà a fondo nel complesso intrigo di verità nascoste e colpe inconfessabili, prima di arrivare alla soluzione finale... Appassionante e spiazzante, La strada delle croci è un thriller che non permette mai di rilassarsi. Jeffery Deaver è come sempre un maestro della suspense e riesce a coinvolgere il lettore in un'indagine serrata e sorprendente, che tocca anche tematiche sociali e d'attualità, come l'emarginazione, il fanatismo religioso e l'abuso di Internet e della realtà virtuale.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Veramente noioso, mi sto chiedendo se anche lui oramai scriva solo per contratto, la trama lenta e la fine con il solito colpo di scena scontato.

L'argomento è attuale in quanto tratta di blog e dei pericoli che si possono incontrare in rete quando si dà troppe informazioni di se stessi qui Deaver ne descrive il mondo facendo una panoramica anche sui giochi di ruolo on-line e le problematiche di quando ci si lascia affascinare troppo fino a scambiare la realtà virtuale con quella reale. La suspence non manca così come il colpo di scena finale che vede la protagonista esperta di cinesica Katryn Dance (non c'è Lincoln Rhyme) smascherare ed arrestare l'assassino dopo una serie di peripezie 'alla Deaver'. Nel complesso un libro scorrevole che non annoia con molti spunti originali.

Da estimatore di Deaver preferisco pensare che non l'abbia scritto lui. Un po' Profondo Blu dello stesso Deaver (per la tematica), un po' il peggior Patterson (due storie parallele, di cui la minore è una scontata vicenda giudiziaria che coinvolge la protagonista), un finale tragicomico (assolutamente inimmaginabile in quanto totalmente campato in aria). Unico lato positivo la caratterizzazione dell'assassino... Può fare sicuramente di meglio.

Un libro che non sembra neanche scritto da J.Deaver. Veramente una delusione, lento negli eventi e sorprendentemente privo della azione che caratterizza tutti i libri dello scrittore. Ho fatto fatica a portarlo a termine. Lento fin dall'inizio, si spera che la pagina dopo e quella ancora dopo siano più scorrevoli e invece continuano ad annoiare. I personaggi mosci e i dialoghi strutturati male. La trama mal sviluppata e un intreccio di più eventi e sottotrame mal riuscito. Brutto, da non comprare, niente a che vedere con il JD de "la sedia vuota", "il collezionista di ossa"... ecc.

Piuttosto deludente. Sicuramente parto prevenuta perchè il protagonista non è Rhyme, eppure il tema dell'universo sintetico e dei blogs è attuale, come anche avvincente dovrebbe essere l'argomento cinesica. Eppure, come ha notato chi mi ha preceduto, alla cinesica si accenna forse in mezza riga. Dance è noiosa, priva di grinta e mordente, così come sono incolori gran parte dei personaggi che la circondano. C'è il finale a sorpresa, ma il libro proprio non decolla.

Partiamo dal presupposto, che il tema trattato nel libro, è sicuramente la cosa più interessante e di attualità del racconto, che ammetto non è sicuramente il miglior romanzo di Deaver, ma nemmeno così malvagio come leggo dai commenti precedenti. Intanto va detto che sarebbe meglio leggere prima "la bambola che dorme", altrimenti è vero che in molti passaggi il libro può sembrare deviare dalla trama principale. Detto questo, il personaggio ricorda l'emarginato di "la sedia vuota", e i troppi "finali" non aiutano a rendere credibile una storia che alla fine si rivela abbastanza banale. Una buona prosecuzione invece nelle vicende personali dei protagonisti.

A me è piaciuto moltissimo. Scorrevole, bella trama e con temi attuali. L'agente Dance, al contrario di alcuni commenti negativi, mi piace. L'unica pecca secondo me sono le capacità assegnate al killer. Riesce a non lasciare mai nessuna traccia di se e far sviare i sospetti, ma per com'è il personaggio nella sua vita normale è improbabile che possa avere tali capacità. Cmq sia molto bello, lo consiglio. Ah ho letto molti altri libri di Deaver e non trovo che questo si discosti molto dal suo modo di scrivere, tiene benissimo testa e paragone con gli altri.

Deaver è uno dei miei autori preferiti, ma devo ammettere che questo libro è stato proprio un suo passo falso. L'ho trovato abbastanza piatto e prolisso. E tutti i riferimenti a "La bambola che dorme" (da leggere necessariamente prima de "La strada delle croci") che ho incontrato durante la lettura sono, a mio parere, estremamente snervanti. Inoltre, il finale mi è sembrato davvero eccessivo. Ho riconosciuto il caratteristico stile di Deaver nelle ultime 150 pagine, ma purtroppo questo non è bastato a risollevare le sorti del libro, che rimane cmq abbastanza mediocre.

Da Deaver non me lo aspettavo, ma questo libro è davvero un pacco. Ci sono pagine e pagine di spiegazione su blog, forum e internet. Che per chi bazzica sono di una noia mortale e per chi non si interessa credo restino comunque incomprensibili. Le avesse messe almeno come nota a fine libro, invece sono inserite nei dialoghi, rendendo la storia davvero illeggibile. Tanto che a metà non mi ricordavo più quale fosse il crimine di cui si occupavano... Inoltre i protagonisti del secondo romanzo della serie (spin off di quelli del famoso Lincoln Rhyme) sono appena sbozzati. Ma se non hai letto il primo romanzo o lo hai letto anni fa... forse una rinfrescatina la si potrebbe dare (io mi sono immaginata la protagonista bionda fino a che non ha detto, verso la fine, di essere castana...) Non lo consiglio!

Lo stile di Deaver è inconfondibile e, in questo romanzo, si ritrovano tutte le sue capacità di narratore in grado di creare tensione e suspance per guidarci ad un colpo di scena dopo l'altro. Dei libri dedicati a Kathryn Dance questo è, a mio avviso, il migliore come trama e personaggi coinvolti.

mercoledì 10 novembre 2010

"La lacrima del diavolo" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - LA LACRIMA DEL DIAVOLO

Washington, 31 dicembre 1999. Strage nella metropolitana: la città è terrorizzata. Il Becchino, killer dalla mano ferma e dall'animo di ghiaccio, è stato assoldato per compiere una strage ogni 4 ore finché non verranno pagati 20 milioni di dollari al suo mandante, che nel frattempo ha inviato al governatore una lettera di rivendicazione dell'attentato. L'FBI è bloccata. Ma il misterioso mandante ha un banale incidente e muore, e il killer attende invano il segnale di fermarsi. Tocca a Parker Kincaid, ex agente dell'FBI e massimo esperto di documenti, cercare di smascherare Il Becchino. Unica traccia disponibile la lettera con la richiesta di denaro, dove i puntini sulle "i" hanno la forma di una lacrima.

Titolo originale: The Devil's Teardrop (1999)
Casa Editrice Rizzoli (Collana BUR Bestseller)
Trad. di Stefano Massaron
2010 - pp. 416 - € 7,00


Con "La lacrima del diavolo" Jeffery Deaver si conferma come uno dei migliori scrittori di romanzi thriller (personalmente, per me, è IL migliore).
Non puoi mai dire di aver individuato il colpevole che subito lui cambia le carte in tavola; non puoi mai metterti il cuore in pace che tanto sembra tutto ormai risolto, che immediatamente lui ti cambia lo scenario e ti costringe a ricominciare tutto daccapo, sempre col fiato grosso, appiccicato alle pagine per scoprire "come va a finire".
Un Maestro, senza dubbio; anche quando lascia da parte i suoi personaggi prediletti (Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, anche se in questo racconto Lincoln fa capolino con un prezioso cameo) e crea nuovi investigatori con nuove storie alle spalle; in questo caso Parker Kincaid, grafologo ed ex agente FBI (un peccato non averlo usato in altri romanzi, ma... mai dire mai con Deaver!).
Un libro assolutamente da leggere per tutti gli appassionati del genere.


L'AUTORE:
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:

Frenetico. Ritmo d'altissimo livello. Mai un cedimento. Colpi di scena. Personaggi ottimamente caratterizzati. Storia originale (anche se riporta al classico tema dell'eterna lotta fra il Bene e il Male, trovo la location e la trama tutto meno che banali e stereotipate), sorprese dietro a ogni pagina, il classico libro che devi per forza voltare una pagina e poi un'altra per sapere cosa succederà e così divorarlo in pochissimo tempo. Un thriller che emoziona e cattura, in perfetto stilo Deaveriano. La classe c'è e si vede.

Notevole come tutti i thriller di Deaver, questo - per quanto non recentissimo - resta un romanzo davvero avvincente, forse uno dei migliori tra quelli dove non c'è la mitica coppia investigativa Rhyme-Sachs. I colpi di scena si succedono uno dopo l'altro, ce ne sono quasi troppi direi, perchè ogni volta che ti rilassi un attimo pensando "oh finalmente" succede qualcosa che sconvolge nuovamente tutto quel che credevi di aver capito! Davvero molto bello.

