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venerdì 4 gennaio 2008

"Il vecchio e il mare" letto ai bambini

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Oggi è una giornata dedicata ai libri: dopo aver parlato di Harry Potter, porto l'attenzione su un autore classico, nella fattispecie Ernest Hemingway.
Alzi la mano chi non ha ancora letto "Il vecchio e il mare"!

Ok, potete abbassarle, vedo che non siete in molti... ;-)
Ora, la domanda è: secondo voi "Il vecchio e il mare" è un romanzo adatto anche ad essere letto ai bambini?
La mia risposta è si.

Mio figlio ha sei anni, e più o meno da tre anni a questa parte l'ho abituato ad addormentarsi con la lettura (da parte mia) di una storia; ora sta iniziando a leggere da solo, ma voglio continuare ancora un po' con questa abitudine, dopotutto leggere per lui mi ha fatto riscoprire la bellezza di un bel libro prima di addormentarsi, un piacere che ho ritrovato dopo parecchi anni.
Prima di iniziare a leggere direttamente dai libri, gli raccontavo delle favole "a memoria", e a volte mi inventavo anche delle storie al momento (sono nati così i miei racconti brevi "il tonno con il buco nella pancia" e "lo gnomo del divano").

Una sera, non sapendo che storia inventare, mi ritornarono in mente le avventure di un vecchio pescatore che avevo parcheggiato da qualche parte nella memoria parecchi anni prima.
Iniziai così a narrare le vicende di un anziano signore di nome Santiago che viveva in un paesino sull'oceano dell'isola di Cuba, e che usciva in mare con la sua barchetta con la speranza di catturare un pesce enorme, un Marlin.
E dopo tante sofferenze ci riusciva! Il pesce più grosso che avesse mai visto nella sua lunga esistenza, ma che il mare si riprendeva subito, facendolo divorare dagli squali.
Ma il vecchio, nonostante la "sconfitta", ne usciva vincitore una volta ritornato al porto pur trascinando con sé, come unico trofeo della sua pesca, lo scheletro del Marlin, suscitando l'ammirazione e il rispetto di tutti i pescatori del paese.

Per alcune sere mio figlio volle che gli raccontassi le avventure del vecchio pescatore; la storia gli era talmente piaciuta che se, nel raccontarla, cambiavo qualche parola o qualche passaggio, mi correggeva immediatamente.
E così, lo scorso anno, all'età di cinque anni, gli lessi il romanzo: poche pagine per sera, e lui lo seguì appassionatamente.
E appena troverò una serata adatta, conto di vedere insieme a lui anche il film tratto dal romanzo
con Spencer Tracy, quello del 1958 in bianco e nero.

I bei romanzi non hanno età.


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martedì 13 febbraio 2007

natura morta?

C'era una volta un vecchio albero, ormai quasi completamente secco e con i rami rotti dal vento pericolosamente penzolanti nel vuoto.
Passarono degli uomini, videro i rami secchi e decisero di tagliarli per evitare che cadessero e facessero del male a chi passava là sotto.
E così l'albero, vecchio e ormai completamente secco, rimase senza rami, come un obelisco solitario proteso verso il cielo.

Passò di là un pittore in cerca di un bel panorama da ritrarre.
Vide l'albero, vecchio, spoglio e secco
ma ancora così orgogliosamente svettante verso il cielo che ne rimase affascinato e decise di immortalarlo sulla sua tela.
Lo scrutò a lungo cercando il punto di vista migliore per riprenderlo, ma da qualsiasi parte lo osservasse c'era sempre qualcosa che non lo convinceva.
Decise così di appendere la cornice della sua tela all'albero, stette ad osservare a lungo il risultato poi se ne andò.

Sony DSC-F717 - 1/160 - F4.0 - ISO100
Cokin circular polarizer 58 mm.


Il giorno dopo passarono degli uomini per abbatterlo, e videro la cornice appesa al suo tronco.
E dentro la cornice videro dei rametti verdi, nuova vita da quell'albero secco, e ne rimasero stupiti.
Non lo abbatterono, e tornando lì ogni giorno osservarono nascere,
uno dopo l'altro, nuovi rami e nuove foglie che ricostituirono la chioma di quel vecchio albero, ormai non più secco ma verde e di nuovo rigoglioso, sempre orgogliosamente svettante verso il cielo.

