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lunedì 22 marzo 2010

"La mano di Fatima" di Ildefonso Falcones: impressioni a caldo

Ildefonso Falcones - LA MANO DI FATIMA

Nei villaggi delle Alpujarras è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione. È il 1568. Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo di quattordici anni dagli occhi incredibilmente azzurri. Il suo nome è Hernando. Nato da un vile atto di brutalità — la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano -, il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente. La rivolta è la sua occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c'è anche chi, mosso dall'invidia, trama contro di lui. E quando nell'inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli immensi occhi neri a mandorla che porta un neonato in braccio, deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela. Inizia così la lunga storia d'amore tra Fatima ed Hernando, un amore ostacolato da mille traversie e scandito da un continuo perdersi e ritrovarsi. Ma con l'immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo. Anche quando si affaccerà nella sua vita la giovane cattolica Isabel...

"La mano de Fàtima", 2009
Traduzione Nanda di Girolamo
Longanesi, collana La Gaja Scienza 941
pagg. 902, euro 22,00
ISBN 978-88-304-2722-8


Dare un giudizio "a caldo" sul romanzo "La mano di Fatima" dello scrittore spagnolo Ildefonso Falcones è una cosa estremamente difficile: con le emozioni suscitate dalla storia di Hernando e Fatima ancora ben vive dentro di noi si rischia di non essere obiettivi ed elogiare in maniera eccessiva il lavoro dell'avvocato di Barcellona.
Ma, pur cercando di essere obiettivo, devo dire che gli elogi che sarei tentato di scrivere se li merita proprio tutti!

Al suo secondo romanzo dopo il bellissimo "La cattedrale del mare", ancora alle prese con un romanzo storico, Falcones ha ideato una storia d'amore struggente, appassionante, commovente ma anche estremamente sofferta; così come Arnau, protagonista del primo romanzo, anche in questo caso la parabola umana di Hernando segue momenti di estrema povertà, di umiliazione, di sottomissione ad altri di agiatezza, potere, prestigio, in un continuo saliscendi che quasi angoscia il lettore ansioso di veder scritta la parola Fine alle sofferenze del protagonista, con un lieto finale che... è meglio non anticipare! (ma sarà davvero lieto?)
Il rammarico dopo avere terminato la lettura di questa storia è quello di aver potuto leggere poche pagine per sera: il romanzo "prende" molto, le pagine sono tante e i numerosi protagonisti spesso con nomi simili rendono un po' complicato, in alcuni casi, seguirne gli eventi.

Il mio giudizio? Da leggere, assolutamente!
Sia per gli appassionati del romanzo storico, che per quelli delle storie d'amore, ma anche per tutti gli altri... anche se, vi avviso, nei primi capitoli le crudeltà degli scontri tra musulmani e cristiani e le torture dell'Inquisizione sono in alcuni casi davvero difficili da digerire; Falcones è stato, in questi casi, fin troppo realistico spingendosi forse un pelo nel sadismo.
Ed ora, aspettiamo con ansia un nuovo romanzo, anche se sarà molto difficile rimanere su questi livelli...


Ecco una recensione al libro trovata in rete:

È giovane, coraggioso, intelligente, ma anche pieno di sentimento, generoso e onesto. Diviso tra due mondi, senza appartenere compiutamente né all’uno né all’altro; destinato ad amare ma anche a lottare con audacia e passione; idealista e pieno di speranze ma anche molto concreto e determinato. Hernando, morisco nella Spagna del sedicesimo secolo, è il protagonista del nuovo libro di Ildefonso Falcones, autore del bestseller internazionale La cattedrale del mare, romanzo d’esordio di maggiore successo in Italia nel 2007. Con il suo primo romanzo lo scrittore catalano ci ha trascinato nella Barcellona del quattordicesimo secolo sotto le volte, in costruzione, della cattedrale di Santa Maria del Mar, dove si consumano le tormentate vicende di Arnau, tra ingiustizie e tradimenti, guerre, odi religiosi, ignobili commerci, passioni indomabili e amori impossibili.
Ne La mano di Fatima ci invita, invece, a immergerci nel groviglio di lotte civili e religiose che sconvolsero la Spagna del Siglo de Oror, quando i moriscos, i musulmani iberici convertiti a forza al Cristianesimo, si ribellarono alle autorità cattoliche e cercarono di imporre il loro controllo su Grenada e altre città, cercando aiuto anche presso i fratelli turchi e algerini. In questo contesto storico di grande suggestione, ricreato da Falcones con particolare rispetto per le fonti e attenzione per i fatti realmente accaduti, si muovono i passi di Hernando, nelle cui vene scorre il sangue di una donna morisca e di un sacerdote cristiano. Vittima dei soprusi del patrigno Brahim, che non perde occasione di sfogare la sua brutalità sulla moglie Aisha, il ragazzo è odiato dalla sua stessa gente, che lo ha soprannominato “il Nazareno” e che lo guarda con sospetto perché gode di un trattamento di favore da parte dei preti del villaggio. Il sacrestano Andrés gli ha insegnato a scrivere e a far di conto, ma da parte islamica anche lo zoppo e autorevole Hamid lo ha preso sotto la sua protezione e gli ha trasmesso i precetti del Corano e la fede in Allah. Solo grazie al suo aiuto Hernando si salverà dal linciaggio delle folle musulmane in rivolta e verrà ingaggiato come mulattiere al servizio del re dei rivoltosi. Con il nuovo nome di "ibn Hamid" e la scimitarra donatagli dal suo protettore, viaggerà sulle strade della penisola iberica, sconfinerà nel nord Africa, si impegnerà per salvare dal martirio un ragazzino cristiano e dalla schiavitù la sua giovane e bella sorella, Isabel, una delle donne della sua vita. L’altra è Fatima, madre bambina dagli intensi occhi neri a mandorla: è lei che porta con sé la hamsa, l’amuleto che dà titolo al libro, un ciondolo raffigurante una mano con le cinque dita, con il potere di proteggere dal male. Entrerà nel suo cuore dal primo rocambolesco incontro e vi rimarrà nonostante le trame di Brahim, di Ubaid, malvagio carrettiere rivale, e del corsaro Barrax. Le sue mille peripezie lo legheranno anche al destino dei libri plumbei e del vangelo di Barnaba, misteriosi testi sacri che contengono riferimenti ai profondi legami tra l’Islam e il Cattolicesimo.
Una folla di personaggi, pittoreschi e affascinanti, dà vita a un romanzo storico e avventuroso, epico e corale, che racconta non solo la storia di un uomo di fronte alle grandi passioni e difficoltà della vita, ma anche l’epopea di un intero popolo e lo scontro tra due fedi e due civiltà. Sullo sfondo di un paese insanguinato, dove le violenze e gli estremismi religiosi abbondano da entrambe le parti, Hernando, con le sue scelte di tolleranza, rappresenta la speranza in una convivenza rispettosa. Un monito di pace che travalica i confini della storia per farsi urgente attualità e che Falcones rivolge ai lettori e al mondo intero.


...e i commenti dei lettori:

E’ un ottimo libro. Ci fa conoscere una parte di storia a molti sconosciuta traendo spunto proprio dalle vicende personali del protagonista, mettendo in mostra le atrocità e le intolleranze commesse in nome della religione e del razzismo da ambo i lati. Qualche parte è cruda ma necessaria per descriverci la vera vita a quel tempo. Nonostante sia molto lungo l’ho trovato scorrevole e avvincente. La fine per me è molto bella perché, da qualsiasi lato la si voglia interpretare (o presente o passato o futuro), ha vinto l’amore!

Una pagina di storia da me poco conosciuta. Molto coinvolgente. Non l'ho ancora finito ma sento già che mi mancherà!

Devo ammettere che mi aspettavo di più. Invece sono rimasto un pochino deluso, come per la Cattedrale del Mare anche qui riconosco un'ottima ricostruzione storica (per quanto io ne possa sapere) ma una trama a volte scontata e difficilmente avvincente. Insomma un bel libro che si legge, ma non si divora.

Da non perdere per chi ama il romanzo storico.

Ottimo libro. Attendevo il secondo libro di Falcones, dopo la Cattedrale del Mare, e l'ho letto durante le vacanze di Natale. Merita di essere letto.