Anche senza la coppia per eccellenza Rhyme-Sachs, questo thriller coinvolge pienamente il lettore con una trama mozzafiato, tanta, tantissima azione, che fa pensare al terrorismo acuito di oggi. Come sempre in ogni libro che si rispetti, non mancano i colpi di scena, la suspance, la descrizione dettagliatissima, quasi scientifica, di certe tecniche utilizzate nell'investigazione, come sempre anche grande trattazione psicologica dei personaggi. Insomma: è Deaver anche in questo libro. Personalmente avrei fatto un altro libro con protagonista Parker.

Primo approccio con questo scrittore molto conosciuto nell'ambito del thriller in tutto il mondo, però positivo solo per metà. Scrittura molto scorrevole, dialoghi a gogo e una bella infarinatura di caratterizzazione dei personaggi, almeno i principali. La trama molto intrigante nelle prime 200 pagine lascia lo spazio ad un po' di noia che però scompare nelle ultime 150. Di colpi di scena non ce ne sono molti, purtroppo, però ci sono molte occasioni per dell'azione pura (John Woo per me ne potrebbe fare, benissimo, un bel film).

Per me, Deaver è ineguagliabile; nonostante il poco tempo, mi tiene incollata alle pagine, mi fa scoprire risvolti di professioni (in questo caso esperti calligrafi) che mi affascinano e crea personaggi con caratteristiche e caratteri davvero affascinanti. Perchè un uomo è solo una macchina in grado di uccidere? Chi si cela dietro al suo agire? Come decifrare i suoi messaggi? Mai banale, mai scontato o di basso profilo ma sempre di un alto livello!!!!

E' difficile trovare un libro di Deaver che sia meglio degli altri, in quanto sono tutti scritti benissimo allo stesso modo. Tra i romanzi dove non compaiono Rhyme e Sachs, questo è quello che più mi ha tenuto incollato alle pagine per il ritmo oltremodo incalzante degli eventi. Bello, bello, bello.

Un libro di Deaver senza la coppia Lincoln Rhyme/Amelia Sachs, ma con dei validissimi sostituti che hanno dato vita a un bel romanzo del genere.
Scrittura scorrevole con continui colpi di scena e capovolgimenti di fronte, ottimi alcuni spunti dell'autore che danno al libro un alone di suspence supplentare.

Questo libro è stato il primo che ho letto di un autore che sarebbe presto diventato il mio preferito. Il ritmo è serrato, la trama avvincente e i personaggi sono ben sfaccettati, anche se trovo Parker Kinkaid un po' troppo perfetto nel duplice ruolo di padre single e agente FBI. Fino alla fine non si capisce chi sia il colpevole (cosa che mi succede con tutti i libri di Deaver, ed è la cosa che più apprezzo in lui). Un libro assolutamente da leggere!

Bah, letto con fatica, non mi ha coinvolto se non per il finale a sorpresa. I colpi di scena però sono quasi tutti non verosimili.

Ricordo che lo comprai con le migliori aspettative. Non conoscendo lo stile dell'autore, speravo di trovare un nuovo King. Errore! Pesante e inutile. Anche se c'è di peggio.

Mi piace molto Deaver, ma sono troppo legato a L. Rhyme. I suoi libri con altri personaggi non mi hanno mai convinto. In questo caso il protagonista mi stava pure antipatico e questo forse ha condizionato il libro. Certi colpi di scena li ho trovati un pò inverosimili, ma in fondo una lettura veloce e senza grosse pretese gliela si può anche dare.

Mi aspettavo di più... mi ha entusiasmato solo il finale con i vari colpi di scena. Tutto il resto l'ho trovato troppo lento, noioso, con personaggi anonimi, decisamente non all'altezza della coppia Rhyme - Sachs

Gli enigmi sono sempre facili quando si conosce la risposta. Proprio come la vita. E giudicare questo libro per me è un vero enigma. La partenza è sicuramente opaca, con qualche sprazzo di genio fino ai 3/4 di libro. Da qui si inizia a intravedere il crescendo di emozioni che Deaver è in grado di regalare, per giungere ad un inaspettato finale. Il tutto però è un concentrato mediocre, ad essere sinceri mi aspettavo qualcosina di più.

venerdì 29 ottobre 2010

news in libreria: "Il cielo è un posto sulla terra" di Åke Edwardson

Fonte: librinews.com del 28/10/2010

Miglior romanzo poliziesco svedese nel 2001 è finalmente nelle librerie italiane "Il cielo è un posto sulla terra" di Åke Edwardson


Åke Edwardson - IL CIELO è UN POSTO SULLA TERRA

In una Goteborg autunnale, dove il rapido accorciarsi delle giornate prelude al lungo buio dell'inverno, tre stazioni di polizia ricevono le allarmate denunce di genitori i cui figli sono stati avvicinati da uno sconosciuto. All'apparenza, nessuno dei piccoli ha subito molestie di alcun genere: l'uomo si è limitato a farli salire sulla sua auto e a chiacchierare brevemente con loro. Ma dopo qualche tempo un quarto bambino viene ritrovato gravemente ferito e un quinto scompare, rapito dal passeggino in un centro commerciale durante un attimo di distrazione della madre.
Il commissario Erik Winter, che già si sta occupando di una serie di singolari aggressioni a studenti universitari, si sente toccato personalmente, in quanto i bambini hanno grosso modo l'età di sua figlia Elsa. Mette così in campo tutta la sua competenza di poliziotto e il suo intuito di genitore. E a poco a poco comincia a ricostruire l'oscuro legame che unisce i due filoni di indagine.

Titolo originale: Himlen ar en plats pa jorden
Editore: B.C. Dalai Editore
Traduttore: C. Giorgetti Cima
2010 - pag. 453 - € 19,50
Codice EAN: 9788860737601


Rilasciato in versione hardcover dalla casa editrice Norstedts nel giugno del 2001 con il titolo di "Himlen är en plats på jorden", arriva finalmente in Italia grazie alla Casa Editrice Baldini Castoldi Dalai il thriller di Åke Edwardson che, nella versione italiana tradotta da Carmen Giorgetti Cima, prende il titolo di "Il cielo è un posto sulla terra".

Nominato dalla svedese Crime Writers Academy come miglior romanzo poliziesco svedese del 2001, il volume di Edwardson ci porta a fare la conoscenza del suo personaggio più riuscito, l’ispettore Erik Winter, che ha esordito nel 1997 con "Dans med en ängel" e che al momento conta la bellezza di dieci volumi, anche se l’autore ha più volte dichiarato di non voler più scrivere ulteriori volumi di questa serie.

Quinto volume della "Erik Winter Series", "Il cielo è un posto sulla terra" è un romanzo giallo scritto nello stile della vecchia e buona scuola svedese, con un detective di mezza età nel ruolo di protagonista. Due casi paralleli sviluppano la trama, uno riguarda alcuni giovani universitari più volte aggrediti in diverse zone della città di Göteborg e l’altro una serie di molestie ricevute da dei bambini, fino alla sparizione di un piccolo dal passeggino all’interno di un supermercato.

Eric Winter ha la netta sensazione che ci sia un nesso di relazione tra i due filoni di indagine che potrebbe portare ad un solo colpevole e si getta a capofitto nel complicato tentativo di ottenere informazioni attendibili dai bambini in precedenza avvicinati e dai genitori disperati del piccolo rapito. I giorni che precedono il Natale saranno tutt’altro che tranquilli per Eric Winter, il tempo stringe e deve assolutamente risolvere il caso prima che sia troppo tardi.

Chiunque sia interessato a una raffinata capacità di esposizione linguistica e a una dettagliata caratterizzazione dei personaggi, caratteristiche che si riscontrano perfettamente in Henning Mankell, può tranquillamente abbandonarsi alla lettura del romanzo di Åke Edwardson, poiché come il suo illustre conterraneo anch’egli possiede e sviluppa in ogni storia che scrive queste caratteristiche peculiari.

"Il cielo è un posto sulla terra" è un libro incredibilmente emozionante che difficilmente si lascerà mettere da parte prima di averne ultimato la lettura. La speranza è che la Baldini Castoldi Dalai Editore pubblichi al più presto tutta la Serie Eric Winter.


L’AUTORE

Åke Edwardson è nato nello Småland nel 1953. Tre volte vincitore del premio per il miglior thriller svedese, è considerato, assieme a Henning Mankell, il più raffinato giallista scandinavo. I suoi romanzi hanno venduto milioni di copie e sono tradotti in più di venti lingue.
Dalle indagini del commissario Erik Winter è stata tratta una serie televisiva di grande successo.