Dopo un anno passò di là il pittore, vide l'albero, lo scrutò a fondo, si avvicinò ad esso e staccò la cornice dalla sua corteccia, la rimontò sulla tela poi cercò
il punto di vista migliore per ritrarlo.
Finalmente poteva dipingere il suo bel panorama!
Lavorò a lungo, osservò
soddisfatto la sua opera poi se ne andò, convinto di aver dipinto uno dei suoi panorami più belli: un omaggio a quel vecchio albero non più secco, non più spoglio ma ancora, come sempre, orgogliosamente svettante verso il cielo.

martedì 16 gennaio 2007

lo gnomo del divano

Anche questo racconto, come quello del tonno con il buco nella pancia, è nato per caso; lo spunto è venuto osservando mio figlio Giovanni che guardava la tv sul divano, la trama è stata poi sviluppata sempre con la sua consulenza...



Panasonic DMC-FZ30 - 1/320 - F2.8 - ISO80 - macro


C'era una volta una bambina...

...anzi, "c'era oggi una bambina" che viveva in una casa normale (che non era come quelle delle favole, quindi non era fatta né di marzapane, né con i rami del boschetto o di paglia e fieno, ma costruita con mattoni e cemento armato, bella robusta,
mica come nelle fiabe!) e, come tutti i bambini, aveva un papà e una mamma che le volevano bene (niente matrigne cattive o orchi che la costringessero a vivere con loro e a lavorare dalla mattina alla sera, mica come nelle fiabe!) e aveva anche un fratellino affettuoso con il quale si divertita moltissimo a giocare un po' con le bambole e un po' con le costruzioni, con i soldatini e con le macchinine.
Insomma, era una bambina normalissima, che ascoltava con attenzione e passione le favolette che gli leggeva il suo papà alla sera prima di addormentarsi, ma che credeva che queste storie non potessero mai realizzarsi nella realtà altrimenti,
pensava lei, "non sarebbero favole, no?"
Il suo nome era Camilla, aveva 10 anni e adorava andare in bicicletta, mangiare i gelati e guardare i cartoni alla tv.
E proprio quest'ultima passione, guardare i cartoni, era tra tutte quella che preferiva di più: quando il suo fratellino dormiva e quindi non c'era nessuno per giocare, si sdraiava sul suo divano preferito davanti alla tv e
tutto intorno non esisteva più niente, poteva cascare il mondo che lei non si sarebbe smossa da lì.

Quanto adorava quel divano!
Era un divano antico, rivestito in pelle di un bel colore rosso scuro, come non se ne facevano più, cimelio ereditato dai nonni che forse lo avevano a loro volta ereditato dai loro genitori e chissà che prima non fosse forse appartenuto a una nobile famiglia, tanto era bello, elegante e finemente lavorato.
Quando Camilla si sdraiava su quei cuscini morbidi si sentiva sprofondare in un caldo abbraccio che la cullava e la faceva viaggiare con la fantasia verso mondi lontani.
Era insomma diventato un amico fidato per lei, e godersi i cartoni in tv gustando un bel bicchiere
tiepido di latte al cioccolato era il momento più bello della giornata.
Su quel divano rosso Camilla svolgeva anche tante altre attività: ci giocava col fratellino, ci si appoggiava per fare la merenda con un bel panino con la Nutella, ci si sedeva a gambe incrociate per studiare storia e letteratura, ci si riposava e a volte ci si addormentava pure, insomma... ogni sua attività che facesse in casa, ruotava sempre intorno a quel divano sistemato nel bel mezzo del soggiorno.