Il libro consta, a mio avviso, di un romanzo estremamante artefatto, quasi costruito pagina su pagina per avere un corposo tomo. La vicenda trae origine da fatti storici interessanti ma, sia lo Hernando quanto la Fatima, perdono carattere, caratteristiche e persino fisionomia in un volume che "parla" di troppo e poco argomenta. Peraltro, la descrizione pressoché compiaciuta di massacri e stragi, rendono quasi che grottesche alcune situazioni. E pensare che io amo libri siffatti-corposi e di impostazione storica. Ma forse, il tutto ha origine da una mia scarsa accettazione del Falcones: che io reputo più attento agli aspetti commerciali del suo scrivere.

Il libro è bello e conferma l'autorevolezza dell'autore nello scrivere romanzi storici che affondano le radici veramente nella storia. Ho scoperto di ignorare un dolorosissimo pezzo di storia e mi sono convinta ancora di più di quanto sia importante studiare la storia passata per capire meglio quella attuale. Tuttavia, secondo il mio modesto parere, il libro è veramente lungo e rischia di farsi lasciare sul comodino per un po' di noia... quando non lo merita affatto! E' da leggere, indubbiamente... ma... qualche pagina in meno?

Interessante, ben scritto, documentato, un po' noioso nella parte centrale.

Sono felice di aver letto questo libro, mi è piaciuto, mi ha appassionato e ne consiglio la lettura. Non ho dato il masssimo dei voti poichè ho trovato le disavventure di Hernando al limite del ridicolo, almeno in alcuni frangenti, il libro eccessivamente lungo, 150 pagine di troppo, e figure come la madre del protagonista, una succube menagramo, eccessivamente noiose. Ovviamente questo è solo il mio parere... buona lettura a tutti.

A me è piaciuto un pelino più della cattedrale del mare... noioso? Mai... E' talmente bello che, nonostante la lunghezza, mi sono soffermato diverse volte a rileggere alcune splendide pagine... A differenza del libro precedente la fine è migliore... uno dei libri piu' belli mai letti... caro falcones 2 su 2 capolavori... mettiti a scrivere... non vedo l'ora che esca il tuo terzo libro... Gracias!

A me è piaciuto; non mi soffermo sul fatto della lunghezza perchè mi ripeterei all'infinito (come se la cosa fosse scoperta dopo aver acquistato il libro, non si vede prima che è voluminoso...). Capisco che a qualcuno possa anche dar fastidio la descrizione delle efferatezze compiute sia dai cristiani sia dai musulmani, ma non sono molti i romanzi basati su fatti storicamente documentati come questo. Inoltre il racconto scorre molto bene dalla prima all'ultima pagina.

Bellissimo libro, capolavoro in cui si mescolano la storia, narrata con esattezza incredibile e i sentimenti, con intrighi e tradimenti; il tutto condito dalla descrizione dettagliata dei personaggi, con le loro sfumature. Straordinario!!!

Bello e avvincente, ribadisce l'abilità dell'autore di ritrarre personaggi a tutto tondo e di riprodurre in immagini e parole le pagine più oscure della storia europea: qui tocca alla cacciata dei moriscos nella Spagna del XVI secolo. In alcune parti il romanzo appare prolisso, ma l'epopea di Hernando, Fatima e infine Rafaela, con la miriade di personaggi che ruotano intorno, rendono la lettura coinvolgente e brillante. Da leggere senza interruzioni per non perdere il filo.

Confesso che non mi ha elettrizzato il finale, insomma fare sparire cosí Fatima e tutta la famiglia a cui si era dedicata l'intera prima parte del libro... ma almeno un po' di riposo al povero Hernando dopo tante traversie lo si é concesso. Cmq un bel libro per svagarsi e anche un po' riflettere su certe atrocitá e ottusitá che non passano ma di moda purtroppo. A me piace molto come scrive Falcones, eh si che se non mi avessero regalato (accolto da parte mia con molto scetticismo) la Cattedrale sul mare non l'avrei mai scoperto visto che non compro di solito romanzi storici con annesso pippone romantico. Ma si che mi sono piaciuti entrambi invece!!