Il sito web dell’autore http://www.akeedwardson.se/

martedì 26 ottobre 2010

news in libreria: "La bestia dentro" di Søren Hammer e Lotte Hammer

Søren Hammer e Lotte Hammer - LA BESTIA DENTRO

Nella palestra di una scuola vengono rinvenuti cinque cadaveri impiccati: a occuparsi del caso è chiamato il commissario Konrad Simonsen della squadra omicidi di Copenaghen, bonario, autoironico e disincantato.
Il maggiore indiziato sembra da subito il bidello Per Clausen – un alcolista, divorziato e distrutto dalla morte della figlia – che presto si toglie la vita alimentando nuovi interrogativi: c’è un legame tra il suo suicidio e l’impiccagione nella palestra?
Nel frattempo, prima negli Stati Uniti, poi in Europa, viene promossa da Erik Moerk, un imprenditore vittima di abusi sessuali, un’inquietante campagna antipedofili online dal titolo Five pedophiles executed in Denmark.
L’opinione pubblica danese si interroga senza trovare risposte su chi siano le vittime: i cinque uomini impiccati o i bambini violentati, e le indagini procedono a fatica, facendo luce sul misterioso rapporto che legava l’imprenditore Moerk e il bidello Clausen, da tempo in analisi e divenuto il leader carismatico di un gruppo di autoaiuto per le vittime di abusi.
Quale parte ha avuto nella vicenda Clausen? Perché si è ucciso? E chi è lo Scalatore, enigmatico personaggio anche lui segnato nel corpo e nell’anima dagli abusi subiti?

Titolo originale: Svinehunde
Editore: Kowalski
2010 - pag. 512 - € 19,00


Arriverà nelle librerie italiane dal 27 ottobre 2010, edito da Kowalski, il thriller d’esordio dei fratelli Søren Hammer e Lotte Hammer, che con "La bestia dentro" (Svinehunde) hanno entusiasmato la stampa del Nord e gli appassionati di thriller, scuotendo con un atroce dubbio etico l’intera Danimarca: la gravità del reato legittima la ferocia dell’esecuzione?

Diventato subito un bestseller in Danimarca, "La bestia dentro" è in corso di pubblicazione in sedici Paesi, tra cui gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania e la Spagna e pensare che tutto ha preso inizio sette anni fa, quando Søren Hammer si è trasferito al primo piano della casa di sua sorella Lotte, proponendole di realizzare un progetto insieme:
«Le ho chiesto se mi aiutava a scrivere un romanzo giallo. Entrambi avevamo precedentemente scritto dei racconti e avevamo ben sei romanzi inediti nel cassetto, ma non abbiamo mai pensato di realizzare qualcosa di serio. Inizialmente non doveva essere un thriller e non pensavamo di pubblicarlo, era soltanto un piccolo progetto, scritto solo per divertimento, ma quando finalmente il romanzo è stato completato, la tentazione di realizzarne qualcosa di concreto è stata troppo grande.»

La trama, in breve, ci porta in Danimarca, alla fine delle vacanze d’autunno, dove due giovani studenti, fratello e sorella, fanno ritorno a scuola di buon mattino, sfidando una nebbia fitta e ostinata. È ancora presto per entrare in aula e così, per ingannare l’attesa, i due fratelli decidono di raggiungere la palestra per giocare a palla. Ma lì, tra lo stupore e l’orrore, ad attenderli ci sono i corpi nudi di cinque uomini impiccati. Giustiziati, forse.
Le vacanze del commissario Konrad Simonsen, che stava godendosi il riposo malgrado i rimbrotti salutistici della figlia, vengono interrotte senza tante cerimonie e gli viene assegnata la direzione dell’indagine per cui ha a disposizione mezzi illimitati e tutta la Sezione Omicidi di Copenaghen. Un’esecuzione così feroce impone anche di scomodare il vecchio capo Kasper Planck da cui il commissario Simonsen – "che ama gli angoli retti e le relazioni coerenti" – cerca ancora di imparare il sesto senso e un’abilità mediatica invidiabile.
L’indagine da subito si allarga ben oltre i confini della scuola e assume contorni sempre più inquietanti. Online appare una sconvolgente campagna antipedofilia in grado si accendere una vera e propria caccia alle streghe con una domanda, un dubbio etico, che risuona su tutto e su tutti, quasi fosse un mantra: la gravità del reato legittima la ferocia dell’esecuzione? E poi, qual è la differenza fra un’esecuzione e un omicidio?

Acquistato da circa cento editori di tutto il mondo all’ultima Fiera del Libro di Francoforte, il volume di Lotte Hammer, 55 anni, ex infermiera e assistente domiciliare e Søren Hammer, 58 anni, ex docente di programmazione al college e insegnante a Fredericton, ha sorpreso l’intera editoria internazionale, aprendo le porte del successo a questi due illustri sconosciuti danesi che, con questo primo episodio di una serie ben pianificata che vedrà all’opera il commissario Konrad Simonsen e il suo team della Sezione Omicidi di Copenaghen e che prima di essere pubblicato ha subito una sostanziosa ‘cura dimagrante‘ che lo ha portato dalle mille pagine originarie alle cinquecentododici che troveremo in libreria, si avviano a diventare un punto di riferimento per la nuova narrativa thriller danese.

GLI AUTORI:
Søren Hammer e Lotte Hammer, danesi, sono fratello e sorella.
La bestia dentro è il primo thriller di una serie con protagonisti il commissario Konrad Simonsen e la Sezione Omicidi di Copenaghen. Gli autori hanno già dato vita al secondo volume della serie con il titolo di "Alting har sin pris", letteralmente, "Ogni cosa ha il suo prezzo", ambientato sulla calotta glaciale della Groenlandia.

lunedì 18 ottobre 2010

news in libreria: "L'esecutore" di Lars Kepler

Lars Kepler - "L'ESECUTORE"

In una notte d’estate, a bordo di una barca in navigazione tra le isole dell’arcipelago di Stoccolma, viene ritrovato il cadavere di una donna, un’attivista del movimento pacifista. I suoi polmoni sono pieni d’acqua salmastra, ma non ci sono tracce d’acqua né sugli abiti, né sul corpo. Come può essere annegata a bordo dell’imbarcazione? Il giorno seguente uno dei massimi responsabili della Sicurezza Nazionale svedese viene ritrovato impiccato al soffitto di una delle stanze della sua residenza. Sembrerebbe un suicidio, ma l’altezza dei soffitti e l’assenza di scale o di pezzi di mobilio in prossimità sembra indicare che l’uomo non avrebbe potuto uccidersi da solo. La morte non pareggia tutti i conti e questo è solo il preludio di un’indagine mozzafiato e piena di sorprese, un caso scottante e pericoloso per il commissario Joona Linna.

Editore: Longanesi
Collana: La Gaja scienza
Pagine: 580
Prezzo: € 19,00


Uscirà l’11 novembre 2010 "L’esecutore", nuovo romanzo di Lars Kepler, pseudonimo della coppia composta da Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, già autori de "L’ipnotista", un bestseller per 20 settimane in classifica diventato anche un fenomeno mediatico da 9 edizioni, 200.000 copie vendute, centinaia di recensioni dei lettori apparse in rete, 766 tra articoli e recensioni sulla carta stampata, 240.000 documenti nel web che fanno riferimento alla sola edizione italiana, diritti venduti in 32 Paesi.

Un anticipo della trama:

Si chiama Joona Linna ed è di origini finlandesi, ma da anni ormai Stoccolma è la sua casa. È stato in ogni vicolo, viale e piazza. Ma Joona Linna non è mai stato in quell’appartamento elegante e lussuoso da cui proviene quella musica struggente e rarefatta, un brano di violino suonato da un esecutore impareggiabile. Joona Linna non è mai stato nel salottino dell’appartamento: è l’unica stanza totalmente spoglia, priva di arredamento, senza soprammobili, insolitamente vuota. A parte il corpo. L’uomo è come sospeso a pochi centimetri dal pavimento e sembra ondeggiare nell’aria seguendo il placido suono del violino, mescolato al ronzio indolente delle mosche. Aveva ragione il collega che l’ha chiamato sulla scena del delitto: c’è qualcosa di inspiegabile. Il cadavere sembra fluttuare nel nulla. Omicidio o suicidio? Da ispettore della squadra omicidi di Stoccolma, Joona Linna sa che le apparenze sono soltanto il velo ingannatore dietro cui si nascondono i crimini. E i crimini nascono da una cosa sola: i desideri. Quello che Joona Linna non sa è che anche i desideri più ambiziosi, anche i sogni più sfrenati possono realizzarsi. Quello che Joona Linna non sa è che la paura può trasformare qualunque sogno in un orribile incubo. Quello che l’ispettore Joona Linna non sa è che dai nostri incubi peggiori non ci può sottrarre nemmeno la morte.

Per "L’esecutore" è stato realizzato anche un accattivante booktrailer, eccolo:

giovedì 7 ottobre 2010

news in libreria: "Il cimitero di Praga" di Umberto Eco

Umberto Eco - IL CIMITERO DI PRAGA

Editore: BOMPIANI
Collana: LETTERARIA ITALIANA
Pubblicazione: 10/2010
Prezzo: € 19,50

"Ingaggiato dai servizi segreti di mezza Europa, un cinico falsario ordisce trame, congiure, complotti, attentati che hanno, di fatto, orientato il percorso storico e politico del nostro continente. Un romanzo sulle pieghe più segrete e inconfessabili della politica di un Ottocento, che riverbera una luce inquietante sul tempo in cui viviamo."