Capitò che un giorno che faceva brutto tempo, ma brutto davvero con pioggia fitta e vento forte, uno di quei giorni in cui non vorresti mettere il naso fuori di casa neanche per tutto l'oro del mondo, Camilla finì presto tutti i compiti assegnati a scuola e, stranamente per lei, non le andò di passare il tempo libero a guardare i cartoni, ma preferì dedicarsi alla lettura di un vecchio libro che aveva ritrovato in soffitta in fondo ad un baule contenente vecchi oggetti del nonno: un libro con tante storie di fate, cavalieri, castelli, elfi, folletti, gnomi, draghi e orchi, il tutto impreziosito da bellissime illustrazioni.
Si sdraiò quindi sul suo divano preferito con la testa posata sul bracciolo e il libro sul petto, e iniziò a leggere la storia appassionandosi sempre più allo svolgimento della vicenda narrata e sprofondando mentalmente in quel mondo di fiaba popolato da tanti strani personaggi.
"Sono veramente strani i personaggi delle fiabe" pensò Camilla mentre continuava a leggere "ma sarebbe bello se esistessero anche nella realtà...".
Ma
le favole sono solo favole, lei sapeva bene che queste storie non avrebbero potuto mai realizzarsi nella realtà "altrimenti" pensava sempre lei "non sarebbero state favole, no?"
Leggeva e veniva coinvolta sempre di più dalla narrazione, tanto che la sua attenzione fu catturata in modo particolare da un curioso personaggio protagonista della storia: un povero gnomo deforme costretto a vivere, per colpa di un incantesimo di una fata cattiva, in un buco all'interno di una quercia secolare e che sopravviveva in quel buio e scomodo spazio grazie ad una bimba buona che gli portava quotidianamente da mangiare e da bere.
Questa bimba buona,
nel tempo libero, gli stava vicino per tenergli compagnia, gli parlava del mondo fuori dall'albero e gli raccontava favole e storielle per farlo stare un po' allegro e fargli pesare un po' meno la sua condizione di recluso all'interno dell'albero.

Camilla si fermò un istante, tolse gli occhi dal libro e pensò tra sé e sé che ciò che stava leggendo era veramente fantastico ma al tempo stesso assurdo; "è proprio vero" mormorò "che certe cose accadono solo nelle favole!"

Però la storia l'aveva affascinata e riprese, con profonda curiosità, a leggere le vicende di quella strana coppia di amici, provando un profondo senso di ammirazione nei confronti di quella bimba così buona, generosa e altruista; dentro di sé sentì il desiderio di somigliarle almeno un po'...
Presa dalla lettura non notò che il suo piede destro era sprofondato nella fessura tra la seduta e lo schienale: quella fessura che hanno tutti i divani e dove puntualmente finiscono per incastrarsi il telecomando della tv, i mattoncini delle costruzioni, i tappi dei pennarelli e sono rifugio naturale delle briciole dei panini e dei biscotti sgranocchiati guardando la televisione.
Camilla non sentì niente di strano nemmeno quando oltre al piede si infilò lentamente nella fessura anche la gamba fino al ginocchio e poi, piano piano piano, venne risucchiata fino alla coscia...
Sembrava assurdo, ma presa dalla lettura la bambina non sentì niente nemmeno quando fu il piede sinistro che iniziò a scivolare sempre in quella fessura tra i cuscini... poi il polpaccio, quindi il ginocchio, infine la coscia... in men che non si dica il divano l'aveva risucchiata al suo interno fino alla vita, e a quel punto qualcosa di strano Camilla iniziò a notarlo... a cominciare da una fastidiosa sensazione di fresco alle gambe...

Quando si rese conto di cosa le stava accadendo fu troppo tardi: con un ultimo violento risucchio, il divano se la inghiottì, e la bimba sparì così in fretta da non riuscire nemmeno a lanciare un grido di aiuto, lasciando sul cuscino il libro ancora aperto sull'ultima pagina letta.....
Lo spostamento d'aria provocato dal risucchio fece spaginare il libro fino a farlo rimanere aperto qualche pagina più avanti, dove si notava un'illustrazione che Camilla non aveva ancora visto: nel disegno erano raffigurati lo gnomo e la bambina, entrambi stretti prigionieri all'interno della quercia.



Faceva buio in quel posto, ma che posto era?
Ma era tutto vero?
Era davvero stata risucchiata dal divano?

No no... Camilla pensò che tutto ciò era assurdo, probabilmente stava sognando, era impossibile che si trovasse imprigionata all'interno del suo divano preferito!
Aveva la sensazione di trovarsi in una grotta fresca, umida, buia, e stava già iniziando a sentire i brividi di freddo quando vide, in lontananza, una debole luce tremolante.
Aveva una gran paura, ma cercava di rimanere comunque lucida e di riordinare le idee per trovare il modo di uscire da quella brutta situazione, mentre quella luce tremolante si faceva sempre meno debole e
sempre più terribilmente vicina.
Camilla scoprì che quel bagliore proveniva dalla fiamma di una torcia portata da un esserino molto piccolo, che non riusciva a distinguere bene ma che aveva un'aria
stranamente familiare...