Personalmente non lo reputo all'altezza de "La cattedrale del mare", che mi aveva davvero entusiasmato. Forse l'argomento, a mio parere, meno coinvolgente, forse l'eccessiva lunghezza del romanzo che, in alcune fasi risulta monotono e un po' ripetitivo, forse i personaggi che, Hernando a parte, risultano un po' sbiaditi, comunque, un romanzo più che dignitoso a cui va riconosciuto una fedele e precisa costruzione, scevra da alcun tipo di partigianeria ideologico-religiosa.

Meno entusiasmante della Cattedrale sul mare ma pur sempre un gran bel libro che racconta la tregedia dei Moriscos spagnoli, dalla quale possiamo trarre ottime deduzioni anche per il presente. Il libro è ben scritto e il suo filo conduttore sono tanto la fede quanto l'amore, capace quest'ultimo, di superare ogni avversità che la vita pone davanti ai due protagonisti. Un gran bel libro che consiglio vivamente, soprattutto a chi in Andalusia c'è già stato.

Finalmente dopo due mesi ho terminato questo libro infinito. Premetto che il primo romanzo di questo scrittore mi era piaciuto veramente tanto mentre questo l'ho trovato lentissimo. Mi spiace perchè mi ero aspettata molto ma sono rimasta delusa.

Bellissimo romanzo storico, travolgente. Nella prima parte sono descritte scene crude e raccapriccianti, poi, dopo le prime cento pagine, parte la storia che è veramente avvincente. Va letto velocemente perchè ci sono tanti personaggi, con i nomi doppi. Lo consiglio agli appassionati del genere storico.

Indubbiamente bello, un po' prolisso in alcuni punti e imparagonabile con la Cattedrale del mare, voto pieno negato per i troppi punti morti, da leggere in ogni caso perchè la storia è interessantissima e tutto sommato coinvolgente.

Libro straordinario, di una bellezza sconvolgente, di straordinaria attualità, scorrevole e sopratutto UTILE. Già non ero razzista, ma ora, grazie a questo libro e alla figura di Maria, credo nell'unificazione delle religioni... o meglio nella speranza che le guerre sante finiscono da una parte e dall'altra. Si può coindividere il territorio anche se si è di religioni differenti.


...e per concludere, segnalo un'interessante intervista a Ildefonso Falcones sul blog SeTuttoFosseViola, buona lettura!

venerdì 11 dicembre 2009

"La mano di Fatima", il secondo romanzo di Ildefonso Falcones

Ildefonso Falcones - LA MANO DI FATIMA

Nei villaggi delle Alpujarras è esploso il grido della ribellione. Stanchi di ingiustizie e umiliazioni, i moriscos si battono contro i cristiani che li hanno costretti alla conversione. È il 1568. Tra i rivoltosi musulmani spicca un ragazzo di quattordici anni dagli occhi incredibilmente azzurri. Il suo nome è Hernando. Nato da un vile atto di brutalità — la madre morisca fu stuprata da un prete cristiano -, il giovane dal sangue misto subisce il rifiuto della sua gente. La rivolta è la sua occasione di riscatto: grazie alla sua generosità e al coraggio, conquista la stima di compagni più o meno potenti. Ma c'è anche chi, mosso dall'invidia, trama contro di lui. E quando nell'inferno degli scontri conosce Fatima, una ragazzina dagli immensi occhi neri a mandorla che porta un neonato in braccio, deve fare di tutto per impedire al patrigno di sottrargliela. Inizia così la lunga storia d'amore tra Fatima ed Hernando, un amore ostacolato da mille traversie e scandito da un continuo perdersi e ritrovarsi. Ma con l'immagine della mamma bambina impressa nella memoria, Hernando continuerà a lottare per il proprio destino e quello del suo popolo. Anche quando si affaccerà nella sua vita la giovane cattolica Isabel...

"La mano de Fàtima", 2009
Traduzione Nanda di Girolamo
Longanesi, collana La Gaja Scienza 941
pagg. 902, euro 22,00 — ISBN 978-88-304-2722-8



E' arrivato in libreria lo scorso 12 novembre il nuovo e molto atteso romanzo dello scrittore spagnolo Ildefonso Falcones, che si presenta nuovamente all'esame dei lettori con il romanzo La mano di Fatima (La mano de Fàtima, 2009).