Il 29 ottobre 2010, a trent’anni esatti dalla pubblicazione del Nome della Rosa, lo scrittore, filosofo, accademico, semiologo, linguista e bibliofilo italiano di fama internazionale Umberto Eco, consegnerà al pubblico il suo nuovo romanzo, "Il cimitero di Praga" (ed. Bompiani).
Mistero sulla trama, anche se da indiscrezioni si sa che parlerà di un falsario, il Capitano Simonini, ingaggiato dai servizi segreti di alcuni paesi d’Europa.
La vicenda è ambientata a metà Ottocento e fa riferimento al cimitero dove è sepolto il rabbino Jehuda Low ben Bezalel, che creò il Golem.
La casa editrice stamperà il libro con una tiratura iniziale di 200-250 mila copie e per la prima volta un libro di Eco sarà tradotto anche in hindi.
Eco racconterà, attraverso lo spunto della vicenda di Simonini, la nascita delle Nazioni moderne.


Fonte: Italiamagazineonline.it del 25/08/2010
di Paolo Cappelli

Una delle novità editoriali in uscita ad autunno porterà la firma di Umberto Eco.
L’illustre semiologo proporrà un romanzo storico dal titolo “Il Cimitero di Praga” (con ogni probabilità il riferimento è al cimitero ebraico della città) e c’è da scommettere che sarà un altro successo in termini di vendite. Annunciato come un tomo corposo (circa 500 pagine), ma non troppo per gli standard di Eco, il libro ripercorrerà la seconda parte del secolo che ha visto la nascita delle grandi nazioni occidentali: l’Ottocento.

Fu il secolo dei tentativi di restaurazione delle forme di potere antecedenti la rivoluzione francese, il secolo della rivoluzione industriale e delle trasformazioni sociali, delle guerre rivoluzionarie e d’indipendenza che portarono alla nascita, tra le altre nazioni, dell’Italia unita nel 1861. E probabilmente non è un caso che l’uscita del libro sia così vicina temporalmente alle celebrazioni per il 150° di quella ricorrenza (marzo 2011). A quanto è dato sapere dallo scarno comunicato di Bompiani, ancora una volta editore privilegiato, leggeremo delle gesta di un falsario dalle grandi qualità artistiche e professionali, in grado di creare falsi bolli, scritti e documenti ufficiali che si premurerà di disseminare nelle varie cancellerie europee. La collocazione storica sembra essere, quindi, più che appropriata.

Sono due gli aspetti che vale la pena sottolineare di Eco, in attesa di leggere il suo nuovo romanzo.

In primo luogo, l’attualità delle storie da lui raccontate.
Già trenta anni fa, con Il Nome della Rosa, Eco ci aveva dipinto un mondo, quello medievale, in cui l’acutezza e la velocità del pensiero erano osteggiate dal puro formalismo e dalla più rigida ortodossia. Adso da Melk ci racconta le gesta dell’intenso e perspicace Guglielmo da Baskerville nello scoprire un intreccio che è all’origine della morte di alcuni monaci di un’abbazia dell’Italia settentrionale, prima dell’entrata in scena della Santa Inquisizione. Dal punto di vista stilistico, il ricorso al flashback tramite l’espediente del racconto di memorie passate è stato efficacemente sfruttato nell’adattamento cinematografico.

Vent’anni dopo, lo schema si ritrova in Baudolino, altro campione di vendite, dove romanzo storico e fantastico si incrociano e fantasia e menzogna fanno la storia. Si racconta il viaggio avventuroso di Baudolino (poi San Baudolino, patrono di Alessandria, città che ha dato i natali all’autore) nelle campagne piemontesi, accompagnato da Niceta Coniate (dotto bizantino, realmente esistito), cui il protagonista confida 60 anni della propria vita durante l’assedio di Costantinopoli del 1204. Un racconto nel racconto, in cui ai ricordi si mischia la fantasia.

Il secondo aspetto riguarda il rapporto tra narratore e ascoltatore e tra romanzo e lettore.
Nelle due opere sopra citate, Eco non fa che rappresentare, con dovizia di particolari, aspetti diversi e complementari di due personaggi che potrebbero benissimo essere la stessa persona. La giovanile ingenuità di Adso da Melk si rivela preziosa agli occhi di Gugliemo nel trovare l’intuizione giusta e giungere alla soluzione del mistero, nonostante i depistaggi dei monaci coinvolti negli omicidi. A cosa sarebbe servita, però, tale semplicità se non bilanciata dall’età e dalla saggezza di Guglielmo?
Non si completano forse Baudolino e Niceta, l’uno di estrazione umile e cultura popolare, mentitore incallito, che salverà Alessandria dall’assedio del Barbarossa grazie a una bugia, e Niceta, sapiente eremita e grande ascoltatore? Di lui, Baudolino arriverà a dire “Tu sei diventato la mia pergamena Signor Niceta, su cui scrivo tante cose che avevo persino dimenticato, quasi come se la mano andasse da sola”.

Menzogna come motivo di condanna dei bugiardi, che non fanno altro che mentire anche sulle cose infime. Menzogna come scelta di vita, come ispirazione, come segno. Umberto Eco è un semiologo (studia cioè i “segni” e il significato che questi assumono nella comunicazione) e questo aspetto non va sottovalutato. Quando la menzogna si fa comunicazione diviene segno. Predecessori illustri, come Platone, Aristotele, Sant’Agostino, Bacone, Cartesio, De Saussure, Popper, De Mauro, o Lotman, tanto per citare i più importanti, avevano adottato lo stesso approccio.

In questo sta il rapporto tra il romanzo di Eco e il lettore: nel presentare il segno (la menzogna) come una scelta di vita, facendo intuire le conseguenze di tale scelta, ma mai rivelandola fino alla fine. In questo Eco riesce rimanendo fedele al suo stile di grande uomo di cultura, che può vantare, tra le altre, competenze filologiche, storiografiche, filosofico-religiose e letterarie, tutte raccolte in uno stile difficile, ma allo stesso tempo avvincente.

Baudolino lamenta nella sua vita d’aver sempre confuso quello che vedeva e quello che desiderava vedere. Credo capiti a tutti noi, ma il problema si risolve con poco: basta inventare una buona bugia e la corsa riparte.

venerdì 17 settembre 2010

"Il filo che brucia" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - IL FILO CHE BRUCIA

La notizia raggiunge Lincoln Rhyme nella sua casa-laboratorio di Central Park West: l'Orologiaio, l'unico criminale a essergli sfuggito, è stato avvistato all'aeroporto di Città del Messico. Rhyme sta già pregustando l'occasione di regolare i conti con la sua nemesi, quando al quartier generale dell'NYPD scatta l'allarme per un caso che richiede il suo intervento. Perché in pieno centro a Manhattan un autobus di linea è stato colpito da una violenta scarica elettrica che lo ha ridotto a una carcassa di metallo incandescente. La scena del crimine non lascia dubbi: qualcuno si è divertito a giocare con la rete elettrica della città, e quello che poteva sembrare un incidente è in realtà un attentato riuscito solo a metà. Poco dopo, infatti, il misterioso attentatore si fa vivo con la polizia per avanzare la sua esorbitante richiesta: una riduzione dei consumi elettrici così drastica da condannare New York alla paralisi. Mentre la task-force guidata da Rhyme segue la pista di un gruppo di ecoterroristi, i blackout e gli incidenti letali si moltiplicano, la città precipita nel caos e la minaccia elettrica rivela tutto il suo devastante potenziale distruttivo. Solo Lincoln Rhyme può sperare di sventare il piano criminale di chi sta trasformando New York in una gigantesca trappola mortale. Ma prima di incastrare il colpevole, Rhyme dovrà affrontare i fantasmi più reconditi della propria coscienza e del proprio passato. Evitando di lasciarci la pelle.