Ma no, era impossibile!!
Non poteva credere a ciò che i suoi occhi vedevano:
lì, fermo in piedi davanti a lei, c'era ora uno gnomo simile a quello della storia che stava leggendo qualche momento prima, che la fissava con il suo unico occhio buono, stupito lui quanto lei di vedere un altro essere in carne ed ossa all'interno di quella grotta.
Camilla trovò il coraggio di dire alcune parole, seppur con tono tremolante:
"C-c-chi sei tu?" disse con un filo di voce.
Quell'essere arcigno e deforme le rispose con una voce da brivido, mettendole addosso ancora più paura di quanta non ne avesse già:
"Se qua c'è QUALCUNO che può fare domande, quello sono IOOO! Piuttosto, dimmi, chi sei TUUU?"
La bimba, intimorita dal tono della voce e dalle orribili sembianze di quell'essere
che ora aveva ripreso, a piccoli passi, ad avvicinarsi a lei, replicò alla richiesta dello gnomo:
"M-m-mi chiamo Camilla, e fino a pochi minuti fa ero sdraiata sul m-m-mio divano, poi all'improvviso mi sono sentita risucchiare e m-m-mi sono ritrovata in questo posto buio e freddo, e... ho tanta p-p-paura....." e rapidamente portò le manine sul viso per cercare di nascondere ai suoi occhi quella visione terribile.
Lo gnomo fece una strana espressione con la faccia, un misto di stupore e curiosità, e avvicinando la torcia al viso della bambina, si allungò sulla punta dei suoi tozzi piedi per guardarla bene da vicino.
La scrutò e la fiutò, la esaminò per benino, servendosi sempre della luce della torcia, ma Camilla era sempre più spaventata; per tranquillizzarla lo gnomo addolcì l'espressione del viso e le mormorò con voce calma e dal tono finalmente amichevole:
"Seguimi, bambina, ora ti porto in un posto un po' più accogliente..."
E così, percorrendo un breve corridoio buio, giunsero all'antro ove egli dimorava, si sedettero davanti ad un tiepido focherello ed iniziarono a parlare.
E parlarono, e parlarono, e parlarono...


Ora Camilla non aveva più paura di quell'essere deforme, che anzi si era rivelato molto gentile ed ospitale; lo gnomo le aveva anche offerto una ciotola di tè caldo e le aveva raccontato la sua storia.
Egli viveva in quella grotta ormai da tanti anni che ne aveva perso il conto; tutta
colpa di un incantesimo di una fata cattiva che lo aveva costretto a vivere, fino alla fine dei suoi giorni, all'interno di quell'antico divano.
Il poveretto era ridotto a nutrirsi solo delle briciole che si infilavano nella fessura tra i cuscini della seduta e dello schienale, proprio quella che aveva risucchiato Camilla, ed aveva organizzato la sua dimora
costruendo i mobili e gli oggetti utili per la vita quotidiana, raccogliendo quei pochi oggetti che da quella fessura si erano infilati e persi nel corso di tanti tanti anni.
Camilla, guardandosi un po' intorno nella stanza, vide illuminati dalla fioca luce del focolare tanti minuscoli
oggettini: matite, penne, tappi di plastica dei pennarelli, chiavi, tante monetine, piccoli giocattoli, sorprese degli ovetti di cioccolato, stuzzicadenti, cucchiaini, fiammiferi e accendini, mattoncini delle costruzioni, soldatini di plastica, pupazzetti di gomma, macchinine...
Tra queste ultime riconobbe l'automobilina rossa di metallo che il suo fratellino cercava da tanti giorni e che in famiglia davano ormai per irrimediabilmente persa.
Non poté resistere alla tentazione di afferrarla: fece un balzo dalla minuscola sedia dove si era accomodata e prese la macchinina in mano, felice di averla ritrovata dopo aver tanto cercato in giro per casa.
"Chissà quanto sarà felice il mio fratellino quando la rivedrà!!" esclamò contenta rivolgendosi al suo amico.
Lo gnomo cambiò espressione di colpo, si fece serio e triste, con il capo chino che dondolava sconsolato.
"Scusa tanto, ho detto qualcosa che ti ha ferito?" chiese Camilla dispiaciuta.
"No, cara bambina, non hai detto niente di male, è solo che... vedi, tu puoi uscire da questa grotta e ritornare dai tuoi genitori e dal tuo fratellino, alla tua vita allegra e spensierata là fuori... puoi tornare a vedere il sole, la natura... le stelle! Io invece..... io sarò costretto a rimanere dentro questo divano fatato, ancora per anni e anni... da solo, senza nessuno col quale scambiare due chiacchiere... sperando di trovare quelle poche bricioline di pane che mi permettano di tirare avanti, così come ho ormai
vissuto da tanti e tanti anni......."
Il povero gnomo tratteneva a stento le lacrime, e anche Camilla sentiva un pizzicore al naso e una lacrimuccia si fece strada sulle sue gote paffute.