Dopo "La cattedrale del mare", miglior esordio narrativo del 2007, "La mano di Fatima" si distingue per l'accurata rico­struzione storica, la densità di avveni­menti, la narrazione imperniata sulla vicenda di un uomo di fronte alle eter­ne passioni, l'odio, l'amore, le disillu­sioni e le speranze coltivate all'ombra del potere oscuro dell'Inquisizione e della nobiltà. Ma è anche la storia, at­tualissima, di uno scontro fra religioni calato nell'epopea di un intero popolo: un mosaico di personaggi alle prese con innumerevoli colpi di scena capaci di emozionarci sino all'ultima pagina.

Lo strepitoso successo del primo romanzo di Falcones si può esporre con la significativa cifra di quattro milioni di copie vendute in quaranta paesi.
Per "La Mano di Fatima" nel giugno di quest'anno l'editore spagnolo ha fatto una prima tiratura di cinquecentomila copie e nell'estate ha venduto una media di cinquantamila copie alla settimana.
Ora viene pubblicato in Italia e arriva nelle librerie in duecentomila copie.

In novecento pagine, che per il lettore scorreranno molto velocemente, lo scrittore narra una storia di amore e di soprusi che si svolge nel '500. Il protagonista Hernando è il figlio di due mondi in quanto nato dallo stupro di un prete cristiano nei confronti di una donna mora, e sarà sempre un uomo intrappolato tra due religioni e due amori, toccando con mano la crudeltà e la bontà di entrambe le parti, quella cristiana e quella mora. Sarà in lotta per ottenere la propria libertà e quella della sua gente oppressa in Andalusia.
Siamo nel 1568 e il romanzo inizia con la descrizione della ribellione dei "moriscos" nei villaggi dei paesi intorno a Granata e tra questi c'è anche un ragazzino di quattordici anni, Hernando che dopo la repressione sarà portato a Cordoba, costretto a lavori umilianti conoscerà la bella Fatima una morisca che ha perso il marito in battaglia per mano dei cristiani e deve lottare quotidianamente per vivere e provvedere a suo figlio di pochi mesi, Hernando inoltre conoscerà la cristiana Isabel il cui fratello è stato ucciso dai moriscos.
Un romanzo che sicuramente terrà avvinto il lettore con colpi di scena, avventure mozzafiato e i temi dell'amore, della guerra, di odi e di speranze.


Ildefonso Falcones de Sierra è nato a Barcellona nel 1959, esercita la professione di avvocato specializzato in diritto civile, da sempre appas­sionato di equitazione, vive a Barcel­lona con la moglie e i quattro figli.
Il suo romanzo d'esordio, "La cattedrale del mare", in Italia si è aggiu­dicato il Premio Boccaccio Sezione Internazionale.

giovedì 24 gennaio 2008

"La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones: impressioni a caldo

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Ho terminato di leggere, due giorni fa, un bel romanzo; anzi, direi che sono giunto alla fine (a malincuore) di un romanzo che mi ha parecchio appassionato: "La Cattedrale del Mare", il libro di Ildefonso Falcones.

Di Barcellona, dove esercita la professione di avvocato specializzato in diritto civile, alla sua prima esperienza con un romanzo storico e fino ad oggi a me sconosciuto come autore: il lavoro di Falcones ha attirato l'attenzione del mio sguardo sullo scaffale della libreria grazie all'elegante copertina, ha stuzzicato la curiosità di leggerlo grazie al titolo che ha richiamato in me atmosfere "già sentite", ha acceso il desiderio di acquistarlo grazie alle note della critica riportate sul retro.

Lo scrittore spagnolo ha veramente fatto un ottimo lavoro, non c'è che dire...
Da appassionato dell'opera di Ken Follett, è stato inevitabile paragonare e valutare il romanzo di Falcones prendendo come peso e misura il lavoro cult dello scrittore gallese, "I pilastri della terra": i punti in comune tra le due opere saltano presto all’occhio, a cominciare dall’evolvere della trama intorno a una cattedrale gotica nel medio evo alla costruzione della quale il protagonista è interessato in prima persona.