Titolo originale: "The Burning Wire", 2010
Casa Editrice Rizzoli (Collana Rizzoli Best)
Traduzione: Maria Baiocchi e Anna Tagliavini
512 pagine - € 19,50


LA RECENSIONE DI IBS:
[...] Un criminologo di classe, Lincoln Rhyme, non c’è che dire... La sua squadra ormai collaudata ha scovato le menti più perverse e diaboliche di Manhattan: serial killer dalla lucidità contorta, geni dell’informatica e maestri della dissimulazione, enigmisti, chimici, specialisti dell’informazione. Ma Lincoln Rhyme, il detective tetraplegico protagonista dei maggiori successi di Jeffery Deaver, non teme nessuno, o quasi. Conduce le indagini dalla sua sedia a rotelle, avvalendosi ancora una volta dell’aiuto della sua inseparabile collega, Amelia Sachs, dell’agente dell’FBI Fred Dellray e del funzionario Ron Pulaski; si serve delle apparecchiature tecnologiche più all’avanguardia e ha il viso scolpito nell’ebano di Denzel Washington, l’attore che lo ha interpretato meravigliosamente nella trasposizione cinematografica del romanzo "Il collezionista di ossa".
C’è solo un uomo a Manhattan che può vantarsi di essergli sfuggito: Richard Logan, detto l’Orologiaio, protagonista del romanzo "La luna fredda", un killer geniale e meticoloso ossessionato dal tempo, che pianifica i suoi delitti con precisione cronometrica. A distanza di molti anni da quella vicenda, Rhyme viene contattato dalle autorità messicane che si sono messe sulle tracce del pericoloso assassino dopo la sua fuga dal carcere. Sarebbe l’occasione ideale per pareggiare i conti con l’Orologiaio, se non fosse che Manhattan sta diventando un’isola sempre più pericolosa e oscura, e che il NYPD non può rinunciare all’abilità investigativa di Lincoln Rhyme e della sua squadra neanche per un giorno.
L’emergenza, questa volta, riguarda una serie di inspiegabili esplosioni che devastano la città in pieno giorno tramutando tutto in cenere. Il primo attentato, che poteva essere di matrice terroristica, aveva ridotto un autobus di linea della città in un cumulo di ferro incandescente, ma nessun ordigno era stato rinvenuto nei pressi dell’esplosione. In realtà era stata una fortissima scarica elettrica a produrre l’incendio, così come stava avvenendo, in un’escalation di terrore, ai quattro angoli della città e nelle circostanze più impensabili.
Ancora una volta è una lotta contro il tempo quella di Lincoln Rhyme, nel tentativo di mettere in salvo al più presto il più alto numero di potenziali vittime, cioè di inermi cittadini atterriti dalla consapevolezza che in qualunque momento, durante la loro giornata, una scossa elettrica potrebbe incenerirli. La mente che ha architettato questo piano sa che l’energia elettrica è la risorsa su cui si basa l’esistenza stessa della città di Manhattan, e sa che per mettere in ginocchio il mondo intero sarebbe sufficiente impossessarsi di questa risorsa energetica. Ma il killer non sa che la squadra ideata da Jeffery Deaver ha dalla sua una risorsa ancora più dirompente, la febbrile ricerca della verità. [...]


IL MIO GIUDIZIO:
Nono, e per il momento ultimo, episodio della serie "Lincoln Rhyme".
E' forse l'ora per Deaver di scrivere la parola "stop" alla saga? Forse si e forse no; difficile mantenere alto il livello di ogni racconto, anche se la media "standard" dello scrittore americano è forse superiore a quella di altri autori del genere, ma la tempo stesso sarebbe un peccato non proseguire a narrare le vicende del tetraplegico Lincoln Rhyme e della sua affascinante compagna Amelia Sachs.
Ne "Il filo che brucia" ritroviamo lo scontro tra il famoso criminologo e l'unico criminale che gli sia sfuggito in passato: Richard Logan detto "l'Orologiaio"; Deaver fa rimanere lo scontro tra i due ai margini della storia, finché non esplode in maniera dirompente a fine romanzo con un inatteso colpo di scena al quale lo scrittore ci ha ormai abituati, ma che riesce comunque a sorprendere e sbalordire.
Un romanzo ben scritto, dall'andamento "altimetrico" in leggera salita fino al picco finale da togliere il fiato, sicuramente consigliato agli appassionati del genere.


L'AUTORE:
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Che dire... la prima metà del libro è leggermente noiosa... ma poi sale di ritmo... preprartevi ad un finale agghiacciante e affascinante... NON è uno tra i suoi migliorirmanzi, ma è bello e vale la pena leggerlo... i colpi di scena non mancano. Ero convinto di aver trovato il colpevole e invece anche questa volta mi ha ingannato. voto da 1 a 10: 6,5. STA CALANDO RISETTO AI CAPOLAVORI DEL PASSATO, MA RISPETTO A: i corpi lasciati indiero e la strada delle croci ha fatto un passo in avanti.

Il libro accusa soprattutto all'inizio, la stanca di un canovaccio trito e ripetuto che ormai i lettori delle avventure di Lincoln Rhyme conoscono a menadito. Questo sicuramente non giova la lettura, soprattutto nella prima parte del romanzo, che di fatto scorre via senza grandi emozioni e piuttosto lentamente. La trama poi decolla nel finale (come spesso accade nei romanzi di Deaver) con un crescendo di emozioni. Il collezionista di ossa e lo scheletro che balla restano nell'olimpo delle sue opere migliori... ma questo è un signor giallo! Come sempre d'altronde.

Ho trovato molto bello questo libro di Deaver come anche tutti i precedenti della serie di Lincoln Rhyme, nella fase iniziale lo schema dell'indagine segue quello di tutti i libri precedenti, le ultime 100 pagine invece sono ricche di colpi di scena e molto piacevoli da leggere... ancora una volta il massimo dei voti per un ottimo libro... ma quand'è che esce il prossimo??

Dopo il mediocre "I corpi lasciati indietro" e il penoso "La strada delle croci", Deaver ritrova lo smalto dei tempi migliori e ci regala un thriller perfetto con un inizio un po' lento ma con un finale da 110, lode e bacio in fronte! Un consiglio: lascia perdere K. Dance (personaggio a mio avviso che può essere un'eccellente comparsa ma mai una protagonista) e dedicati solo a Lincoln e Amelia anche a costo di pubblicare un libro ogni 2 anni e non 1 ogni 10 mesi come stai facendo ultimamente. Ultima raccomandazione: il finale del libro suggerisce "migliorie" sullo stato di salute di Lincoln, Ok però ti prego non lo fare stare "troppo bene", non sarebbe più LUI!

Finalmente un techno-thriller quasi all'altezza delle prime avventure di Rhyme-Sachs. L'inizio è un po' lento ma poi il racconto diventa scorrevole e difficilmente si abbandona il libro per più di qualche ora.

UN CAPOLAVORO. I passi da gigante della medicina, la genialità del racconto, suspence in ogni pagina. Di tutti i suoi libri, il migliore!!

Concordo in pieno con molti commenti, un capolavoro, tra i più belli del "duo" (ma ormai tutti gli "aiutanti" sono penso nei nostri cuori) Grandi le pagine finali, che fanno presagire un prossimo sempre avvincente nuovo capitolo, speriamo prestissimo. W Deaver

Leggendo le recensioni di questo libro mi sento una stupida perchè penso: forse sarò io che non l'ho capito? Descriverò questo libro con 3 aggettivi: pesante, pesante, pesante! L'inizio "un po'" lento di cui si parla nei commenti precedenti al mio in realtà dura 300 pagine e nonostante dopo arrivi il tanto atteso colpo di scena non è più sufficiente per salvare la noia iniziale.

Difficile esprimere un giudizio su questo libro, che per 4/5 delude, proponendo sempre le stesse logore situazioni dei romanzi di Rhyme, dove ogni personaggio è schiavo del proprio stereotipo. Poi nell'ultima parte si susseguono colpi di scena a non finire, e ritroviamo il solito scoppiettante Deaver. Nel complesso medio.

martedì 14 settembre 2010

"Edge": da Jeffery Deaver un nuovo thriller

Fonte: Thrillercafe.it del 14/09/2010

S’intitola Edge il nuovo thriller di Jeffery Deaver, uno stand alone in uscita a breve nei paesi anglofoni. La trama di questo romanzo vede protagonista il detective Kessler della polizia di Washington: un poliziotto solitamente assegnato a casi routinari che viene preso di mira da un “lifter”, una persona che raccoglie informazioni sulla gente, qualunque sia il metodo necessario a ottenerle. E costui è uno dei più spietati: quando sceglie un obiettivo, per avere ciò che vuole preferisce rapire o mettere in pericolo i suoi familiari.
Mentre l’FBI tenta di capire quale degli insignificanti casi di Kessler possa aver messo in moto l’incubo, la protezione della moglie e della figlia del poliziotto viene affidata all’esperto di sicurezza personale Corte. Quest’ultimo ingaggerà una sfida tesissima con il lifter, fino alla sorprendente conclusione, inimmaginabile anche per i più esperti fan di Deaver.

Edge sarà pubblicato il 28 ottobre in UK e Irlanda, e il 2 novembre in USA e Canada. Per quanto riguarda l’Italia, ancora non se ne sa nulla. Per chi legge in lingua originale, però, c’è un estratto sul sito dell’autore: lo trovate
qui.

mercoledì 25 agosto 2010

"La finestra rotta" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - LA FINESTRA ROTTA

Alice Sanderson viene trovata morta nel suo appartamento di Manhattan, la gola recisa, il quadro più prestigioso della sua collezione scomparso. Gli indizi sulla scena del delitto conducono inequivocabilmente ad Arthur Rhyme, un uomo sposato che la vittima frequentava da poco. Ma non tutto, forse, è come sembra: nella catena di omicidi che da qualche mese insanguina New York, le tracce raccolte dagli inquirenti hanno l'evidenza delle prove schiaccianti, un'evidenza quasi sospetta. È Lincoln Rhyme, criminalista tetraplegico geniale e ribelle, a prendere in mano l'ultimo caso, per scagionare il cugino Arthur e ricomporre i frammenti di una sciarada impenetrabile e crudele come il delitto perfetto. Le sue ricerche lo portano a indagare su alcune società che raccolgono vertiginose quantità di dati sull'esistenza della gente comune. Per scoprire a sue spese che proprio nelle prove che inchiodano senza apparente rimedio i presunti colpevoli si cela l'unico indizio sull'identità di un killer che conosce ogni dettaglio delle vite degli altri. Con "La finestra rotta", Jeffery Deaver, che il Times ha definito "il più grande autore di thriller vivente", torna a mettere in scena uno dei personaggi più amati della narrativa americana di oggi: Lincoln Rhyme.