Rimasero lì in silenzio alcuni istanti, immobili e con lo sguardo basso.
Poi Camilla si fece coraggio e ruppe il silenzio:
"Non piangere più, ti prego! Se sei d'accordo, rimarrò
in questa grotta con te a farti compagnia. Finché tu lo vorrai!"
Lo gnomo, stupito per le parole della bambina, alzò gli occhi e la fissò mentre sul suo viso, lentamente, un sorriso rubava il posto all'espressione triste.
"Queste parole dimostrano che sei molto generosa e buona, davvero lo faresti per me?"
"Lo farei! Eccome!!" esclamò Camilla con aria solenne!
Allora lo gnomo, prendendo le mani della bambina tra le sue, la guardò amorevolmente e le disse:
"Cara piccola Camilla, sei una bimba molto brava e ti ringrazio per il gesto di amicizia nei miei confronti, ma non voglio trattenerti troppo a lungo lontana da chi ti vuole bene. Ti farò ritornare nel mondo di sopra, nel TUO mondo. In cambio voglio solo che tu esaudisca un mio piccolo desiderio......" e le bisbigliò in un orecchio quale fosse la sua richiesta.

Stettero ancora un po' insieme, a gustarsi un'altra tazza di tè e a parlare, a parlare, a parlare... finché la stanchezza non prese il sopravvento e la piccola Camilla si addormentò lì sulla sedia.



"Camilla, sveglia! E' quasi ora di cena, vai in bagno a lavare la mani!"

La voce della mamma la svegliò, si alzò di scatto, si sedette sul divano e si guardò intorno, stralunata.
Dov'era? Non era più in quella grotta, non c'era più lo gnomo, ma... cos'era mai successo?
Si sentiva frastornata, cercava di ricordare quello che aveva vissuto poco prima...
Il libro che stava leggendo, il divano che l'aveva risucchiata, il buio, il suo amico gnomo, la grotta, la chiacchierata gustando il tè, la macchinina del fratellino... tutto sparito!

Arrivò alla conclusione che si era trattato solamente di un sogno, un fantastico stranissimo sogno.
"Già, dopotutto queste cose succedono solo nelle favole, altrimenti non sarebbero favole..." pensò mentre si alzava dal divano per raggiungere il bagno e lavarsi le mani per la cena.
Ma un rumore secco attirò la sua attenzione: si girò di scatto e vide che dal divano era caduto qualcosa...
Raccolse quell'oggetto, lo osservò per bene, ma...
ancora una volta non poteva credere ai suoi occhi!!
Le spuntò una lacrimuccia: le sue mani stringevano
l'automobilina rossa di metallo che aveva perso il suo fratellino!
Ma allora questo voleva dire... che il suo amico gnomo esisteva davvero, non era un sogno quello che aveva vissuto!!
Felice come non mai
si avvicinò alla fessura del divano e scrutò al suo interno nella speranza di vedere qualcosa o qualcuno, ma vide solo un buio pesto.
Però avvicinando l'orecchio sentì, seppur debolmente, qualcuno che fischiettava spensierato, forse per la prima volta nella sua vita!