Ne "La Cattedrale del Mare" il protagonista disegna una parabola umana che lo porterà (a dire il vero, in maniera non molto credibile per l'epoca) agli antipodi delle proprie umili origini, in un imprevedibile e avvincente crescendo di eventi che tocca l’apice nelle liberatorie pagine finali, passando attraverso amori avversati, amicizie leali, guerre, vendette personali, pestilenze fino allo scontro con la terribile Inquisizione.
Arnau Estanyol, figlio di Bernat contadino e servo della gleba, scampato alla morte cui era stato destinato, ancora in fasce, dalla crudeltà del locale signorotto feudale, già reo di averne stuprata la madre durante le nozze di questa e di averla poi strappata a lui ed a suo padre, è salvato rocambolescamente da quest’ultimo; il ragazzino cresce poi nella città comitale di Barcellona, dove la sorridente effige della Madonna del Mare, nell’erigendo duomo ad essa consacrata, lo avvince col suo aspetto materno, ottenendone spassionata e sempiterna devozione.
Il resto... è scritto nel romanzo, non voglio anticipare ulteriormente le vicende del protagonista.

Ildefonso Falcones ha riscritto questo libro una decina di volte prima di trovare qualcuno che lo pubblicasse, e dobbiamo essergli grati per questa sua perseveranza: le 640 pagine del libro si leggono bene senza tentennamenti, senza annoiare il lettore che anzi, grazie allo stile descrittivo dello scrittore spagnolo, si sente accompagnato per mano nelle strade assolate della Barcellona del quattordicesimo secolo, ode le voci e il frastuono dei mercati, sente l'odore salmastro della spiaggia... e "vive" in prima persona i sentimenti, le passioni e le paure dei protagonisti.
La ricostruzione dell'ambientazione storica è minuziosa, approfondita fino a renderla quasi "enciclopedica", capace di immergerci in un'epoca lontana in senso temporale ma non così lontana dalle nostre origini; inoltre il libro ci consegna una quadro in movimento di un'età in cui potere e religione si sfidavano continuamente, specie in Spagna dove il Re era anche il difensore della chiesa.

Un libro consigliatissimo, che non deluderà neanche chi non ama particolarmente i romanzi storici.

Fonte foto: dalla rete



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sabato 8 dicembre 2007

"La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones

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Stamattina, mentre ero in un centro commerciale, ho fatto un giro nel reparto riservato ai libri, e i miei occhi sono stati attirati, tra tante immagini, da una copertina in particolare.
Sarà stato forse quel rosone di chiesa gotica che subito mi ha richiamato alla memoria la copertina e le atmosfere de "I pilastri della terra" di Ken Follett, chissà...
Fatto sta che ho preso il libro in mano e ho letto il nome dell'autore: "La Cattedrale del Mare" di Ildefonso Falcones.

Barcellona, XIV secolo.
Nel cuore dell'umile quartiere della Ribera gli occhi curiosi del piccolo Arnau sono catturati dalle maestose mura di una grande chiesa in costruzione.
Un incontro decisivo, poiché la storia di Santa Maria del Mar sarà il cardine delle tormentate vicende della sua esistenza.

Figlio di un servo fuggiasco, nella capitale catalana Arnau trova rifugio e quella sospirata libertà che a tutt'oggi incarna lo spirito di Barcellona, all'epoca in pieno fermento: i vecchi istituti feudali sono al tramonto e mercanti e banchieri in ascesa, sempre più influenti nel determinare le sorti della città, impegnata in aspre battaglie per il controllo dei mari.
Intanto l'azione dell'Inquisizione minaccia la già non facile convivenza fra cristiani, musulmani ed ebrei...

Personaggio di inusuale tempra e umanità, Arnau non esita a dedicarsi con entusiasmo al grande progetto della "cattedrale del popolo".
All'ombra di quelle torri gotiche dovrà lottare contro fame, ingiustizie e tradimenti, ataviche barriere religiose, guerre, peste, commerci ignobili e indomabili passioni, ma soprattutto per un amore che i pregiudizi del tempo vorrebbero condannare alle brume del sogno...

Non avevo sentito nominare né il titolo né l'autore, ma la lettura delle note all'interno della copertina mi sono bastate per far sì che ora quel libro sia parcheggiato sul mio comodino.
Più tardi, a casa, ho scoperto cose molto interessanti relative a questa pubblicazione... vedremo se la lettura confermerà i molteplici giudizi positivi che ho letto in rete.

Fonte foto e testo: dalla rete


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