Titolo originale: "The Broken Window", 2008
Casa Editrice Rizzoli (Collana Rizzoli Best)
Traduzione: Andrea Carlo Nappi
565 pagine - € 21,50


LA RECENSIONE DI IBS:
[...] "Sapere è potere... Il bene più prezioso del Ventunesimo secolo è l'informazione."
E' davvero possibile che esista qualcuno in grado di conoscere ogni singolo dettaglio della nostra vita? E' possibile che le nostre idee, le nostre abitudini, così come i nostri dati biologici e sensibili, siano a disposizione di qualcuno in grado di modificare il corso del nostro destino?
Con il ventesimo thriller pubblicato negli ultimi dieci anni, l'ottavo della serie dedicata a Lincoln Rhyme, Jeffery Deaver tocca ancora una volta un nervo scoperto della società contemporanea. La paura di essere spiati, schedati, duplicati, la sensazione di panico che ci invade quando ci rendiamo conto che lo scenario prospettato è perfettamente possibile. Ed è proprio la verosimiglianza l'arma vincente di Jeffery Deaver, uno scrittore capace di creare scenari carichi di suspense.
La squadra del criminologo tetraplegico, portato sugli schermi da uno strepitoso Denzel Washington, è ancora una volta protagonista del romanzo, un gruppo che fa della deduzione e dell'indagine scientifica il suo punto di forza. Oltre alla fidata Amelia Sachs, allieva e musa di Lincoln Rhyme, ritornano in questo romanzo l'ostinato detective Lon Sellitto, il sergente Mel Cooper e il giovane Ron Pulaski. Una task force di giovani menti argute che, guidate dal geniale investigatore, avranno il compito di scagionare Arthur Rhyme, il cugino del criminologo, dall'accusa di omicidio.
Un'indagine che procede a ritroso, contro ogni prova evidente che inchioderebbe Arthur senza appello. Una ricerca che punta dritta al cuore del potere newyorkese, cioè all'interno di una delle più grandi aziende di data mining del mondo, capace, per intenderci, di gestire un database contente oltre 500 petabyte di informazioni private e pubbliche su milioni di cittadini americani. Al suo interno, in un groviglio di dispositivi di sicurezza, si annida il serial killer, identificato con il numero 522, contro cui è partita la disperata caccia all'uomo, mentre Arthur, il principale sospettato, è detenuto praticamente all'inferno, cioè al Tombs, il centro di detenzione di Manhattan. Per svelare la vera identità di 522, viene ingaggiato Rodney Szarnek, dell'Unità del crimine informatico, un nuovo elemento in grado di dare una svolta decisiva alle indagini.
Jeffery Deaver, colui che viene definito dal Times il più grande autore di thriller vivente, con questo romanzo ci offre, ancora una volta, una prova inconfutabile della sua geniale vena creativa. [...]


IL MIO GIUDIZIO:
Sono arrivato a leggere l'ottavo episodio della serie "Lincoln Rhyme" ed ancora non mi sono stancato; Deaver riesce ad appassionarmi più di qualsiasi altro autore, ed è quasi con dispiacere che inizio la lettura dell'ultima indagine, la nona ("Il filo che brucia") con protagonista il detective tetraplegico e la sua compagna Amelia Sachs.
Difficile dire qualcosa di Deaver che non sia già stato detto in passato: i suoi racconti vanno letti e gustati dal primo all'ultimo, vanno assimilati attentamente per non tralasciare nessun indizio che l'autore semina qua e là nel percorso che ci porterà a scoprire il colpevole (quello vero, che non è mai quello che sospetta il lettore).
Trame contorte, passaggi a volte assurdi ma congrui con la narrazione, grandi intuizioni...
Se cercate un libro che possa appassionarvi, "la finestra rotta" fa per voi, consigliatissimo!


L'AUTORE:
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Di gran lunga superiore a "La luna fredda" l'ho comprato sperando fosse proprio così e con un po' di puzza sotto il naso visto la precedene delusione ed invece per fortuna non sono rimasto deluso... veramente bello!

Gradevole... interessante tutta la parte dedicata all'informatica e alla privacy... forse anche un po' inquietante, meno male infatti che le tracce informatiche che ognuno di noi lascia dietro di sè non ci rendono immortali (ci vuole ben altro!!!) come pensa il serial-killer... E' il primo libro che leggo di quest'autore e non mi ha deluso... probabilmente leggerò qualcos'altro di suo.

Non avevo mai letto libri di Jeffery Deaver, non leggo normalmente gialli, ma questo libro mi è proprio piaciuto. Vi invito a leggere questo libro che oltre ad essere un ottimo giallo vi farà riflettere su quanto una piccola informazione personale non è importante, ma tante piccole informazioni personali possono diventare un'arma potentissima in mano a chi li possiede.

Premessa: di Deaver ho letto tutto. Svolgimento: ahimé Deaver è in fase calante!! Qualche buon colpo di scena, ma l'approccio sbrigativo e un po' superficiale con cui affronta i personaggi e le indagini, delude non poco! Temo che sia il momento per me di cambiare "autore preferito".

Ho cominciato a leggerlo con grande entusiasmo, non avevo mai letto nulla di questo autore ed ero curiosa. Ho divorato la prima metà in pochissimo tempo. Poi mi sono arenata completamente. L'ho finito a grande sforzo due giorni fa ed ho gioito quando sono faticosamente giunta all'ultima pagina. All'inizio mi ha avvinta, poi l'ho trovato mooooolto lento, poco originale. Non ci sono colpi di scena stupefacenti ed il mistero si risolve in modo molto sbrigativo. Il bilancio è: noioso. Credo che non mi cimenterò nella lettura di altre sue opere.

Bello e avvincente. Il tema della privacy e dell'informazione come strumento di potere anche in senso negativo (viene richiamato perfino Hitler e il nazismo) è tutt'altro che scontato e deve essere considerato seriamente, nonostante sia inserito in un ambito romanzato. E' il secondo libro che leggo di questo autore (dopo Lo scheletro che balla) e non ha per niente deluso. Un consiglio per chi ha questa possibilità: leggete i libri gialli in lingua originale, sono innegabilmente più belli!

Per me Jeffery Deaver cammina sempre ad un passo davanti agli altri e anche in questo caso mi sembra abbia costruito una storia ottimamente equilibrata, utilizzando il tema dell'informatica e del controllo delle persone. Ottima come sempre la traduzione in italiano, filtro imprescindibile per una giusta fruizione del testo straniero.

È il terzo libro di Deaver che leggo. Dopo "Lo Scheletro che Balla" e "La lacrima del Diavolo" tutti e tre molto belli ma per me questo è il migliore. Sicuramente Thriller molto originale, tema attualissimo e per questo un po’ inquetante. Un altro capolavoro di Jeffery Deaver.

Considero Jeffery Deaver il più grande scrittore vivente di Thriller, la finestra rotta non mi ha, comunque, appassionato come la scimmia di pietra o lo scheletro che balla. Mi è sembrato un po' lento il ritmo che, invece, ha sempre contraddistinto i libri dell'autore, in particolare quelli interpretati da Lincoln Rhyme. In conclusione, però, l'autore è talmente bravo che a mio parere i suoi libri, per gli appassionati del genere, vale sempre la pena di leggerli.

Thriller che merita un plauso per la trama "impegnata" incentrata sulle implicazioni derivanti dalla strumentalizzazione informatica della privacy degli individui. Il libro però presenta almeno due criticità: la storia nella prima parte stenta ad appassionare, rivelandosi un po' macchinosa e con molti personaggi che distraggono e confondono; inoltre, alcune improbabili coincidenze e qualche situazione inverosimile fanno vacillare l'ottima seconda parte del libro.

Davvero un bel libro. Ottima e interessante la trama, persino un po' inquietante, anche se complessa e a tratti "macchinosa".

Ho letto quasi tutti i libri che ha scritto e considero Deaver il leader indiscusso del genere giallo. Per chi ama libri indecifrabili e con colpi di scena fino alla fine è l'autore giusto.

Libro di ottima fattura e molto scorrevole; intrighi e colpi di scena non mancano. Consigliato.