Da quel giorno tante cose cambiarono nella vita di Camilla e anche in quella dello gnomo del divano.
Anche la mamma notò la bambina cambiata: quando stava sul divano non guardava quasi mai la televisione, ma leggeva ad alta voce storie fantastiche, libri di narrativa, riviste di attualità... e naturalmente lo gnomo, dall'altra parte del cuscino, stava in ascolto!
E poi faceva merenda due volte al giorno, e non con le solite merendine dolci che piacciono tanto ai bambini, ma chiedeva un po' di tutto: frutta, pane e prosciutto, ciambelle, pizza, verdure crude... tanto che la mamma si chiedeva dove mettesse tutta quella roba senza ingrassare!
Ma Camilla lo sapeva dove finiva gran parte di quel cibo: nella fessura del divano, era tutta per il suo amico gnomo, al quale non faceva mancare nemmeno quegli oggetti di uso quotidiano che lui stesso le richiedeva.
Era questo il desiderio che lo gnomo del divano le aveva sussurrato nell'orecchio prima di salutarsi: rimanere sempre amici e aiutarlo a vivere il mondo esterno anche senza poterlo vedere.

E poi... chi l'ha mai detto che certe cose possano accadere solo nelle favole?

martedì 19 dicembre 2006

il tonno con il buco nella pancia

C'era una volta un tonno...

Qualche sera fa, cercando di addormentare i miei figli, ormai preso dal panico perchè sembrava che nemmeno il sonnifero da elefanti potesse avere un benché minimo effetto su quei diavoletti, iniziai ad incastrare mentalmente un po' di frasi a casaccio e venne fuori questa specie di favola.......


Dunque, dicevo... c'era una volta un tonno.
Era un tonno non troppo cresciuto e per questo tutti lo chiamavavo To(n)nino ;-)
Una mattina si svegliò, si stropicciò gli occhi con le pinne, si stiracchiò la coda, si lavò il viso (i pesci lavano il viso quando scendono dal letto? boh!) e, come tutte le mattine, si diresse verso la barriera corallina per fare colazione.
Tornò con la memoria per un attimo allo strano sogno fatto quella notte, ma non riuscendo a ricordarsi da subito tutti i dettagli, non gli diede peso e non ci pensò più.
"Ammazza che fame che ho stamattina, sento un buco allo stomaco..." pensò tra sé e sé mentre nuotava tranquillamente.
Che strana sensazione, oltre ad avere fame il suo stomaco faceva anche degli strani rumori, dei gorgoglii, come se fosse pieno d'acqua...
Il tonno si portò le pinne alla pancia per massaggiarla un po' e... "Omammatonnara! che fine ha fatto la mia pancia???" esclamò sbalordito!!
La pancia non c'era più, c'era solo un buco perfettamente rotondo che lo trapassava da parte a parte, da fianco a fianco, e contorcendosi riuscì a vederci attraverso!
Fece un urlo per lo spavento, non era possibile una cosa del genere, cosa gli era mai successo??
Tremava come una foglia, pensare di rivedere quel buco anche solo per un attimo lo terrorizzava e gli faceva accapponare tutte le squame, brrrrrrr....!!

Mentre tremava ebbe un lampo di memoria... il sogno!!!
Il sogno che fece quella notte, era stranissimo, ma... e se per qualche strana coincidenza non fosse stato tutto un sogno, ma fosse realmente accaduto e fosse lui a pensare di averlo solamente sognato?
Il cervello quasi gli friggeva mentre si sforzava di ricordare, ma infine riuscì a ricostruire ciò che aveva sognato (e forse realmente vissuto), dunque: ricordò il passaggio di una barca, lassù in alto, che mascherò per alcuni attimi i raggi della luna impedendogli di vedere bene all'intorno, poi sentì di essere finito in una rete insieme ad altri tonni, a quel punto si ritrovò sbatacchiato sopra un bancone di legno, si sentì afferrato da due mani forti e nodose, e vide un altro umano che dirigeva verso la sua pancia una cosa più o meno rotonda, forse un cilindro vuoto di metallo, subito dopo sentì un forte dolore al ventre, poi vide quello stesso cilindro che ritornava verso l'alto ma stavolta era pieno di... non vedeva bene, ma sembrava... carne di tonno... la sua carne!!!! e poi le mani che lo trattenevano lo lanciarono fuori dalla barca, si sentì in volo e poi l'impatto con l'acqua gli fece chiudere gli occhi, dopodiché solo un ricordo buio.....