Anch'io ritengo, come altri, Deaver il migliore autore di thriller attuale. Pur tuttavia, non mi sento di considerare "La finestra rotta" uno dei suoi migliori romanzi, perchè, nonostante non manchino ottimi colpi di scena e la trama sia intrigante, in alcuni passaggi cade la tensione e risulta ridondante.

Solita narrativa di qualità. Se è il primo libro che leggette del "maestro" Deaver vi sembrerà un capolavoro. Recuperate lo "scheletro che balla" e la "sedia vuota" per comprendere l'abilità narrativa di questo autore. La Finestra rotta rimane un buon libro, anche se ormai lo sviluppo psicologico di Lincoln e Amelia è delineato (rileggere in ordine cronologico i libri). Grande consueta dovizia di particolari nella descrizione del data-mining, ma indagine questa volta un po' sbrigativa. Ora uscirà un libro con Kathrine Dance e poi ci sarà la caccia all'orologiaio. In sostanza buon libro ma non il miglior Deaver.

Per chi ormai "conosce" a fondo Deaver, avendo letto ogni suo capolavoro, ed abituato ai non meno che eccellenti livelli raggiunti da questo maestro del genere, diventa ovviamente sempre più difficile soprendersi. Per questo motivo io ho imparato a far passare sempre un po' di tempo tra una sua lettura e l'altra e, così, per gli altri come per questo suo ultimo capolavoro non posso esprimermi se non col massimo plauso. Non si può davvero dire di conscere il thriller se non si ha ancora letto un inarrivabile, irragiungibile JEFFERY DEAVER!!!!

Bellissimo libro ricco di emozioni , suspense con una trama particolareggiata e molto ben costruita. Il sosco è difficilmente intuibile e lascia con il fiato sospeso fino all'ultima pagina dove Deaver elabora un ennesimo colpo di scena che impreziosisce ancor di più il tutto. Complimenti a questo grande scrittore che non delude mai.

Ottimo libro, appassionante e ricco di colpi di scena.

Libro discreto fino alle ultime pagine, il finale e'deludente e non c'entra nulla, forse Deaver aveva voglia di chiudere questo libro e iniziare a scriverne un altro.

Uno dei libri più belli di Deaver. Molto avvincente e pieno di colpi di scena dall'inizio alla fine. Consigliato vivamente.

lunedì 23 agosto 2010

"La luna fredda" di Jeffery Deaver: impressioni a caldo

Jeffery Deaver - LA LUNA FREDDA

In una gelida notte di dicembre, con una luna piena che si staglia nel cielo nero di New York e la paura diffusa tra la gente di un nuovo 11 settembre, un killer spietato colpisce due volte a poche ore di distanza. Sulle scene dei delitti lascia il suo "biglietto da visita", un costoso orologio con le fasi lunari sul quadrante e un messaggio firmato "L'orologiaio". Tutto lascia supporre che i due omicidi non siano destinati a rimanere gli unici. Il criminalista Lincoln Rhyme e i suoi collaboratori hanno a disposizione solo poche ore per fermare quel killer geniale e meticoloso ossessionato dal tempo, che pianifica i suoi delitti con precisione cronometrica. E Amelia Sachs fatica a conciliare la caccia all'Orologiaio con la sua prima indagine autonoma, il caso di un apparente suicidio che la porterà a scoprire inquietanti rivelazioni sul proprio passato che potrebbero minare alle basi il particolarissimo rapporto con Lincoln. Fortunatamente compare sulla scena dell'inchiesta un'inattesa quanto provvidenziale alleata per Rhyme: l'agente speciale del Bureau of Investigation della California Kathryn Dance, esperta nella lettura del linguaggio non verbale negli interrogatori. Nonostante Rhyme si mostri scettico sull'attendibilità delle testimonianze e Kathryn nutra poca fiducia sulle prove fornite dai rilievi effettuati, la loro bizzarra collaborazione riesce a smontare quello che via via si configura come un meccanismo a scatole cinesi fatto di inganni e doppi giochi.

Titolo originale: "The Cold Moon", 2006
Casa Editrice Rizzoli (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli)
Traduzione: Andrea Carlo Nappi
465 pagine - € 7,35


LA RECENSIONE DI unoenessuno:
[...] Dopo "La dodicesima carta", avevo il timore che sarei rimasto deluso da tutti libri successivi. Dopo tutta quella azione, colpi di scena... poteva il genio di Deaver superarsi? La risposta è si. Parte come la storia della caccia ad un serial killer, l'Orologiaio, che uccide le sue vittime e lascia loro accanto un orologio (con l'indicatore delle fasi lunari): quasi a sottolineare la lentezza dell'agonia cui sono state sottoposte le vittime. Qual è il piano dell'orologiaio, perchè uccide?
"Sai, stiamo sulla terra per un tempo limitato. Giorni, mesi ... Noi speriamo che siano parecchi anni"
"Giusto"
"E' come se Dio, o qualsiasi altra entità in cui credi, avesse una grande lista di tutte le persone che esistono al mondo. Quando le lancette del suo orologio raggiungono una data ora, è finita. Quelle persone non ci sono più. Bè, io ho la mia lista".
"Dieci persone"
"Dieci persone. La differenza è che Dio non ha una buona ragione per ucciderle. Io sì".

E il caso dell'Orologiaio impegna seriamente Lincoln e la sua squadra: capisce che questo assassino è molto esperto nel non lasciare tracce. Per la prima volta, poi, Amelia, la sua compagna, sta seguendo un altro caso (un finto suicidio di un uomo d'affari): quello che inizialmente è solo "l'altro caso" (rispetto a quello del serial killer), si rivela molto più complesso, per Amelia, che arriva a scoprire un grosso giro di poliziotti corrotti del 118 distretto. Un giro che coinvolge anche qualche pezzo grosso della città. Ma soprattuto che la porta a scoprire una verità imbarazzante sul padre e sul suo passato.
Tra i nuovi personaggi della storia, Deaver ha inserito l'esperta di cinesica Kathryn Dance, che aiuterà negli interrogatori dei sospettati Amelia e Lincoln: è un'esperta nell'osservare il comportamento, le espressioni delle persone interrogate, alla caccia del particolare che ne tradisce lo stato emotivo. Sarà un bello scontro tra lei, cui interessa l'aspetto umano del crimine e Lincoln, inizialmente scettico sulla sua presenza, cui interessano solo l'aspetto scientifico, le prove.
Ma nella seconda parte del libro, quando forse iniziavate ad essere un po' delusi dal solito clichè del serial killer ecco che la storia cambia di colpo. E perderete tutti i punti di riferimento conquistati prima. Deaver è stato geniale nell'architettare una storia complicata e perfetta (perfetta come un orologio, se mi è concessa una battuta): un meccanismo pieno di colpi di scena, dove dietro un mistero se ne nasconde un altro. Nulla è come appare inizialmente, e le difficoltà degli investigatori diventano le difficoltà del lettore a capire dove la storia vuole arrivare.
Un serial killer che non è più un serial killer... anzi no, lo è: è un assassino spietato cui piacciono le sfide impossibili. Capace di prendersi gioco anche di Lincoln stesso. Leggerete e rileggereta le pagine della prima parte del libro, per vedere se la storia raccontata sta ancora in piedi alla luce delle rivelazioni cui si arriva. Come un assassino, costretto a tornare sul luogo del delitto.
E i due casi che arrivano a confluire in un unico caso...
Ma il libro è da apprezzare anche per gli altri spunti che lo arricchiscono: il tema del prima e del dopo. Della città di New York, prima e dopo l'attentato dell'11 settembre che ne ha cambiato per sempre la fisionomia ma anche le abitudini dei newyorkesi. Ne ha accresciuto le paure, cosa succederà la prossima volta?
Ma anche per Lincoln c'è un prima ed un dopo: prima e dopo l'incidente che lo ha trasformato in un tetraplegico di tipo 4. Se il carattere è rimasto quello, la sua vita no. Quella si è dovuta adattare alla nuova esistenza. Un'esistenza a fianco di Amelia, che forse anche questa avrà un dopo diverso dal prima.
Deaver affronta anche la questione dei gruppi estremisti di destra, spesso sottovalutati dalle agenzie investigative, e anche il tema della guerra in Iraq: la paura che rimane addosso ai soldati che tornano a casa, ma anche il senso del dovere per il delicato compito che devono svolgere in quei territori.
Dopo aver tenuto incollato il lettore per tutta la seconda parte, si arriva forse un po' stanchi al finale: troppe emozioni, troppi personaggi e troppi collegamenti tra questi. Forse è questo l'unico difetto del libro. [...]


IL MIO GIUDIZIO:
Deaver non si smentisce mai: ogni libro è un caleidoscopio di emozionanti colpi di scena, niente è veramente come appare, ogni certezza acquisita è destinata ad essere smentita nella pagina successiva... e le trame sono sempre ricche di intrecci al limite dell'equilibrismo letterario.
Nella bibliografia dello scrittore americano troviamo romanzi bellissimi e ed altri semplicemente "belli"; La luna fredda appartiene forse alla seconda categoria, ma ogni libro di Deaver vale comunque la pena di essere letto.
Provare per credere! ;-)


L'AUTORE:
Jeffery Deaver, nato a Glen Ellyn nel maggio del 1950, è un affermato scrittore statunitense. Autore di romanzi thriller, è tre volte vincitore dell'Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year, si è visto assegnare il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all'Edgar Award. L'opera prima di Jeffery Deaver, venduta in 150 paesi e tradotta in 50 lingue, dà vita al personaggio di Lincoln Rhyme, il geniale criminologo tetraplegico protagonista de Il collezionista di ossa (Sonzogno, 1998), e degli altri otto romanzi della serie a lui dedicata.


I COMMENTI DEI LETTORI:
Sicuramente non uno dei libri migliori di Deaver. L'idea è che sia stato scritto per cavalcare il successo dell'autore e non sia stato ben studiato. Pur essendo scorrevole, il libro non ti prende, poichè tutto scorre velocemente e senza quelle trovate geniali che sorprendono il lettore. Il finale poi l'ho trovato francamente scialbo.

Deaver è decisamente un grande e non solo per le ottime storie che ci propone a ritmo (troppo?) serrato e per l’intuizione che lo ha portato a disegnare personaggi straordinari e originali quali Rhyme e Amelia. Ma Deaver è grande soprattutto perché riesce a scrivere thriller appassionanti anche quando la creatività è in riserva e le evoluzioni della trama sembrano sempre in lotta con l’equilibrio e la credibilità. E’ il caso de "La luna fredda" dove a due terzi del libro, Deaver si scoccia di fare il solito Deaver e si inventa un doppio salto mortale – ravvicinatissimo - nella trama che avrebbe fatto tremare le vene nei polsi al più esperto degli equilibristi (queste evoluzioni sono pericolosissime nel mondo del thriller, come ben sappiamo avendo assistito ai recenti "schianti" di scrittori affermati come Patricia Cornwell, ad esempio...). L’esercizio fa venire i brividi anche a noi lettori, ma la cura dei dettagli è totale – come sempre - l’uscita è elegante, lo stile impeccabile, come se nulla fosse: applausi per il coraggio e per il mestiere dimostrato. La classe non è acqua, decisamente....

E' il secondo libro di Deaver che ho il piacere di leggere e l'ho trovato ottimo. Bella trama che lo scrittore ad un certo punto del racconto arricchisce aggiungendo una deviazione che rende il tutto più emozionante, buona suspense con colpi di scena ben definiti ed integrati nella storia.

Mi mantengo dalla parte di chi come me, è rimasto deluso dall'incredibile svolta imposta dall'autore per generare una sorpresa, ma che a mio modo di vedere, genera una sorpresa negativa perchè la storia muta completamente e diventa piatta, e noiosa oltre che incredibilmente assurda. (Ditemi voi come una persona possa mettere in atto un piano così perfettamente studiato, senza il minimo imprevisto...) Della bravura di Deaver è inutile stare a parlare, rimane uno dei migliori scrittori in circolazione, ed il suo personaggi (L.Rhyme) è uno dei più belli mai letti. Nonostante tutto questa volta speravo un po' meglio.

Lincoln Rhime, il protagonista, risulta così acuto che viene il sospetto che abbia già letto il romanzo e sappia come vada a finire la storia. In realtà "La luna fredda" doveva finire cento pagine prima, restando coerente con la trama iniziale. Alla fine la sfida tra l'investigatore ed il serial killer risulta forzata ed inverosimile. Va detto, invece, che l'Orologiaio e l'esperta in "Cinesica", sono bei personaggi e mi auguro di ritrovarli in un prossimo romanzo con il ritmo e la tensione del "Collezionista di ossa".

Deaver.. bravo.. bravissimo.. e' riuscito a sorprendere con un finale tesissimo e pieno di colpi di scena... il libro fino 2/3 era piatto.. ben descritto ma senza verve, dopo invece diventa entusiasmante, da leggere tutto d'un fiato... si e' vero la trama in alcuni punti e' un po inverosimile.. ma alla fine il risultato e' un libro bello ed interessante... vale sempre la pena di leggere un buon libro di questo autore, non sbaglia un colpo...

Forse il più bel libro di Deaver (dopo l'inarrivabile Lacrima del diavolo), un vero piacere! Strepitoso! La nuova detective è un personaggio simpaticssimo che aggiunge molto.

Ho un debole per Deaver, conosco bene il suo modo di aggirare le aspettative del lettore, ma è così bravo che riesce sempre a farmi fesso, non capirò mai un suo colpo di scena! E' un bel libro, la Luna fredda, basta dire che quando lo leggi non riesci a pensare ad altro e tutti i problemi cadono nel dimenticatoio. Jeff, sei bravissimo!

Deaver non delude mai... un susseguirsi incessante di colpi di scena.

Troppo complicato. Colpi di scena esagerati. Ho finito il libro per rispetto dell'autore... tutto troppo.

Non avevo letto ancora nulla di Deaver e devo ammettere che mi ha stupito. Il libro è bello. Bello. Bello. Il personaggio di Kathryn è a mio avviso il migliore anche s'è all"esordio" nella saga di Rhyme; nei momenti in cui è protagonista, complice l'effervescenza della sua "dote lavorativa", non avresti mai il coraggio di chiudere il libro x fare altro ecc.. Gli altri personaggi sono ben curati ma, a volte, coloro i quali non conoscevano Rhyme e Amelia, come il sottoscritto, ne pagano lo scotto, sentendosi quasi in obbligo di apprezzare e rispettare qualità psicologiche e sfumature caratteriali solo perchè ce lo dice l'autore. La storia è degna dell'appellativo di "geniale". Inutile stare a pensare se alcuni passaggi ci appaiono visibilmente forzati, l'arte è un bene superiore, e può cucirsi di surrealismo se questo aiuta chi la fa a suggellarla di perfezione. Detto questo, posto come ormai indiscusso il talento di Deaver di "Sorprendere", e di far sorridere il lettore del suo straordinario ingegno, non posso non scrivere un istante della "fondamentale" delle tante svolte del libro: quella che riguarda l'orologiaio, che da pazzo in cerca di una improbabile vendetta, si trasforma in genio dei killer alla Bruce Willis in The Jackal.. quella è una svolta ben riuscita, ma, a meno che non mi sia macroscopicamente sfuggito qualcosa, il tradimento dell'orologiaio, nell'ambito dell'indagine al distretto.. mi appare un po' troppo assurdo! perchè??? perchè avrebbe dovuto farlo? il suo operato, a posteri, in tutta quella fase è così straordinario e "legale" che meriterebbe una medaglia al valore e tutto il rispetto di Amelia Sachs. L'unica note amara dunque è proprio nello svilupparsi del movente, degli intenti, del killer. In conclusione, credo che, La Luna Fredda sia un lavoro ben fatto, che sa, con ripetuti colpi di scena, mantenere alta la tensione, e vigile l'attenzione del lettore, ma che d'un tratto pare un elogio dell'autore stesso alla sua sapienza d'intreccio. Con uno o due passaggi in meno sarebbe stato un libro davvero perfetto.

Dopo IL COLLEZIONISTA DI OSSA, questo è forse il romanzo di Jeaffrey Deaver che ho apprezzato di più. Di certo è molto più realistico rispetto ad altri, veramente esagerati qualche volta... E' avvincente dalla prima all'ultima pagina, con molti colpi di scena - anzi moltissimi. Non ho dato il massimo perchè preferisco indagini nelle quali l'attenzione si concentra sul serial killer: in questa avventura, l'Orologiaio è più un personaggio di contorno ad un altra vicenda, che parte in sordina e poi prende il sopravvento. Mi è piaciuto moltissimo il nuovo personaggio dell'esperta di cinesica agente Dance - che torna da protagonista in LA BAMBOLA CHE DORME. Non vedo l'ora di leggerlo! Deaver è sempre un grande.

La Luna Fredda è sicuramente un buon libro, appassionante e ricco straricco di colpi di scena. Anzi, tanto ricco che alla fine il lettore risulta confuso, quasi stordito dalle brusche e continue virate che l'autore regala alla trama, già di per sè piuttosto complessa. Deaver, infatti, è un costruttore di trame, uno che predilige gli avvenimenti, i fatti alle persone. Il che non è un male. Tuttavia, i protagonisti, buoni o cattivi, appaiono troppo perfetti, troppo diabolici o troppo intelligenti. Insomma, i personaggi di fatto risultano quasi irreali. Pertanto, ritengo che lo stile di Deaver (che, sia chiaro, resta un autore di altissimo livello) vada più che bene sotto l'ombrellone, ma certo non si può proprio attribuirgli il benchè minimo valore letterario.

Premetto che sono un amante del genere, ma è il primo che leggo di Deaver. Questo è sicuramente un buon libro con una buonissima trama e tanti colpi di scena. Il problema a mio modo di vedere è che da troopa forza ai "suoi detective", sono esageratamente intelligenti, quasi robot. E tutto ciò rende la storia meno credibile di quello che poteva essere.