"Mi hanno rubato la pancia!!" esclamò a quel punto "...aiuto, aiuto, mi hanno rubato la pancia!! aiutatemi!" iniziò a gridare in lungo e in largo.
Era disperato, ma lentamente la disperazione cedette il passo alla determinazione di riavere la sua pancia, ed iniziò a studiare un piano.

Quella sera il tonno non si addormentò, ma aspettò pazientemente di rivedere la barca della notte prima e allora, lesto lesto, si intrufolò nella rete portata a strascico e già bella piena di altri pesci che tentavano di sfuggire alla cattura.
Venne sbatacchiato come la sera prima su un bancone di legno, afferrato dalle stesse mani forti e nodose e sentì l'umano che diceva "Hei, questo ha un buco nella pancia, non c'è niente da mettere in scatola! Mettiamolo nella cassetta del pesce che andrà venduto in pescheria..." e così si ritrovò stretto stretto come una sardina immezzo ad altri pesci terrorizzati, ricoperto di ghiaccio, e al buio in un furgone in viaggio verso la pescheria all'ingrosso.
Forse si addormentò, anzi sicuramente dormì perchè quando rivide la luce era bello steso su un bancone del supermercato sotto ai fari, e con la gente che gli passava davanti, lo scrutavano e vedendolo senza pancia chiedevano di acquistare i pesci al suo fianco (era un controsenso, ma si sentì fortunato ad avere un buco nella pancia).
Zitto zitto, quatto quatto, approfittando di un momento senza umani nei paraggi, saltò giù dal bancone e iniziò a saltellare in giro per gli scaffali cercando la sua pancia.
Dove avrebbe mai potuto trovarla? Passò nel reparto casalinghi e non c'era, poi nel reparto detersivi ma anche lì non c'era, fece il giro nel reparto gelati, in quello della biancheria e dei formaggi e salumi, ma anche lì non c'era.
Era quasi in preda allo sconforto quando saltellò nel reparto sottaceti ed alimenti in scatola.
La sua attenzione venne attirata da delle colonne di metallo con strani disegni intorno, tipo... pesci! Sì, quelle erano sardine, e quei disegni su quei cilindri erano dei tonni, evviva!
Aveva trovato delle scatole rotonde uguali uguali a quella che le aveva rubato la pancia, e preso dall'euforia fece un salto e con la coda diede un colpo alla colonna di scatole che rotolarono a terra.
Ora si trattava solo di scegliere, in base al colore e al diametro... questa no, quest'altra nemmeno, questa... "Ecco, questa mi piace!" esclamò felice.
Posò la scatoletta a terra, le si accasciò sopra voltandosi di lato e quando si rialzò la scatoletta occupava perfettamente il buco nella pancia, gli calzava proprio a pennello, era luccicante e (diciamolo) lo faceva sembrare proprio un figurino!
Saltellando si diresse al reparto abbigliamento, dove stette un buon quarto d'ora in camerino a specchiarsi guardandosi da diverse prospettive.
Era soddisfatto, ma... ora il problema era come ritornare al mare.
E già, come poteva fare?
Pensa pensa pensa, vide un bimbo che si dirigeva verso lo scaffale dei giocattoli, lo udì conversare con la mamma e sentì che stava richiedendo un secchiello, una paletta e delle formine per giocare in spiaggia.
Ma sì! Con due saltelli fu sullo scaffale dei giochi, si nascose dentro un secchiello e poco dopo si ritrovò in viaggio verso la spiaggia insieme ad un bimbo felice quanto lui.



Che bello rivedere il mare!
Fece giusto quattro salti, un tuffo in acqua e pochi minuti dopo rivide la sua casa, stanco ma soddisfatto, con la sua bella pancia luccicante.
E quella notte dormì tranquillo perchè grazie al metallo che lo rendeva più pesante facendolo stare ben fermo sul fondo del mare, non correva più il rischi
o di finire nelle reti dei pescatori. :-)

Fonte foto: dalla rete.